Conversazioni in quota: Felicetti presenta un dialogo sul significato profondo della montagna

Si può parlare di “mal di montagna” come si parla di “mal d’Africa”? Come si può definire quel sentimento che accomuna una moltitudine di individui, ovvero l’incapacità di allontanarsi dalle vette e il bisogno di farvi ritorno? È questo l’interrogativo al centro del primo appuntamento di “Conversazioni in quota”, iniziativa promossa dal Pastificio Felicetti con l’intento di valorizzare le altitudini come visioni del mondo e luoghi di elezione per la riflessione e la conoscenza.

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Ad inaugurare il ciclo di incontri è stato lo scrittore Marco Albino Ferrari —una delle voci più autorevoli della cultura delle terre alte – intervistato giovedì 18 aprile a Molina di Fiemme dall’antropologo e blogger Pietro Lacasella, davanti a una platea di circa 40 ospiti, rappresentanti degli enti e delle organizzazioni del territorio. Una conversazione che ha preso in rassegna percezioni e miti della montagna, attraverso i contributi di grandi autori della cultura moderna e contemporanea.

«Abbiamo fortemente voluto questa iniziativa – commenta Riccardo Felicetti, amministratore delegato del Pastificio di famiglia – perché sentiamo la necessità di promuovere una maggiore consapevolezza del valore delle alte quote, non solo come patrimonio di grande bellezza da difendere ma anche come giacimento di conoscenza da scoprire. Neanche noi che in queste terre siamo immersi ne conosciamo davvero le profondità e i contorni. Per questo abbiamo chiesto il contributo di pensiero di grandi personalità, che a queste riflessioni hanno dedicato il loro impegno». 

Il programma di “Conversazioni in quota” prevede più appuntamenti, ciascuno strutturato come un dialogo tra il conduttore e l’ospite, per esplorare il tema delle altitudini da esperienze, competenze, percezioni e sensibilità diverse.

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La serata si è conclusa nella cucina-laboratorio del Pastificio Felicetti passando dalle stelle alpine a quelle della ricerca gastronomica, con una cena memorabile a quattro mani a cura degli chef Alessandro Gilmozzi (El Molin di Cavalese, una stella Michelin e stella verde) e Marco Galtarossa (Villa Elena, Bergamo, una stella Michelin).

Martino Vanzo
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