Better go skialp

È successo quello che un po’ tutti temevamo e che in fondo era anche piuttosto prevedibile: la pandemia che contavamo di lasciarci alle spalle, dopo i più che legittimi allentamenti estivi, è tornata a tormentare le nostre giornate. I sogni di un inverno in cui sfogare le frustrazioni con qualche bella discesa in pista, con qualche carvata su quelle righine lasciate dal gatto delle nevi per i primi che sanno godersele alzandosi presto alla mattina, sono tornati in fondo ad un cassetto.

È tutto successo per motivi che ben sappiamo, pur senza comprenderli del tutto, e che dobbiamo accettare, prendendoli anche come occasione di crescita, di evoluzione o quanto meno come un adattamento. E intanto è pure scesa la neve, copiosa come non la si vedeva da anni. Di certo, ciò che non si era mai visto era l’accoppiata neve e impianti di risalita chiusi, con tutto quello che questo significa per turismo, indotto economico e per quella montagna che sullo sci basa il suo sistema economico invernale.

Improvvisamente chi fino a quel momento aveva vissuto la montagna in inverno come sinonimo di discesa e divertimento (apres ski e pranzi in quota compresi, che poi per molti rappresentano la vera essenza della settimana bianca), ecco questi sciatori hanno iniziato a sentire parlare anche di attività sportive quali lo sci alpinismo, le ciaspole e lo sci di fondo. Non che non se ne parlasse prima, intendiamoci, ma non era certo prevedibile che lo sci alpinismo – disciplina ancora abbastanza di nicchia in Italia a differenza di Austria, Svizzera e sud della Francia dove è già molto più popolare – diventasse un argomento “trend topic”, nonostante tutto il suo carico di fatica, salita e sudore, mentre di solito se ne sente parlare solo per le morti accidentali causati dalle valanghe negli inverni più nevosi.

Una novità. Un cambiamento forse necessario, forse semplicemente accelerato dalle dinamiche innescate dal COVID 19, così come per esempio sono stati accelerati lo sdoganamento dello smart working, gli acquisti on-line e la digitalizzazione forzata. Molto di tutto ciò, fino al marzo 2020, si affacciava timidamente sulla nostra vita e che invece oggi è diventato la normalità, portandoci verso uno slancio evolutivo per certi versi auspicabile.

Anche una montagna più lenta era auspicabile allo stesso modo. Forse anche una montagna vissuta in maniera più lenta è allo stesso modo un’evoluzione, anche se avvenuta in tempi e modi che nessuno avrebbe voluto affrontare.

La montagna dello scialpinismo ha una dimensione “gain” (guadagnata con fatica) più che una dimensione “given” (calata generosamente dall’alto). Skialp, ciaspole e sci di fondo portano in una dimensione dove bisogna letteralmente guadagnarsi la cima tanto agognata un metro dopo l’altro con il sudore. I muscoli fanno male e tanto acido lattico circola ancora il giorno dopo aver conquistato quel traguardo così lontano.

E per fortuna avete indossato un’attrezzatura miracolosamente più leggera rispetto a quella studiata per lo sci: se underwear, giacca antivento e pantaloni pesassero come quelli da discesa, non vi muovereste di un millimetro.

Piste chiuse quindi, noleggi per le altre attività sulla neve presi d’assedio, magazzini svuotati, discesisti che si riscoprono skialper, snowboarder che provano la splitboard per scoprire che forse è anche più divertente ed appagante guadagnarsi quell’unica discesa in fresca rispetto a farne una dozzina con la seggiovia per migliorare lo stile nel salto sul cliff. È un cambio di paradigma e di mentalità, è vedere la montagna in modo diverso, anche più rispettoso: serve preparazione fisica e mentale, attrezzatura di sicurezza, le informazioni complete sugli itinerari attenzione massima al pericolo valanghe ed alle condizioni di neve e meteo. Si impara ad ascoltare il proprio battito così come il silenzio della natura, il ritmo dei respiri. Ci si può pure riscoprire molto più a proprio agio, lontani dai demonizzati assembramenti, da file, da caroselli che paiono lunapark e a cui dobbiamo tanto in termini economici e di divertimento ma da cui forse possiamo staccarci per qualche tempo riscoprendo un’altra dimensione della montagna che poi, ad impianti aperti, ci farà compagnia come alternativa a ciò che già conoscevamo.

Intendiamoci: lo skialp cosi come le passeggiate con le ciaspole non sostituiranno mai lo sci di discesae non minacceranno mai la diffusione e la costruzione degli impianti sciistici e non è certo quello che nemmeno gli skialper più incalliti vogliono. Lo skialp può essere però – per certi versi già fin da oggi – una valida alternativa, un’attività complementare a quella dello sci da discesa: fa gambe, fa fiato, è fitness, dà pace, rilassa e permette una dimensione contemplativa della montagna, anche in gruppo con amici.

E allora perché non crederci? Anche a livello turistico, con una proposta che possa presentare la montagna non solo come parco giochi a cielo aperto in virtù delle sue centinaia di km di piste ma anche come ambiente che dà modo di esprimersi. Sia d’inverno che in estate. Non esiste un solo modo di vivere la montagna come non esiste un solo modo di proporla.

La pandemia è una crisi, purtroppo. Ma ogni crisi porta con sé un sacco di opportunità per chi le sa cogliere. Ciò che era giusto e sacrosanto fino a ieri oggi non lo è più, così come ciò che era impensabile oggi diventa palesemente realizzabile: chi ha criticato un progetto come quello dello smantellamento degli impianti al Passo Rolle ad esempio, proposto nel 2017 come parco naturale alternativo ai caroselli sciistici già ben presenti in Dolomiti, oggi si ricrede e pensa all’occasione sprecata. C’è però anche chi, nonostante tutto, continua a ignorare la domanda crescente di piste di risalita – magari in notturna – dedicate agli sci alpinisti e si limita a dichiararli fuori legge, troppo difficili da normare. E allo stesso modo c’è ancora chi identifica lo skialper come colui che è responsabile della formazione delle valanghe con il suo passaggio in neve fresca mentre esistono migliaia di appassionati che lo praticano solo dopo il lavoro come una qualunque attività fitness lungo una pista battuta e altrettanti che lo fanno su percorsi semplici non diversamente da quanto farebbero con le ciaspole. Non tutti coloro che praticano lo scialpinismo scelgono per forza pendii ad alta pericolosità.

Serve, al solito, uno sguardo obliquo che preveda la capacità di interpretare i tempi che viviamo e di abbandonare i pregiudizi. Allo stesso modo serve cognizione di causa in chi pratica nuove discipline da neofita. é fondamentale un aiuto da parte di enti, aziende ed istituzioni per agevolare e costruire il cambiamento perché è innegabile che salire con le proprie forze in cima, senza l’ausilio di impianti, sia più sostenibile a livello ambientale.

La costante è il cambiamento, diceva qualcuno, e allora accogliamo il cambiamento. Nessuno dice che sia facile. Ma ciò che è facile, di solito, non è neanche poi così interessante.

Luca Mich
@lucamich23

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