Ironman di casa nostra

Pubblicato nel 2011

Tenacia, passione e fiducia nelle proprie capacità. Sono probabilmente queste le virtù fondamentali che si possono incontrare in un atleta. Virtù che Alessandro Degasperi incarna certamente alla perfezione e che, allo stesso tempo, possono essere ben rappresentate dallo sport stesso che ha scelto di praticare: una disciplina tosta, adatta a persone ricche di costanza ed energia. Si tratta del triathlon, che prevede la pratica congiunta di tre specialità tra loro molto diverse: nuoto, bicicletta e corsa.

Una passione nata all’età di 16 anni, quando Alessandro, originario di Panchià, ha cominciato a seguire gli allenamenti di nuoto tenuti a Predazzo da Alberto Bucci, triatleta nonché attuale presidente di Dolomitica Nuoto (società sportiva che gestisce la locale piscina), appassionandosi immediatamente a questo sport ed incominciando a praticarlo in maniera sempre più avanzata. Il primo risultato di rilievo, Degasperi lo ha conseguito nel 1996, con la vittoria ai Campionati Italiani di Triathlon nella categoria allievi, disputatisi a Torino. Un successo che gli ha fatto capire che la strada intrapresa era quella giusta e che lo ha portato a fare di questa grande passione una vera e propria scelta di vita.

Oggi, a 30 anni, Alessandro è riuscito a portare a casa un ottimo piazzamento, che si aggiunge ad una carriera sportiva già ricca di soddisfazioni: nel mese di gennaio ha infatti conquistato il terzo posto nell’Ironman 70.3 del Sud Africa, a Buffalo City. L’Ironman 70.3 (numero che rappresenta la somma in miglia delle distanze) è una variante della disciplina che prevede tre frazioni: 1,9 km di nuoto; 90 km di bicicletta e 21 km di corsa.

«Il triathlon – ci spiega Degasperi – è un settore in grande espansione a livello internazionale, in cui convivono due mondi: il primo è quello olimpionico, guidato dal Comitato Olimpico per un territorio favorevole, nel periodo estivo, alla pratica di questa disciplina, sia per le caratteristiche climatiche che per l’ottimo livello degli impianti».

Più difficile l’esercizio della disciplina nel periodo invernale, in cui l’impraticabilità dei percorsi ciclabili può essere risolta o attraverso il ricorso alla Internazionale (Federazione Internazionale del Triathlon); dall’altra c’è invece il mondo Ironman, completamente svincolato dalle federazioni, che sta quasi prendendo il sopravvento».

Il risultato raggiunto in Sud Africa è stato definito particolarmente soddisfacente dal team per il fatto che hai svolto la preparazione nell’inverno della Val di Fiemme. «La nostra valle – continua Alessandro – ed in particolare il comune di Predazzo, si caratterizzano bicicletta sui rulli, oppure con la pratica del Triathlon invernale (che sostituisce lo sci nordico alla bicicletta). Dal 2000 al 2008, Alessandro ha fatto parte della Nazionale di Triathlon, entrando nel gruppo dei possibili partecipanti alle olimpiadi della disciplina. Nel 2004 non è riuscito a qualificarsi nessun italiano, mentre nel 2008 Alessandro ha dovuto rinunciare a causa della rottura di un legamento.

Seguire uno sport a livello così avanzato comporta certamente un grosso impegno: quali sono state le rinunce e i sacrifici che hai dovuto affrontare?

«Durante gli anni dell’università (Alessandro si è laureato in economia a Trento), ho dovuto dividermi tra lezioni allenamenti e trasferte, praticamente azzerando la vita sociale. Per fortuna, ho sempre avuto a fianco Federica, che ora è mia moglie, che mi ha sostenuto e ha condiviso con me la passione per questo sport. Oggi cerco di trascorrere il maggior tempo possibile con la mia famiglia, concentrando la mia preparazione in zona per quanto possibile, oppure coinvolgendola nelle trasferte, anche se inevitabilmente la mia vita è sempre in movimento.»

Possiamo dire che la tua vita è legata al triathlon anche in ambito professionale…

«Visto il seguito ancora limitato di cui gode questa pratica in Italia, è difficile avere sponsor ed impensabile, per un atleta, “vivere di rendita” al termine della carriera, come avviene per altre discipline. Io ho avuto la fortuna di trovare delle squadre che mi hanno appoggiato. Attualmente collaboro con Uni Team Trento, un progetto volto a supportare, anche a livello di tutoraggio ed alloggi, gli studenti che praticano nuoto e triathlon a livello agonistico. Inoltre, collaboro con una azienda di abbigliamento sportivo ed un’altra di biciclette nello sviluppo dei prodotti e nella commercializzazione. Credo che sia importante che questi prodotti vengano sviluppati da persone che praticano sport e conoscono bene le esigenze dei potenziali fruitori.»

Benjamin Dezulian

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