Domani 3 ottobre alle ore 18.00, nella piazza degli edifici storici italiani di Eleousa, nell’isola di Rodi, sarà inaugurata una mostra storica permanente dedicata a Eleousa–Campochiaro e sarà presentato al pubblico il “Katarraktis”, lo storico macchinario per la lavorazione del legno salvato nel 2020 e oggi restaurato. Un nuovo capitolo nei rapporti tra Rodi e la Val di Fiemme, nel segno della memoria, dell’amicizia e della collaborazione.
Eleousa, ai piedi del monte Profitis Ilias, è l’antico Campochiaro, villaggio forestale creato durante l’amministrazione italiana del Dodecaneso. A partire dalla metà degli anni Trenta vi giunsero lavoratori specializzati del legno e famiglie provenienti soprattutto dal Trentino e dalla Val di Fiemme, ma anche da altre aree dell’Italia settentrionale. Campochiaro divenne una piccola comunità in cui famiglie italiane e greche si incontrarono nella vita quotidiana e in cui bambini come Varvara, Manolis, Aldo e Teresina crebbero e giocarono insieme. La guerra e gli eventi successivi interruppero quella convivenza, ma decenni più tardi, grazie alla ricerca storica, alle fotografie di famiglia e alle testimonianze orali, alcuni di quei legami tornarono alla luce e persone ormai anziane si riconobbero e si abbracciarono.
Un ruolo fondamentale nella riscoperta di questa storia fu svolto da Raffaele Zancanella (1945–2020), di Molina di Fiemme, la cui ricerca delle tracce lasciate a Rodi dalle famiglie fiemmesi contribuì a ricostruire rapporti interrotti dal tempo. Questo percorso portò, il 5 ottobre 2019, alla firma a Eleousa/Campochiaro del Patto di Gemellaggio tra Eleousa–Dimylia e Castello–Molina di Fiemme, con la partecipazione istituzionale degli Archivi Generali dello Stato – Sezione di Rodi e il contributo dell’Associazione del Dodecaneso Laureati in Italia e delle comunità e associazioni locali greche e italiane.
Nel giugno 2020 si aprì un nuovo capitolo. Nell’area dello storico cantiere navale Hatzinikolaou, a Rodi, un grande macchinario per il taglio dei tronchi, il “Katarraktis”, rischiò di andare perduto e finì in un deposito di rottami metallici. Il capitano Giorgos Charitakis avvertì Eirini Toliou, Responsabile degli Archivi Generali dello Stato – Sezione di Rodi, e una rapida mobilitazione di istituzioni, associazioni e privati permise di individuarlo e salvarlo. Il Katarraktis fu acquistato dall’Associazione Culturale “To Fountoukli” e trasferito a Eleousa, dove lo stesso Charitakis curò la documentazione tecnica e il complesso restauro, mentre Ingrid Zancanella mantenne vivo il collegamento con la Val di Fiemme coinvolgendo famiglie, associazioni e sostenitori italiani. Numerosi cittadini e donatori, in Grecia e in Italia, contribuirono al compimento del progetto.
I promotori precisano che la documentazione storica attesta l’esistenza a Campochiaro di attività e attrezzature per il taglio e la lavorazione del legname, ma non è finora documentato che il macchinario salvato nel 2020 sia lo stesso utilizzato nel villaggio: una distinzione che il progetto ha scelto di porre al centro del proprio racconto, in nome del rigore scientifico.
La mostra ricostruisce il contesto storico del Dodecaneso, la nascita del villaggio forestale, l’arrivo dei lavoratori italiani, la tradizione della lavorazione del legno, le vicende del Katarraktis e, soprattutto, le storie delle persone che vissero a Campochiaro, con un’ampia sezione dedicata alle famiglie, ai bambini e agli incontri avvenuti decenni dopo. L’evento sarà dedicato anche alla memoria di Raffaele Zancanella e prevede un riconoscimento al capitano Giorgos Charitakis.
L’iniziativa riunisce l’Associazione Culturale di Dimylia ed Eleousa “To Fountoukli”, la Pro Loco Castello-Molina di Fiemme, l’Associazione del Dodecaneso Laureati in Italia e gli Archivi Generali dello Stato – Sezione di Rodi, nel quadro del gemellaggio. A oltre ottant’anni di distanza, il 3 ottobre greci e italiani si ritroveranno a Eleousa per ricordare chi non c’è più, ringraziare chi ha custodito questa memoria e continuare insieme una storia che appartiene a entrambe le comunità.







