DAD- Diario A Distanza- Giorno 10

Da quando ho iniziato a tenere questa sorta di diario online, ho avuto modo di confrontarmi con altri genitori su quella che ormai, quasi confidenzialmente, tutti chiamiamo DAD. Una sigla che ha assunto un significato molto più ampio di quello originario. Sappiamo tutti, infatti, che non si tratta più solo di Didattica a Distanza. Dietro questo acrostico diventato parte della nostra quotidianità ci sono tante storie ed emozioni diverse. 

C’è la serenità di chi vive questo nuovo stop alle lezioni in presenza come un passaggio inevitabile fino alla riduzione dei contagi, forte della possibilità di riuscire a conciliare famiglia e lavoro, di spazi domestici e di dispositivi sufficienti per tutti. Ma c‘è l’angoscia di quei genitori che non sanno a chi affidare i figli mentre sono al lavoro e che sono costretti a lasciare bambini di appena 8-10 anni a casa da soli connessi a Internet, con tutti i rischi che ciò comporta. C’è il senso di colpa di quelle mamme e di quei papà che non sanno aiutare i figli con il computer perché digitalmente non preparati. C’è la sensazione di inadeguatezza di chi, invece, non si sente in grado di rispondere ai dubbi di bambini e ragazzi su alcune materie. C’è anche la rabbia di coloro che non accettano la chiusura della scuola e non ne vogliono proprio sapere di Meet e compagnia. C’è chi deve fare i conti con spazi ridotti. Chi si trova ad allestire comodini come fossero scrivanie. Chi non può mettersi ai fornelli fino alla fine delle lezioni perché il figlio occupa il tavolo da pranzo. Chi deve cedere il computer con cui lavora e si ritrova costretto a svegliarsi all’alba o stare sveglio fino a tardi per recuperare gli arretrati. E chi fa smart working, che di smart non ha nulla.

Lo stesso vale per bambini e ragazzi. C’è chi è felice di potersi svegliare all’ultimo e di fare solo poche ore di scuola. Chi approfitta della modalità online per giocare ai videogiochi.  Chi ha problemi reali di connessione e chi li finge. Poi c’è chi si imbarazza davanti allo schermo. Chi vive con ansia ogni lezione. Chi guarda i compagni sul video e ha voglia di piangere perché vorrebbe abbracciarli.

E, naturalmente, ci sono le emozioni, la stanchezza, la preoccupazione e la pressione degli insegnanti, chiamati ad essere presenti (e non solo da un punto di vista didattico) anche a distanza.

Dietro la sigla DAD ci sono, quindi, storie, aspettative, opportunità differenti. Ci sono sorrisi, lacrime e, a volte, veri e propri disagi. Se la scuola è – o almeno dovrebbe essere – il luogo dove a tutti vengono date le stesse opportunità, la DAD già in partenza non è democratica.

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Un commento su “DAD- Diario A Distanza- Giorno 10”

  1. Complimenti, stai rendendo veramente l’idea del “particolare” momento che noi tutti stiamo vivendo, pur non entrando in polemiche che, purtroppo, stanno solo peggiorando la nostra attuale realtà e pullulano nella nostra quotidianità.
    Grazie

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