Carmine Ragozzino racconta

Condividiamo con i nostri lettori il bellissimo articolo che è stato pubblicato oggi dal quotidiano online il Dolomiti. Carmine Ragozzino racconta in maniera coinvolgente le storie che abbiamo scritto mio padre, io e l’intelligenza artificiale.

Ecco, ci risiamo. Ogni volta che un amico, un conoscente (ma in realtà anche chi non conosco) scrive un libro mi piglia un misto tra invidia e compassione. “Ma come – mi verrebbe da dirgli – non hai capito che c’è più gente che scrive di quella che legge? Dunque, a che pro?”.

Stavolta, però, va diversamente. Primo: lo scrittore una tantum in questione propone un’autobiografia musicale che per qualche verso (almeno per tanti nomi) è anche la mia. Un incrocio al passato di emozioni condivise e anche alcuni brevi ma nostalgici percorsi comuni.

Secondo: il soggetto – l’ormai più che settantenne Guido Brigadoi – ha scelto una strada davvero intrigante: ha vestito il suo passato di futuro. La sua storia, cioè, “rivista” dalla tecnologia più in voga del momento.

Guido Brigadoi ha raccontato molti pezzi di un sé da quando, fin da adolescente, si è piazzato sotto e dietro i palchi. E sono stati tanti i palchi “storici”. La fatto, però, dividendo la fatica della memoria con il figlio Nicolò Brigadoi Calamari. Un figlio che zigzaga con perizia tra gli orizzonti neuronali: l’Intelligenza Artificiale, il metaverso. Orizzonti dei quali si intuiscono le possibili ed inquietanti degenerazioni senza tuttavia negarsi il fascino di un futuro che è già presente e forse perfino onnipresente. Un presente tecnologico di inimmaginabili potenzialità.

Ecco, ci siamo. Ecco, tuffiamoci allora dentro le pagine di “Intelligenza musicale” per scoprire come l’Intelligenza Artificiale sia capace di infilarsi e mutare la narrazione. Come? Traducendo a suo modo fatti, storie, contesti, personaggi e interpreti. Riscrivendo quindi con strabiliante facilità e con imprevedibili risultati ogni capitolo del libro.

Guido Brigadoi è un valligiano di città (da Fiemme all’Europa). Bazzicò le capitali europee quando low cost non significava aereo a prezzo stracciato ma pochissimi spiccioli per campare tra l’autostop, vitto e alloggio di fortuna e programmi a variabilità molto più alta del meteo odierno.

Un tempo dilatato quello sotteso nel racconto di Brigadoi padre. Un tempo (che fu) non poco avventuroso e certamente utile ad immagazzinare un mondo di esperienze che gli anni non cancellano. Il tempo di Guido Brigadoi è stato e forse è ancora un tempo immolato alla musica e ai suoi “dintorni” sociali.

In un tempo lungo ben oltre la giovinezza Guido Brigadoi ne ha fatte di ogni.

Citando a caso: nel Trentino dell’etere pionieristico mise su Radio Antenna Nord con il duo Vadovelli/Bertolaso che erano un tutt’uno a fare il trio. Che storia e che storie. Da Trento, via Malvasia, la radio con la rana trasmetteva un’Inghilterra ed un’America che tra le montagne erano merce sconosciuta. Il giornalista editore (il periodico l’Avisio è longevo) approcciò anche la televisione: l’indimenticata Tva (Televisione delle Alpi) lo vide direttore di programmi con libertà di regia creativa. All’epoca il Trentino era il Sahara (nel senso del deserto) dei concerti dal vivo ma un Vasco allo Zandonai di Rovereto (che ancora non aveva i gradi di Comandante e decine di Tir al seguito) ed un Finardi già allora mitico in un’esibizione a Cognola (sì, in collina) resero epiche le prime riprese con intervista. E così per la festa nazionale dell’Amicizia democristiana. In piazzale Sanseverino e al Briamasco quell’evento regalò ad un Trentino incredulo la potenza di un potere politico (ma meglio, molto meglio del triste cabaret che è la politica oggi) ma anche la clamorosa grandezza di Ray Charles e di Aznavour.

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Oddio, ci furono anche Pupo, Rosanna Fratello e la Zanicchi perché nessuno potesse dimenticare quanto lo scudocrociato fosse nazional popolare. Lì c’era anche Guido Brigadoi che alle prese con “cotanto” trovò in Pippo Baudo un mentore che debordò perfino negli annunci promozionali per Tva: bingo.

Una storia è tante storie. Nella storia di Brigadoi ci sono i primi Jetro Tull e i primi Genesis “live”: venerati nelle loro puntate italiche e nei loro concerti all’estero. Ci sono incontri che non ci si crede: la pizza a tiro di Frank Zappa a Bolzano ma anche il nostrano Cecchetto (i due furono cugini di consolle). Il Re Mida dei dee jay produttori gli fece fa ascoltare, in auto e in anteprima, Joca Jouer. A Guido Brigadoi il brano non disse nulla e glielo fece pure capire. Ne imbroccano di più quelli che prevedono il tempo con le cipolle. Joca Jouer fu un successo planetario e Brigadoi pensò, ma solo per un attimo, di lasciare la musica per la cava.

Incontri casuali, incontri cercati, incontri incorniciati nell’anima: Ivan Graziani e Goran Kuzminac, ad esempio. Due artisti amici scomparsi troppo presto. Consola il fatto che non moriranno mai né l’Aria Fresca del secondo né la Monnalisa del primo. Una biografia di musica e di musici lunga più o meno 60 anni non si sintetizza. Meglio dunque leggersi le pagine del libro editato da “Isenzatregua edizioni” (un nome che calza con la vita intensa del narratore).

Leggendo il passato a tutto decibel e soddisfazioni di Guido Brigadoi ti prende, però, quasi un colpo. Succede capitolo dopo capitolo, quando il figlio Nicolò entra nel gioco e si prende la scena. E’ lui che interroga Chat Gpt, l’Intelligenza Artificiale. E’ lui che chiede di volta in volta a “sta roba”, la tecnologia che immagazzina e usa lo scibile di internet, di intervenire sui memorabilia del padre. L’Intelligenza Artificiale esegue e spiazza. Un po’ fa lezione, quasi pedante, come quando spiega perché e per come Gaber (un culto per Brigadoi padre e per chi scrive) fu il “numero uno” di quel teatro – canzone che disintegra ogni luogo comune.

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Ma fin qui sono bazzecole. In un’altra risposta l’Intelligenza butta giù diverse opzioni per spiegare come riadattare la stessa storia tra Pietra Filosofale e Genesis ad età diverse: da un bambino di dieci anni ad uno che ancora non è nato. Un appunto di viaggio fa sosta, entusiasticamente, nella magia progressive del Banco del Mutuo Soccorso? L’Intelligenza trae ispirazione per inventare una poesia. Laddove, poi, il racconto di Brigadoi si ferma, l’Intelligenza lo continua. Ed ecco una storia falsa ma verosimile tra Brigadoi padre e Springsteen dopo un mini concerto (che ci fu davvero a Verona, al Festival Bar).

Mica è finita. L’Intelligenza scrive uno sketch comico sulla storia (vera) tra Brigadoi, Ivan Graziani e il tendone di Moira Orfei fermo alla stazione di Trento. E quanto al Cecchetto “incompreso” l’Intelligenza lo vendica: due paginette dove il re delle hit ha pietà delle titubanze di Guido Brigadoi.

Insomma, più si sfoglia “Intelligenza musicale” più si vivono sentimenti contrastanti. Gli scampoli di vita “sonora” di Guido Brigadoi divertono anche per via del parallelo coinvolgente con il vissuto di chi li legge. L’intervento dell’Intelligenza Artificiale affascina per la varietà infinita delle possibili risposte alle azzeccate domande poste dal Brigadoi figlio, ma allo stesso tempo spaventano un po’.

Hanno un sapore strano anche i giochetti della IA. A precisa domanda l’Intelligenza non fa una piega nel tradurre in dialetto napoletano il concerto dei Grateful Dead, uno tra le centinaia che hanno segnato la vita musicale di Brigadoi a Londra o a Berlino (terra di adozione e di innovazione). E che dire di come l’Intelligenza si inventa la telefonata tra un prete e Ian Anderson, il flauto dei Jetro Tull, che vuol suonare in chiesa vicino Brescia? Il concerto c’è stato veramente nel 2011, e naturalmente Guido Brigadoi c’era. La telefonata è una credibile fake.

Questa Intelligenza non ha limiti. Anzi no, un limite c’è e forse è la nostra salvezza. L’intelligenza può tutto, non sbaglia una virgola, ma non riesce ad emozionare perché dell’emozione non conosce probabilmente il logaritmo.

L’emozione la dà, invece, la storia intensa di chi ne ha viste e fatte davvero tante. E prova a “riassumersi” senza tuttavia tirarsela. Il libro mette la musica, i fantastici mondi della musica dagli anni sessanta agli anni novanta, al centro di un racconto che scavalla le generazioni. Una scelta, questa sì, “intelligente” che padre e figlio hanno condiviso con un espediente del tutto inedito. In un serissimo divertimento che unisce passato, presente e futuro.

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Un commento su “Carmine Ragozzino racconta”

  1. Grazie. È stato un piacere leggere il libro. È stato un piacere più grande scriverci una recensione

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