C’è qualcosa di olivettiano in val di Fiemme?

Saper far bene (il proprio prodotto), far star bene (i propri collaboratori) e fare del bene (a favore della comunità), la sintesi del segretario di FiemmePer Andrea Ciresa a conclusione dell’incontro “Futuro e Comunità: il pensiero di Adriano Olivetti” che si è tenuto l’altra sera al teatro comunale di Predazzo gremito in ogni ordine di posti, appuntamento clou delle due “Giornate olivettiane” che hanno visto altri due incontri con 50 imprenditori e in mattinata con 400 ragazzi della Rosa bianca, curate da FiemmePer.

A presentare la figura dell’imprenditore piemontese il nipote Beniamino de’ Liguori Carino, segretario generale della Fondazione Adriano Olivetti che non ha voluto porre aureole al nonno, ma sottolinearne il pensiero, incentrato sulle parole Responsabilità e Comunità che racchiudono l’opera di Olivetti. Quella responsabilità del padre Camillo che per primo portò fabbriche al sud che apostrofò il figlio: “Adriano, fai qualunque cosa per l’introduzione dei nuovi metodi tranne licenziare qualcuno, perché la disoccupazione involontaria è la peggiore disgrazia che possa capitare a qualcuno”. Comunità, è invece il nome del movimento politico, fondato da Olivetti. Comunità come luogo esteso in cui fabbrica, welfare e cultura si fondono, con i servizi sociali le biblioteche dentro l’azienda con sezioni su cultura, scienza e società e ricreazione, e ben 800 riviste: veri centri culturali aperti a tutti. E poi il welfare, i nidi, le mense con la pausa pranzo di 2 ore per accogliere anche i bambini, le architetture, edifici vetrati per vedere dentro e fuori, fabbriche integrate nel territorio con servizi sanitari e di assistenza, con maternità pagate per ben 9 mesi. Non elargizioni, ma di riconoscimento di un diritto.

Questi luoghi dal 2008 sono patrimonio dell’umanità Unesco. Adriano Olivetti andava oltre l’imprenditore, il politico. Non so se ha eredi, ha detto de’ Liguori dialogando con Sebastiano Zanolli, forse tanti imprenditori sono olivettiani non sapendo di esserlo. Adriano Olivetti non voleva fare l’imprenditore, ma il giornalista politico.

Secondo De’ Liguori oggi si va verso l’idea olivettiana. Ha citato il ministro  di Berlusconi Sandro Bondi che aveva confuso Cavalese con il Canavese, il territorio di Olivetti, per parlare della “Meravigliosa Comunità di Fiemme” (per ora solo Magnifica), una comunità e una valle in cui ha sentito nell’incontro pomeridiano con gli imprenditori locali, cose molto vicine all’idea olivettiana.

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Ha citato anche Montale che ne parlava come “un esemplare di uomo nuovo di cui questo Paese avrebbe bisogno se c’è ancora qualcosa da salvare”.

Ma cosa vuol dire essere olivettiani oggi?, l’ultima domanda di Zanolli. Non lo so, ha risposto il nipote raccontando la storia di un ragazzo di 13 anni, Natale Cappellaro, figlio di contadini, scoperto a portarsi a casa dei pezzi dalla fabbrica che divenne il numero uno dell’Azienda.

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E ha concluso con queste parole di Adriano Olivetti che parlava del Movimento Comunità, il partito da lui fondato che aveva come simbolo una campana con la scritta “Humana Civilitas” e a una casa editrice, le edizioni di Comunità, dirette ora dal nipote.

“Ognuno può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato. Suona soltanto per la parte migliore di noi stessi, vibra ogni volta che è in gioco il diritto contro la violenza, il debole contro il potente, l’intelligenza contro la forza, il coraggio contro la rassegnazione, la povertà contro l’egoismo, la saggezza e la sapienza contro la fretta e l’improvvisazione, la verità contro l’errore, l’amore contro l’indifferenza”.

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