Alla ricerca del gatto selvatico sul Lagorai

Lo scorso anno era stato fotografato dal MUSE il primo gatto selvatico del Trentino orientale, probabilmente un individuo in dispersione. Gli esperti del MUSE torneranno nel periodo autunnale nel Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino, un’area di rilevante interesse faunistico dove lo scorso anno è stato fotografato il gatto selvatico. Uno degli obiettivi è proprio quello di capire se si trattasse di una presenza sporadica o se si stia assistendo al ritorno di questo piccolo felino presente in Trentino solo in epoca storica.

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Lo studio è la conclusione di un progetto avviato in estate dal team di ricerca sui mammiferi dell’Ambito Biologia della Conservazione del MUSE, composto da Marco Salvatori, Giulia Bombieri, Paolo Pedrini e Francesco Rovero. “Abbiamo raccolto oltre 40 mila foto di animali – spiegano – un progetto di monitoraggio sistematico e a lungo termine che ci permette di condurre analisi statistiche e indagini molto importanti dal punto di vista scientifico. Tra le novità di quest’anno, abbiamo registrato per la prima volta la presenza di un individuo di sciacallo dorato nell’area del monte Gazza, testimonianza di una probabile dispersione di individui dal nucleo riproduttivo presente nell’area umida protetta della piana di Fiavè. Sebbene molti dei nostri siti di campionamento ricadano all’interno di aree naturali protette o in aree poco accessibili, il passaggio di persone è in crescita negli anni: fra i tanti approfondimenti possibili grazie a queste tecniche, stiamo cercando di valutare quali possano essere le ricadute a lungo termine sui mammiferi selvatici”.

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Ogni estate, infatti, le ricercatrici e i ricercatori del MUSE, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, il Parco Naturale Adamello Brenta e il Servizio Faunistico della Provincia autonoma di Trento, studiano attraverso il monitoraggio sistematico abitudini, movimenti e diffusione della fauna selvatica trentina. In loro aiuto, 60 fototrappole posizionate da 8 anni nel periodo estivo in punti fissi lungo la rete sentieristica per “catturare” le immagini degli animali senza disturbare o alterare il loro comportamento e al contempo registrare l’intensità di passaggio degli esseri umani, potenziale disturbo per la fauna selvatica. Le apparecchiature sono distribuite in maniera uniforme in un territorio di oltre 200 chilometri quadrati.  

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Un commento su “Alla ricerca del gatto selvatico sul Lagorai”

  1. Diciamo che si potrebbe erroneamente essere portati a pensare che la foto che accompagna l’articolo sia riferita ad un Gatto selvatico (Felis silvestris), mentre in realtà si tratta di Martora (Martes martes).

I commenti sono chiusi.