Allevatori, pastori, contadini e boscaioli di Fiemme. Scatti rurali dal passato

Dalle ore 17 del 14 luglio, giorno della sua inaugurazione, sarà possibile visitare presso le eleganti sale del Palazzo della Magnifica Comunità, a Cavalese, una mostra che ha tra i suoi obiettivi quello di raccontare, attraverso numerose immagini, il profondo e antico legame che le genti di Fiemme hanno con il proprio territorio. Un rapporto che l’esposizione punta a rinsaldare e rinnovare anche attraverso un coinvolgimento attivo del visitatore. Residenti e turisti “di lunga data” sono così chiamati a fornire informazioni, come indicazioni circa le località in cui vennero eseguiti gli scatti, oppure curiosità legate ai luoghi e alle attività immortalate, o ancora a lasciare un personale ricordo riaffiorato grazie alla potente forza evocativa dei tanti scorci paesaggistici, in bianco e nero, presenti.

La mostra temporanea “Allevatori, pastori, contadini e boscaioli di Fiemme. Scatti rurali dal passato” punta a valorizzare l’importante patrimonio fotografico conservato presso l’Archivio storico, mostrando al pubblico alcuni scatti inediti eseguiti tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento. Tra le migliaia di immagini presenti nell’archivio spiccano i ritratti eseguiti da fotografi professionisti dell’epoca, come il trentino Giovanni Battista Unterveger e come i fiemmesi Mario Bragagna e Francesco March. Di carattere più tecnico e di grande interesse selvicolturale sono invece le foto fatte dall’allora Economo forestale Guido Koch.

La maggior parte degli scatti esposti, confluiti nell’archivio dell’ente in tempi e modalità delle più disparate, risulta però di autore anonimo.

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Un’esposizione che vuole mettere in risalto il mondo rurale della Val di Fiemme: un territorio che per secoli ha vissuto di un’economia di stampo agro-silvo-pastorale e dove allevatori, pastori, contadini e boscaioli furono i principali attori.

Tali protagonisti, con il loro lavoro, trasformarono profondamente il paesaggio adattandolo alle proprie esigenze: boschi ordinati, campi coltivati, prati falciati e funzionali architetture come masi, baite, tabià, segherie ed altri numerosi opifici.

L’esposizione delle foto, in formato originale e per mezzo di ingrandimenti, mette così in luce una realtà sociale quasi scomparsa. Un’immagine che si distingue dall’ormai centenario repertorio romantico dell’epopea alpinistica e da quello talvolta folkloristico di talune cartoline turistiche.

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La mostra illustra infatti una realtà rurale minore di valle, ignota al turista e appena frettolosamente sorvolata dall’escursionista, dove il vivere quotidiano dipendeva dalla messa in atto paziente, rigorosa e faticosa di una tecnologia agraria talora arcaica e poverissima, ma nondimeno ingegnosa, articolata e versatile.

A popolare questo mondo troviamo coloro che, spesso con approssimazione, vengono definiti in letteratura come i “senza storia”, “i vinti” o le “classi subalterne”: semplificazioni che nel Trentino della cooperazione e nella Val di Fiemme della Magnifica Comunità risultano riduttive, ma che in parte aiutano a definire l’orizzonte contadino marginale, arretrato e tendenzialmente conservatore, alla vigilia dei grandi cambiamenti giunti con la metà del XX secolo.

La documentazione fotografica dialoga nell’ultima sezione con alcuni quadri, realizzati dall’artista cavalesano Enrico Clauser (1883-1928), e con svariati oggetti etnografici: vividi, ma al contempo lontani, testimoni di un paesaggio culturale per secoli immacolato.

Martino Vanzo
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