Cavalese lancia l’allarme

Abbiamo ascoltato ieri l’accorato appello del Sindaco di Cavalese. Abbiamo deciso di dormirci sopra, anche se ci rendiamo conto che il tempo di “dormire” è ormai ampiamente terminato.

Ma anche oggi, a mente fredda, il comunicato di Sergio Finato, le sue parole, ma ancor più i fatti da lui descritti sulla situazione sanitaria di Cavalese, fanno paura. Non possiamo dubitare della loro veridicità e della volontà dell’amministrazione cavalesana di dare una scossa alla comunità che rappresenta, scossa che è quanto mai necessaria per evitare che la situazione possa sfuggire di mano.

Spero che tutti si rendano conto dei pericoli all’orizzonte, non ultimo una ipotesi di comune “rosso” che avrebbe conseguenze nefaste per tutto il nostro territorio.

Certo, come qualcuno ha azzardato a dire recentemente, non si può morire di fame come, per altro, non si deve morire di Coronavirus ma, il peggio è affossarsi in entrambi i campi, siano essi sanitari che economici.

C’è bisogno di fare scelte coraggiose e al sindaco di Cavalese va dato atto di aver avuto la forza e la determinazione di dire pane al pane e vino al vino.

Vorremmo però sentire le altre voci di Fiemme e, perché no, di Fassa. O gli altri comuni delle nostre valli vivono in una situazione decisamente migliore di quella di Cavalese, oppure manca una voce univoca, un sentire comune.

Non vorremmo, dopo aver visto accapigliarsi le regioni italiane sui provvedimenti da adottare, doverci trovare a commentare restrizioni ed altre estemporanee iniziative di salvaguardia sanitaria prese paese per paese.

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