Chiudere la Gran Vera? La proposta fa discutere

Che fare del centro di Navalge? L’interrogativo è sorto dopo una presa di posizione del vicedirettore de “La voce del Trentino” che, ritenendo sostanzialmente che la gente ne abbia “abbastanza di armi, filo spinato, volti e corpi devastati dalle bombe, divise e ricostruzioni che richiamano ad un’epoca in cui è finito il Novecento, e con esso gran parte della gioventù” ha proposto di pensare a un luogo che richiami “voglia di vivere” in alternativa a “morte e disperazione”. Come? Facendo un museo degli sport invernali: da Tpma a Thoeni, da Collombin al casco di Casse; da Grillo Der Zolt a Zeno Colò, da Zoegeler a Fabris, e ovviamente la Marcialonga. Insomma una “hall of fame” degli sport invernali come “messaggio di speranza, gioia e divertimento”.
Gli ha risposto subito il curatore della mostra Michele Simonetti “Federspiel”, per niente d’accordo, ritenendo l’esposizione “un luogo della memoria del popolo ladino” anche a beneficio dei più giovani. “La mostra – afferma – non è solo un’esposizione di oggetti silenziosi, ma una voce chiara contro la guerra”. Ed è forse fra le poche, aggiungiamo noi, dove questa voce trova concretamente spazio in una sezione, pur a fronte di molte sezioni “rievocative” che spesso costituiscono l’unico elemento caratterizzante di altre iniziative simili. In realtà, sottolinea Federspiel, enti e istituzioni stanno già lavorando per farla diventare una sezione del Museo ladino di Fassa, accanto ad un “Parco delle memoria della Grande Guerra in val di Fassa” che come primo passo vede il restauro dell’Ospizio di San Pellegrino e il coinvolgimento del Muse.
Quanto al museo dello sport, il curatore della Gran Vera ricorda che iniziative simili non hanno avuto un grande appeal. Eppoi! Perché per fare qualcosa bisogna sloggiare qualcun altro? Senza considerare che il turismo culturale sarà uno degli sbocchi fondamentali della crisi del turismo.
Sulla proposta è intervenuto anche Fabio Chiocchetti, già direttore dell’ICL, che ha contribuito al progetto della “Gran Vera” ma che è stato autore, assieme a Cesare Poppi, del Piano generale del Museo che già 40 anni fa prevedeva a Campitello una sezione dedicata alla “Storia del turismo e dell’alpinismo”; sezione che – afferma l’ex direttore – andrebbe a concludersi esattamente con le tematiche del turismo e dello sport contemporanei, inclusi i cimeli delle “vecchie glorie” dell’alpinismo e dello sci (citate da Garavelli n.d.r.), fino a quelli delle glorie (italiche e non) che hanno segnato i tempi più recenti”.
Insomma, dicono in Fassa: lasciate la “Gran Vera” dov’è e pensiamo ad una sezione su sport invernali e alpinismo in altra sede.
Purché, aggiungiamo noi, non diventi, quella sì, un’esposizione di oggetti silenziosi.

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