I domini collettivi come baluardo della manutenzione e della salvaguardia dei territori. Questo il messaggio emerso dall’incontro culturale dal titolo “Il valore delle comunità titolari di proprietà collettiva”, tenutosi sabato 26 ottobre tra Carbonare e Capriana. L’evento – promosso dal Centro Studi e Documentazione sui Demani Civici e le Proprietà Collettive dell’Università degli Studi di Trento, in collaborazione con la Comunità di Rover Carbonare, la Magnifica Comunità di Fiemme e la Rete di Riserve Val di Cembra Avisio – è stato l’occasione per interrogarsi sul ruolo delle proprietà collettive nel ventunesimo secolo.
Ha ancora senso parlare oggi di questa storica consuetudine? Se lo sono chiesti i molti presenti, stimolati da un testo scritto dal professor Alberto Germanò, già magistrato di Cassazione ed ex professore ordinario di Diritto Agrario Comparato all’Università di Roma-La Sapienza. Per lui, purtroppo impossibilitato ad essere presente, è stata predisposta dalla Comunità di Rover-Carbonare una targa in legno, che gli verrà fatta arrivare a Firenze. Significativa la citazione di Carlo Cattaneo riportata sul riconoscimento, quasi un riassunto del senso e delle finalità dell’evento culturale: “Questi usi non sono abusi, non sono privilegi, non sono usurpazioni: è un altro modo di possedere, un’altra legislazione, un altro ordine sociale che inosservato discese da remotissimi secoli fino a noi”.
Alla domanda sul senso attuale della discussione attorno ai domini collettivi, i presenti non hanno avuto dubbi su come rispondere: è ancora necessario parlare, studiare, tenere alta l’attenzione su questa tematica, anche portando la riflessione fuori dalle aule universitarie, sui territori dove le proprietà collettive si fanno vive e concrete.
L’incontro è stato anche l’occasione per ricordare le figure di due illustri studiosi che tanto hanno contribuito alla tutela dei beni collettivi: il professor Paolo Grossi e il professor Paolo Nervi, la cui famiglia era presente a Carbonare, per ribadire che l’eredità di Nervi merita di essere coltivata e portata avanti.
Ampio spazio è stato dato a due giovani laureati, che hanno portato lo sguardo e il punto di vista delle nuove generazioni sulla materia. Maddalena Moltrer ha presentato un’analisi della governance territoriale nelle Valli Giudicarie, focalizzandosi sul concetto di “conservazione conviviale”, quindi i domini collettivi come antidoto al senso di inerzia e ineluttabilità. Giacomo Pagot ha, invece, presentato un’analisi comparativa sulle proprietà collettive alpine, mettendo in luce come queste, al di là delle differenze locali, siano la testimonianza di come si possa vivere un territorio e preservarlo. Entrambe le relazioni, meritevoli di ulteriori approfondimenti, hanno suscitato l’interesse del pubblico presente.
Molto intensa e ricca di spunti la tavola rotonda dal titolo “Il valore delle comunità titolari di proprietà collettiva”. Lo scario della Magnifica Comunità di Fiemme, Mauro Gilmozzi, ha sottolineato l’importanza, per la sopravvivenza delle comunità montane, dell’autogestione e dell’autosostentamento. Christian Zendri, professore di Storia del diritto medievale e moderno all’Università di Trento, ha incentrato il suo intervento sul fatto che i domini collettivi devono riuscire a essere uguali a sé stessi pur seguitando a cambiare: la continuità nella differenza, quindi.
La ricercatrice universitaria in antropologia culturale Marta Villa, chiedendo risposte concrete alla politica, ha parlato di come sia importante, al fine di una coesione sociale e culturale, che la comunità titolare di terre in proprietà collettiva provveda alla loro gestione diretta, così da poterle anche difendere.
L’avvocata Elisa Tomasella, dopo aver commentato alcuni scritti del professor Germanò, ha spiegato le differenze in materia tra Trentino e Veneto, mentre il professor Geremia Gios, presidente del Centro studi e documentazione sui demani pubblici e le proprietà collettive, ha sottolineato l’importanza dell’interazione tra gli aspetti teorici e la realtà quotidiana delle proprietà collettive, terza via possibile alla gestione di un territorio, alternativa all’amministrazione pubblica e diversa dal mercato.
Apprezzando l’organizzazione dell’evento in un contesto periferico rispetto alla città e la partecipazione di un ampio pubblico, sia di addetti ai lavori che di cittadini, tra cui anche alcuni bambini, l’assessore provinciale con delega agli usi civici Mattia Gottardi ha concluso la serie di interventi, ribadendo la volontà politica di recepire la legge 168, che riconosce la natura privatistica delle proprietà collettive, e di dare voce alle richieste del territorio organizzando gli stati generali dei domini collettivi, per valutare anche alcuni interventi di sostegno.
In conclusione, il presidente della Comunità di Rover Carbonare, Robert Brugger, ha ringraziato i presenti e ricordato come, per guardare al futuro delle proprietà collettive, servano “coraggio, coesione e partecipazione”.




