Davide Van de Sfroos è stato protagonista di un incontro al Mart di Rovereto che ha chiuso il sabato sera della tappa roveretana del Trentodoc Festival. Il dialogo, moderato dalla giornalista Manuela Croci del Corriere della Sera, si è svolto davanti alla tela “Amare chimere” di Mario Schifano e ha alternato racconto, poesia e musica, intrecciando le radici popolari con i temi del festival.
Il cantautore è nuovamente in tour nei teatri italiani con una formazione che definisce una “mistura tra una band folk e un’orchestra”, un “equipaggio” che comprende strumenti di un’orchestra da camera come violoncello, violini e viole. “Noi che suoniamo siamo il mare, il pubblico è l’onda”, ha detto.
Van de Sfroos ha descritto i tour come viaggi in cui si incontrano persone, si sosta in luoghi che non sono casa, si assaggiano piatti e si ascoltano dialetti e storie. Sono gli elementi che attraversano l’intera opera di Davide Enrico Bernasconi, il cui nome d’arte riproduce foneticamente l’espressione lombarda “vanno di frodo”, cioè “vanno di contrabbando”. Parlando di Odissea e di radici, di vivi e di morti, di personaggi leggendari e di realtà, l’autore ha affrontato il tema del peregrinare e del viaggio di scoperta, ricordando che “l’importanza di andare” ha a che fare con il “sapere dove è casa”.
Nei suoi aneddoti emerge l’Italia dei paesi e delle comunità, delle lingue delle madri e delle famiglie, lontana dalle metropoli. Van de Sfroos ha richiamato anche la tradizione del cantautorato in dialetto, da “Creuza de mä” ai Pitura Freska, passando per i Sud Sound System.
Il Trentodoc Festival è promosso dalla Provincia autonoma di Trento e organizzato da Istituto Trentodoc e Trentino Marketing, in collaborazione con il Corriere della Sera.






