A Ziano il rock è servito

Pochi avrebbero scommesso che il rock a Ziano sarebbe germogliato, divenendo in tre decenni, il luogo simbolo, in Fiemme e Fassa, della musica giovanile. In verità il genere musicale in questione tanto giovane non è più. Nato da genitori neri (blues e soul), si è ibridato con il rock n’ roll e dopo essere stato shakerato e lungamente strattonato è iniziato a vivere di vita propria. Da allora sono passati almeno sessant’anni o giù di lì.

Una vita così lunga e prolifica del rock, fa si che le generazioni che ne hanno goduto ed ancor oggi ne sono ispirate, coprano l’intero arco di una vita media. Questo è il motivo per il quale ancor oggi, ad un concerto rock si possono trovare spettatori poco più che adolescenti assieme ad ultra settantenni ancora arzilli.

Gli Atrio, che sono una band dalla lunga vita e dalla grande vitalità sono, per età, in mezzo tra questi due estremi e continuano, imperterriti, a suonare, comporre canzoni e vivere il rock con inusitata passione. Sono proprio loro, gli Atrio, coloro che hanno inventato Suan Rock e che continuano a curarlo e coccolarlo come un figlio. E sono loro, sempre gli Atrio che sono già in pista per preparare questa nuova edizione. Ecco cosa ci hanno raccontato coralmente.

Il gruppo fondatore di Suan Rock sono gli Atrio. Quando siete nati?

Tra l’88 e l’89.

Qual era la formazione?

Michele Lauton, Mario Zorzi, Simone Deflorian, Marco Delladio e Walter Delladio.

E negli anni che variazioni ci sono state nella band?

Quando Walter e Marco sono andati a fare la “naia” si sono persi e non sono più rientrati. Quindi sono arrivati Paolo Dezulian e Elio Giongo e successivamente Elio è uscito dal gruppo. Al suo posto, nel ‘91, è entrata Katia. Nel 2003-2004 Simone ha mollato.

Avete sempre organizzato voi Suan Rock?

Sì, dalla prima edizione. Il raduno è nato per supplire alla mancanza di spazi per suonare dal vivo. In valle si facevano sempre e solo feste campestri e non avevamo la possibilità di suonare il rock. Nel ‘91 al tendone di Predazzo dopo i mondiali siamo andati a suonare a una festa organizzata dall’associazione Grossenpallonen ed è stato un disastro. Abbiamo fatto tre pezzi e ci hanno chiesto di abbassare il volume, al quarto ci hanno detto di andarcene e al quinto abbiamo staccato tutto e ce ne siamo andati noi.

E come è avvenuto questo cambiamento? Come avete fatto a farvi accettare dalle istituzioni?

È iniziato nel ‘93 con la nascita di Suan Rock. All’inizio arrivò qualche lamentela da Panchià, perché sentivano gli echi del concerto, poi, anno dopo anno, ci sono stati sempre meno problemi. È cambiata la generazione e adesso sono contenti di venire anche loro. Comunque è stato Suan Rock a fare accettare la musica che facciamo noi, poi hanno incominciato a farla anche gli altri. Non c’erano gruppi in valle che suonavano gli AC/DC, i Led Zeppelin e i Deep Purple. Suan Rock è servito anche a dare spazio a altri gruppi che altrimenti non avrebbero avuto modo di suonare davanti a un pubblico.

Una lunga storia che pare tutt’altro che finita.

Non abbiamo mai pensato di smettere.

Quanti gruppi si presentano per suonare a Suan Rock?

Una quarantina di gruppi si presentano sempre. Ce ne sono molti che si mettono insieme solo per suonare a Suan Rock, ci sono quelli che vengono da decenni e poi c’è qualche gruppo nuovo di qualche “bocia” che viene su.

E quali sarebbero quelli storici a parte voi?

Alla fine i musicisti rimangono sempre gli stessi, mentre i gruppi cambiano continuamente. Ci sono poi gruppi storici come i Malva che vengono da una ventina di anni e i Calamijeans che sono almeno sedici anni che suonano da noi.

Organizzare Suan Rock vuol dire lavorarci tutto l’anno?

Quest’anno siamo partiti in anticipo, altrimenti la “macchina” parte solitamente verso maggio o giugno, poi l’ultima settimana è full immersion. Prima è una questione di carte e burocrazia varia e queste cose le fa tutte Michele. Poi bisogna fare tutti i preventivi con i fornitori per il palco, il service, eccetera.

Da dove viene il service?

Quest’anno lo abbiamo preso a Brescia. È un service che è stato utilizzato da grandi musicisti, fra cui anche Vasco Rossi. Quest’anno abbiamo preso il top. È lo stesso palco che c’è al Guitar Show.

Quanta gente vi dà una mano a organizzare il tutto?

Adesso sono un centinaio di persone o anche di più, perché ci appoggiamo anche alle associazioni del paese. Gli Alpini, i Vigili del Fuoco, la Cauriol. Ognuno ha il suo settore, noi abbiamo anche una ventina di persone che ci danno una mano a montare il palco, le panche e tutto il resto.

E il comune?

Il comune ci appoggia se abbiamo bisogno di qualcosa e ci fornisce il tendone.

Avete mai avuto contrasti con il comune di Ziano?

No, non che mi ricordi.

Quanti gruppi sono pronti per la selezione finale?

Ci sno già una cinquantina di gruppi.

Anche da fuori?

Sì, anche Bolzano, Trento, poi anche Pavia, Torino… Uno o due se riusciamo li prendiamo sempre, in modo da non avere sempre le solite band.

Parliamo di Atrio. Avete inciso un album…

Sì, con solo pezzi originali.

E le cover come le scegliete, litigando fra di voi?

No… ma anche sì. (ridono)

E tu come donna sei riuscita a importi ogni tanto?

Negli ultimi anni ho cominciato a farmi sentire. Si vede che l’età aiuta.

Ma nel caso delle cover, le riarrangiate?

In parte sì, una cover secondo noi va reinterpretata.

Ritorniamo a Suan Rock. Economicamente sta in piedi?

Diciamo che se dovessero capitare tre giorni di acqua e non vendiamo birra probabilmente ci rimettiamo qualcosa. Circa il 90% del ricavato viene dalla vendita della birra.

Voi suonate sempre per ultimi?

Sì, non vuol dire che siamo i più bravi, però ci facciamo il culo, allora poi suoniamo di più e ci godiamo anche il palco. Ci prepariamo dopo l’ultimo gruppo e, mentre montiamo la batteria, partono i fuochi d’artificio. Così tutti guardano in su e non vedono noi che lavoriamo. Quando sono finiti i fuochi siamo pronti.

E finalmente si parte.

Stanchi morti, stiamo da schifo. È il concerto peggiore che facciamo, ma alla fine siamo felici.

Immagino che sia un po’ così.

Ma sì, siamo cotti come delle rane, di sabato sera arriviamo che non ce la facciamo più.

Ma quanta gente arriva?

Più o meno sui duemila, guardando un po’ il tendone e il posto che c’è.

Avete mai avuto momenti di crisi?

Da litigare no, ma ci sono sempre quei momenti, come quando arriva novembre, in cui non si suona più in giro e si fanno poche prove, poi appena arriva la primavera ricominciamo a pensare a Suan Rock.

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