DAD- Diario A Distanza- Giorno 8

Verrebbe da credere che i bambini non vedano l’ora di uscire per la passeggiata quotidiana. Quell’ora che scherzosamente (ma mica tanto) a casa abbiamo iniziato a chiamare “l’ora d’aria”. Eppure, col passare dei giorni, mi rendo conto che i miei figli farebbero sempre più volentieri a meno di quei momenti all’aperto, anche se poi quando siamo fuori ne approfittano per rincorrersi e giocare. Io stessa devo impormi di uscire, perché stare a casa sta diventando non più un obbligo ma una confortevole abitudine. E questo non mi piace.

La pigrizia ci tenta, e non lo fa solo dal punto di vista fisico. Con la scusa che tanto siamo tra noi, viviamo in tuta. I bambini, se potessero, non toglierebbe il pigiama neanche durante il giorno. Nelle videoriunioni la tentazione di sistemarmi solo nella parte visibile è forte. E ormai mi è passata la voglia di truccarmi. 

Questa pigrizia nel prenderci cura di noi stessi mi preoccupa quanto quella dei muscoli, ormai abituati a movimenti limitati dalla scrivania al divano, dalla cucina al tavolo.

Ieri sera leggevo il libro di Isabel Allende “Donne dell’anima mia”. La scrittrice racconta come sua madre, fino alla fine, ci tenesse a essere in ordine (non parlando solo dell’aspetto fisico, ma anche del carattere e del comportamento). “Non mi vede nessuno, ma io mi vedo”, ripeteva l’anziana. Parole che mi hanno dato una scossa. Oggi non ho indossato la tuta e ho messo un filo di trucco, rispolverando anche uno di quei poveri rossetti che, visto che la mascherina copre le labbra e quindi da un anno non vale la pena metterlo, rischiava di seccarsi e finire in pattumiera ancora quasi nuovo.

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