Canapa: una pianta da conoscere e riscoprire

Canapa, un argomento che divide da sempre. Una pianta su cui pesano pesanti pregiudizi e della quale vengono ignorate alcune caratteristiche peculiari estremamente benefiche, dando spazio esclusivamente alla sua fama di pianta “da sballo”.

Eppure la canapa è una pianta dalle mille virtù: è amica dell’ambiente, perché è in grado di depurare il terreno nel quale viene coltivata da sostanze inquinanti e pulisce l’aria, assorbendo una quantità enorme di CO2. Ma è anche una pianta utile per il benessere, essendo ricchissima di preziose sostanze nutrizionali e dalle spiccate capacità antidolorifiche e rilassanti, oltre che antinfiammatorie e lenitive, se usate sulla pelle.

Quella della canapa è una vera e propria avventura, una storia che ha visto momenti di splendore e ricchezza, seguiti da periodi di oblio e vera e propria demonizzazione. È infatti una pianta che ha accompagnato l’uomo dalla preistoria, fino a diventare un’importante fonte di ricchezza, grazie alla sua versatilità e agli innumerevoli utilizzi.

In Italia la lavorazione della canapa divenne una vera e propria tradizione con il fiorire delle Repubbliche marinare. Le tele, i vestiti, le corde per le navi realizzate con canapa italiana erano ritenute di pregiata qualità e costituivano un’importante merce di scambio commerciale. La pianta era anche alla base di importantissime produzioni, come quella della carta (la Bibbia di Gutenberg del 1450 fu stampata su carta di canapa), prodotti alimentari, olii, combustibili. Insomma della canapa si utilizzava proprio tutto!

Fino agli anni ’40 e ’50 del Novecento l’Italia era al vertice della produzione mondiale, seconda solo all’Unione Sovietica. Il fatto di averla cancellata letteralmente dalle nostre colture è da imputarsi principalmente all’introduzione, negli anni del cosiddetto “boom economico”, delle nuove fibre tessili sintetiche derivate dal petrolio, come il nylon. A questo si aggiunse una vera e propria campagna denigratoria che ha intaccato la “reputazione” della pianta, vista solo nella sua funzione di stupefacente.

E così è arrivato l’oblio, l’eliminazione delle coltivazioni legali e l’abbandono delle tecniche di produzione e trasformazione. Fortunatamente le ricerche sulle proprietà della pianta sono continuate e finalmente dal 2016, con la legge 242, è nuovamente possibile coltivare canapa che rispetti determinati standard, cioè che abbia un basso contenuto del principio psicotropo THC.

Questo ha permesso di produrre e immettere sul mercato prodotti con un alto contenuto di CBD (cannabidiolo) che non ha gli stessi effetti psicotropi del THC (tetraidrocannabinolo), ma numerosissime proprietà benefiche. Anche a Predazzo l’azienda Dolomiti BioHemp ha deciso di investire dal 2019 nella coltivazione della canapa biologica. Un’azienda davvero giovanissima, con un’età media di soli 25 anni, animata da passione e dedizione: un impegno che ha portato a raddoppiare la produzione in brevissimo tempo. Dallo scorso anno, infatti, oltre alla coltivazione delle piante in greenhouse, si è estesa la produzione con piante sistemate all’aperto.

La passione è assolutamente indispensabile, perché la coltivazione va seguita con attenzione e perizia nelle sue varie fasi. Da maggio a settembre le piante di canapa crescono su terreno biologico, accompagnate da nutrimenti naturali ed una potatura precisa e costante, per essere poi raccolte a fine settembre. Il clima montano gioca a favore delle caratteristiche del prodotto finale. Infatti la pianta, per difendersi dalle basse temperature notturne, produce proprio le sostanze che si desidera ottenere in quantità maggiore. Questo permette di avere un prodotto qualitativamente ottimo.

Dopo una suddivisione dei fiori a seconda del loro utilizzo ideale, le cime più belle vengono trimmate (cioè vengono rimossi rametti o foglie di scarto) esclusivamente a mano grazie all’utilizzo delle forbici e di ragazzi esperti. Una volta secco, il fiore pulito viene posizionato in contenitori di vetro ad umidità controllata che ne esalteranno ancora di più i profumi e colori.

Tantissimi i prodotti che l’azienda propone. Si va da quelli alimentari, come la tisana, la farina e l’olio ricco di acidi grassi essenziali, omega 3 e omega 6, ai prodotti cosmetici, numerosissimi. La canapa ha infatti una spiccata azione antinfiammatoria che viene mirabilmente sfruttata per creme, olio da massaggio (in cui è abbinata all’arnica) e latte detergente. Un efficacissimo e potente unguento antinfiammatorio dai mille usi è la Pomata di nonna Uccia, da una ricetta originale della nonna Maria Bosin esperta nella creazione di creme a base di erbe.

Uno dei prodotti di punta dell’azienda è sicuramente l’olio CBD, fitocannabinoide privo di effetti psicotropi, ma capace di esercitare un’azione rilassante sia a livello del sistema nervoso centrale sia per l’apparato muscolare. Tali proprietà lo rendono indicato per l’ansia, l’agitazione, l’insonnia e le tensioni muscolari. Può essere d’aiuto anche per migliorare la durata e la qualità del sonno e, di conseguenza, aumentare concentrazione e memoria durante la giornata.

Gli effetti rilassanti e sull’umore rendono l’olio CBD un ottimo alleato anche per la donna, aiutando a regolare il nervosismo e i disturbi del ritmo sonno veglia comuni nel periodo della menopausa e gli sbalzi d’umore che si possono verificare nel periodo che precede l’arrivo del ciclo mestruale. Una gamma di prodotti in costante crescita, a testimonianza del fatto che esperienze di green economy come questa, sono capaci di coniugare le più antiche tradizioni con la ricerca e l’innovazione.

Valeria De Gregorio

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