Con il basket fai centro, sempre

Oggi ricominciano ufficialmente gli allenamenti di minibasket e under 16 dell’Asd Val di Fiemme Basket. L’associazione è in regola con tutti gli adempimenti normativi in materia di contenimento del Covid-19 e può pertanto ripartire in sicurezza. Una ripartenza piena di incognite, che dovrà inevitabilmente fare i conti con la continua evoluzione delle disposizioni in materia. 

Mentre bambini e ragazzi si preparano per il ritorno in palestra, Luca Mich condivide una riflessione sul basket che fa capire come in gioco non ci sia solo la pratica sportiva. Perché si possono fermare i campionati, ma non la passione.

“Credo abbia a che fare con la voglia di fare centro in qualcosa. 

A 15 anni dicono che potrai essere ciò che vorrai, ci vuole solo un po’ di impegno, di dedizione. A 30 scopri che non era proprio come te l’avevano raccontata e a 40 ti stai ancora chiedendo se riuscire in qualcosa sia davvero lo scopo, se dopotutto non fossero più importanti gli incroci dei traguardi. Lo fai mentre palleggi, mentre alzi lo sguardo verso quel ferro a 3.05, mentre ti spingi in verticale per staccarti dal suolo e accarezzare leggermente il cotone mentre appoggi al tabellone, mentre guardi in su, che se non c’è il tetto vedi anche il cielo. Lo fai mentre ti concentri su te stesso, svuoti la testa, riempi i polmoni, palleggi due volte e spezzi il polso, in attesa di sentire solo quel rumore lì, che nessuno di noi riesce a pronunciare bene, chi lo chiama swish, chi lo chiama ciuff, chi fa solo sdeng, eppure è un suono così chiaro in testa, quando il resto lascia spazio solo al gesto, al suono che fa il canestro poco dopo. Spingi con il palmo e lasci andare, attendi, sei in aria qualche decimo di secondo ma ti sembra di volare. Hai in mente Mike che cambia mano in aria in Finale nel 91, chiudi gli occhi una frazione e vedi Vince che entra nel ferro ad Oakland, manca ancora qualche istante al contatto e sei Iverson in sottomano contro Shaq, Kobe for the win, Pierce dall’arco, Wade in virata, Lebron in schiacciata, Jimmy con la squadra sulle spalle. Li hai seguiti tutti e in quel momento sei tutti loro, sei chi ti ha formato, sei te stesso.

Tocchi terra e lo senti, quel suono, è quello che ti fa alzare la mattina col sorriso, quello che il venerdì sera ti fa uscire alle 21 dopo una settimana pesante, a dare tutto quel che rimane, quello che quando lo senti sei presente, tu ed il tuo gioco, quel suono che alla fine sei tu. Swissh.

Ti guardi intorno e li noti gli altri che la vivono allo stesso modo: c’è il ragazzo un po’ sfigato che gioca da solo, quello che eri tu a 15 anni, con poca voglia di uniformarti, con la voglia di essere qualcuno da solo, di farcela a fare qualcosa. Canestro. C’è quel fenomeno mulatto che ti chiedi che storia abbia, quanta strada ci sia dietro a come incrocia quel palleggio tra le gambe. C’è il sessantenne che la passa da dio anche se sta fermo, quello che non ha più le ginocchia e non può essere del tutto chi vuole, ma quando la lascia andare ed entra è ancora Ray Allen alla sirena.

C’è quello col tiro strano che nessuno gli ha insegnato ma dice tanto di come interpreta il mondo.

C’è chi ha perso qualcosa, chi non l’ha mai raggiunta, chi cerca di sentirsi al centro, chi, in fondo, vuole solo fare centro in qualcosa. C’è il basket che ti dice chi puoi essere, chi sei, chi diventerai. Ti dice che ci sei, che sei presente.

Continua a tirare, in quel tempo sospeso tra mano e retina, mentre la folla grida, mentre il vento spazza gli aghi, mente l’acqua bagna il pallone, mentre la neve azzera i suoni, ci sei tu.

E sei il centro di qualcosa. Che non si fermerà”.

Luca Mich

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento