Celeste, “un meccanico” davvero unico

Può sembrare strano e forse lo è anche, ma in quel di Predazzo all’Officina Longo, c’è una ragazza di bella presenza dagli occhi azzurri che ogni giorno si sporca le mani dentro i motori delle nostre auto (in Italia sono solo 1200 le meccaniche che lavorano in officina, lo 0,5% del totale dei meccanici). Lei è Celeste Longo, 24 anni, la quale ha scelto un lavoro tutt’altro che accomodante. Siamo andati ad intervistarla tra un cambio d’olio e l’altro scoprendo una ragazza decisa e intraprendente. Un sicuro esempio concreto e positivo per tutti i ragazzi che escono dalla scuola e si interrogano su come affrontare al giorno d’oggi il complicato mondo del lavoro.

Ciao Celeste, quali studi hai fatto prima di entrare in officina?

Prima di iniziare a lavorare in officina, ho fatto cinque anni di linguistico prendendo il diploma. Appena finito, già consapevole che non fosse la mia strada, mi sono iscritta all’Enaip di Villazzano. Ho fatto un percorso particolare perché grazie al diploma acquisito ho potuto saltare il primo anno e iniziare un percorso duale. Consisteva nell’andare a scuola due giorni e il resto della settimana passarlo in officina. Dopo due anni ho fatto gli esami come tutti gli altri ragazzi della scuola.

Per quali motivi hai deciso di lavorare nell’officina?

Ho avuto questa passione fin da piccola, infatti alla classica domanda cosa farai da grande io rispondevo “il meccanico”, solo che nessuno ci credeva. Sono cresciuta con l’officina sotto casa, con una famiglia di meccanici, vedevo il nonno pieno di passione e spesso mi spiegava milioni di cose sui vecchi motori e su come funzionava una volta. Grazie soprattutto a lui, a mio papà e a mio zio mi sono appassionata a questo mondo.

Chi ti ha insegnato materialmente il lavoro sul campo?

Il percorso che ho fatto mi ha aiutato molto nell’imparare il mestiere, perché quello che imparavi a scuola lo mettevi subito in pratica nei giorni successivi in officina. Poi qui ho avuto due maestri bravi e pazienti, mio papà e mio zio, che mi hanno insegnato tantissime cose, dalla meccanica all’elettronica e ancora oggi lo fanno. Poi, essendo un lavoro che continua a cambiare, faccio spesso corsi di aggiornamento.

Come ti trovi, è faticoso?

Mi trovo molto bene in officina, sono felice di andare a lavorare. Di certo non è un lavoro poco faticoso, ci sono dei periodi più “tosti” come per esempio i periodi di cambio gomme, dove soprattutto all’inizio facevo molta fatica. Con il passare del tempo però capisci come utilizzare la forza e qualche trucco per fare meno fatica. Altri periodi invece sono meno faticosi e “normali”.

Cosa ti piace del tuo lavoro?

Del mio lavoro mi piace tutto: l’idea di riparare qualcosa di rotto, il funzionamento della meccanica, trovare guasti elettrici… Mi dà molta soddisfazione quando capita che un cliente si mette a spiegarmi il tipo di guasto che ha alla macchina, ed io riesco a intuire il problema prima di metterci mano. È un lavoro che dà molte soddisfazioni.

Raccontaci una tua giornata lavorativa tipo.

La mia giornata inizia alle 7.30 e dopo aver fatto colazione scendo in officina alle 8. La mattinata inizia subito a bomba, è un lavoro davvero molto vario e dipende molto dalle stagioni, quindi è difficile dire cosa faccia come prima cosa. I lavori piu comuni sono: tagliandi, distribuzioni, revisioni, cambi gomme e ricerca guasti. Alle 12.30 finisco e vado a fare da mangiare a casa; alle 14 ritorno in officina e dopo aver controllato i pezzi di ricambio che arrivano con i vari corrieri e averli sistemati in magazzino, continuo i lavori della mattina e se ne iniziano di nuovi. Verso sera si pianificano i lavori del giorno dopo e si controlla che ci siano tutti i ricambi. Finisco alle 19 e vado a casa. Ogni tanto vado in palestra subito dopo il lavoro, altrimenti mangio e poi alle 23 o mezzanotte, finisce la mia giornata.

Quali sono i lavori più complessi che devi fare?

I lavori più difficili in officina sono di sicuro la ricerca guasti elettronici e la soluzione di questi. Ci vuole un sacco di esperienza e conoscenza degli strumenti, cosa sulla quale sto lavorando ancora molto, partecipando anche a dei corsi specifici.

Chi ti aiuta nei momenti di difficoltà?

In officina siamo davvero un bel team, se io sono in difficoltà ci sono sempre Marco o Tullio pronti ad aiutarmi ed il contrario.

Eurotrentina

Pensi che il tuo continui ad essere un lavoro prettamente maschile o che finalmente ci possa essere spazio anche per le donne?

Se pensassi che sia un lavoro prettamente maschile non lo farei. Secondo me è un lavoro in cui c’è spazio per le donne le quali possono lavorare bene come gli uomini senza distinzione. Certo, è un lavoro fisicamente faticoso, ma con il tempo acquisisci forza e capisci soprattutto come usarla.

Cosa consiglieresti alle ragazze che come te vogliono intraprendere questo lavoro?

Consiglierei di seguire sempre ciò che piace di più senza farsi condizionare. Non bisogna ascoltare le persone che dicono che una donna in officina “stona” o che non potrai mai essere brava come un uomo. Bisogna seguire le passioni senza paura.

Quali prospettive future hai? Ti sei fatta un’idea del tuo lavoro tra 10 anni? A cosa aspiri?

Diciamo che non ho ancora un’idea di come sarà il mio futuro, di certo lo vedo in officina e di sicuro cambierà molto, ci sarà molta più elettronica.

Che auto guidi?

Un Audi s1.

Se ci sono riparazioni da fare nella tua auto, ti arrangi da sola?

Fino ad adesso sì, mi sono sempre arrangiata a fare tutto senza alcun problema. Diciamo che per fortuna l’auto per ora non ha richiesto molte riparazioni, solo quelle di routine come tagliandi e cambi gomme.

Mai aiutato nessuno in panne con l’auto al di fuori del lavoro?

Si, ho aiutato un ragazzo che aveva bucato ed era senza ruota di scorta, e una mia amica rimasta con la batteria a terra.

Come concili la tua femminilità con il tuo lavoro?

Diciamo che non vedo il mio lavoro come un ostacolo alla mia femminilità. Di certo non ho le mani curate, ma non le avevo neanche prima di iniziare questo lavoro! E per quanto riguarda la tuta da lavoro (toni) la vedo come una qualsiasi altra divisa. Quando sono fuori dall’officina mi vesto come tutte le altre ragazze.

Cosa pensano le tue amiche del tuo lavoro?

Non pensano nulla di strano, anzi, lo vedono un lavoro come un altro. Mi hanno detto più di una volta di essere felici che io faccia questo lavoro perché cosi sanno a chi rivolgersi.

Maurizio Tomè

dentelin.eu
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