Anche Whatsapp crea discussione

Un tempo era la piazza o il bar a raccogliere informazioni, discussioni, pareri tra la gente. Ora sono i social a ricoprire il ruolo di quello che gli antichi greci chiamavano “agorà”, cioè lo spazio al centro del paese. In Fassa e in Fiemme esistono moltissimi gruppi che utilizzano Whatsapp, la diffusa applicazione presente sui cellulari di nuova generazione, quelli chiamati con il termine inglese di “smartphone”. L’uso è diversissimo. C’è chi lo impiega per tenere i contatti tra membri di una stessa associazione e gruppi di famiglie, altri come luogo per informare e confrontarsi sulla vita sociale e politica della comunità di appartenenza. Da qualche mese a Moena funziona un gruppo denominato “Socialità e Ambiente” a cui sono iscritte una dozzina di persone. Ne abbiamo parlato con Carlo Ganz, ex amministratore comunale e da tempo presente nella vita associativa del paese. «Con alcuni amici abbiamo organizzato questo gruppo – spiega – con l’intento di scambiarci informazioni e condividere punti di vista su varie problematiche della vita sociale. Nei pochi mesi di utilizzo posso dire che lo strumento aiuta a comunicare velocemente informazioni, immagini, foto, documenti ma non sostituisce assolutamente il dialogo in presenza con le persone. Ci sono due ostacoli da superare. Il primo è tecnico, legato allo strumento, il telefono, e il secondo alla capacità di padroneggiare la tecnologia. Visualizzare foto dettagliate sullo schermo di un cellulare non è sempre facile come leggere i testi. Poi c’è la possibilità di utilizzare al meglio lo strumento, magari affiancandolo con il computer con cui è possibile digitare testi più lunghi e leggere dettagliatamente immagini e documenti. Tutto questo richiede una padronanza di una serie di strumenti non banali». Carlo Ganz poi accenna alle dimensioni del “gruppo”. «Se ci sono troppe persone che partecipano – la comunicazione diventa più complicata oppure una parte dei partecipanti diventa passiva, leggendo al massimo le comunicazioni e magari nemmeno quelle. Ci vorrebbe un moderatore. La piattaforma di Whatsapp – conclude Carlo Ganz – è più utile per i giovani che intendono comunicare informazioni brevi, sintetiche utilizzando magari una sintassi molto stringata. Se invece dobbiamo comunicare concetti complessi lo strumento è inadatto, richiede sia nella fase della scrittura che in quello della lettura un’attenzione e una riflessione che male si coniugano con le finalità con cui è nata la piattaforma. C’è poi anche il pericolo di essere fraintesi mancando i sottili segnali che noi leggiamo sul volto del nostro interlocutore fisico». Dello stesso parere Andrea Ventura, amministratore delegato di Bioenergia Fiemme. Per motivi professionali, ma anche per amicizia o condivisione di interessi, usa i social come Facebook ma anche Whatsapp. «L’uso dei social è un’esperienza in chiaro – scuro»- afferma. «Faccio parte di diversi gruppi e colgo dalla mia esperienza i vantaggi ma anche gli svantaggi di questo nuovo modo di comunicare. Da una parte c’è lo scambio veloce di informazioni mentre manca la componente emotiva del dialogo in presenza delle persone oltre alla riflessione che viene con la lettura della carta stampata che dà il tempo di elaborare risposte coerenti. Ovviamente Whatsapp ha il vantaggio della rapidità comunicativa che nella nostra vita può avere la sua importanza. Whatsapp poi ha un secondo vantaggio. Di norma i gruppi non sono troppo numerosi e quindi la discussione è in qualche modo filtrata a una cerchia di amici che si sono volontariamente scambiati il numero telefonico. In sintesi Whatsapp è più un servizio di messaggistica che una vero spazio di dialogo». Se parliamo di confronto in rete non possiamo citare l’esperienza pionieristica di Quirino Zulian risalente al 2008. A quel tempo il professionista di Pozza di Fassa era assessore alle politiche sociali e aveva voluto sfruttare le potenzialità della rete per aprire uno spazio di confronto con i cittadini tramite un forum online. «A quel tempo pensavo utile, come amministrazione avere un filo diretto con i nostri censiti dando loro la possibilità di porre domande, riflessioni e pareri. Il forum prevedeva anche uno spazio dedicato al sindaco per le risposte. Purtroppo l’esperienza, ormai conclusa, non è stata positiva. Richiedeva un lavoro continuo e attento per “filtrare” se non censurare alcuni interventi che potevano essere impugnati dagli avvocati di parte. Il forum, infatti, permetteva commenti anche sotto forma anonima e questo apriva le porte ad accese polemiche. Per questo ritengo che la formula da noi adottata crea più svantaggi che vantaggi». Insomma “i leoni da tastiera”, sempre in agguato, hanno fatto fallire una iniziativa davvero all’avanguardia.

Gilberto Bonani

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