Clara Marchetto, ciò che non si può dire…

Clara Marchetto, ciò che non si può dire, è il titolo del monologo sull’incredibile, paradossale e assurda vicenda – come la definisce l’autore – dell’autonomista trentina nata nel 1911 a Pieve Tesino, il paese di Alcide Degasperi, da Tommaso e Delfina Di Broccato e morta a Parigi nel 1982, che Paolo Cova, racconterà venerdì 8 marzo, festa della donna, all’Istituto La Rosa Bianca di Predazzo alle ore 21.

La storia di Clara Marchetto inizia il 9 novembre del 1911 a Pieve Tesino. Il padre gira il mondo con una compagnia di cròmeri, torna in patria e diventa l’ultimo sindaco della Vicinia di Pieve Tesino sciolta nel 1936. La soppressione della Comunità marca la sensibilità di Clara che crede fermamente nell’autonomia. Studia da maestra e a 24 anni si sposa con Antonio Gubitta e si trasferisce a Genova con il marito che lavora all’Ansaldo.

E qui accade un fatto devastante che segna la vita di Clara. Viene tradita da una tale Margit Gross mentre consegna, come chiestole dal marito in contatto con i servizi segreti francesi, una busta con i disegni della costruenda corazzata Littorio che dovevano essere consegnati alla Francia.

Subisce un processo sommario a Roma presso il Tribunale speciale fascista e condannata a morte, pena poi commutata in ergastolo che sconta nel carcere di Perugia. Dopo 4 anni, il 16 giugno 1944 viene liberata dagli angloamericani.

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Torna al paese e finalmente può dare sfogo alla sua passione politica. Nell’estate del ’45 nasce l’Asar, che durò solo 3 anni, cui aderisce nel ‘46. Nell’ultimo congresso del 25 luglio 1948, il giorno dopo le dimissioni del presidente Valentino Chiocchetti, Clara Marchetto si fece promotrice di una mozione da cui nacque il Pptt, il Partito del Popolo Trentino Tirolese nelle cui fila venne eletta nel primo Consiglio regionale il 28 novembre 1948, prima ed unica donna, con 1149 preferenze. A Pieve Tesino, paese natale di Degasperi, il Pptt ottenne 334 voti contro i 224 della DC.

Contro Clara era iniziata una violenta campagna stampa da tutti e quattro i giornali: il popolo trentino del giovane direttore Flaminio Piccoli, il Corriere tridentino d’impronta liberale, l’Alto Adige e il Gazzettino. Piccoli l’attacca sulla rivista supplemento Panorami dove, 10 giorni prima delle elezioni, l’accusava di spionaggio e sabotaggio a favore della Francia dopo averla dipinta come indegna antinazionale per il fatto di rivendicare l’autonomia integrale all’interno dell’Italia repubblicana. E’ donna in un contesto fortemente maschilista.

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Ma è solo l’inizio di una vita che sarà nuovamente stravolta con processi e condanne.
Liberata dagli Alleati tornò incredibilmente in carcere nel 1949 per pochi mesi a causa delle sue attività di antifascista. Fu anche consigliera regionale del PPTT. Una vita che offre un importante spaccato della storia trentina a cavallo tra la Seconda guerra mondiale e il dopoguerra, segnato in Trentino-Alto Adige dall’accordo Degasperi-Gruber (1946).

La voce narrante è dell’insegnante fiemmese Paolo Cova, autore del monologo, con Romina Belli che darà lettura di brevi estratti da documenti inediti e l’accompagnamento musicale di Renato Pagliani con l’armonica a bocca.

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