Dal legno di Vaia il grattacielo del futuro

Con i suoi nove piani e un’altezza di 29 metri sarà l’edificio in legno più alto d’Italia quello che sta prendendo forma a Rovereto, nell’area ex Marangoni Meccanica. Non è ancora terminato, ma per il Trentino è già un simbolo di rinascita. Infatti, lo si sta realizzando con il legname schiantato a terra dalla tempesta Vaia. Un progetto che ha come azienda capofila Ri-Legno di Trento, su commissione di Rovim Srl e Finint. Oltre all’edificio principale, il progetto comprende anche un altro palazzo di 5 piani, sempre realizzato con legname da schianti. Valore aggiunto del progetto è la finalità delle due palazzine: i 500 mq per piano ospiteranno 68 famiglie nell’ambito di un progetto di social housing che offrirà alloggi e servizi abitativi a prezzi contenuti, destinati a persone considerate più bisognose (anziani, disabili, migranti) e anche a giovani, famiglie monoparentali, studenti, lavoratori precari.

L’edificio, come detto, è costruito totalmente con il legno degli alberi caduti a fine ottobre 2018, grazie al lavoro di aziende certificate PEFC, organismo garante della certificazione di gestione sostenibile del patrimonio forestale e dei suoi prodotti, e aderenti alla Filiera Solidale PEFC, sistema pensato proprio per sostenere le zone colpite dalla tempesta. “Come PEFC Italia abbiamo lavorato sin dal primo momento per mettere in atto progetti per ridurre l’inevitabile caduta dei prezzi del legname e aiutare i proprietari che avevano subito il più grande danno di sempre alle foreste italiane”, sottolinea il presidente di PEFC Italia Francesco Dellagiacoma. “Siamo particolarmente fieri che il progetto di Rovereto abbia aderito alla nostra Filiera Solidale PEFC, con il tracciamento dei vari passaggi dagli alberi schiantati fino al nuovo complesso”.  Una filiera non solo solidale ma anche realmente corta quella del legno utilizzato alla ex-Marangoni: proviene dagli schianti nel Primiero e in Val di Fiemme, è lavorato in segherie del posto (tra cui quella della Magnifica Comunità), viene trasportato in Valsugana per essere trasformato in pannelli e, infine, viene assemblato in quel di Rovereto.

“Questo progetto ci permette di superare i luoghi comuni che vedono le case in legno come manie da architetti o edifici per soli ricchi. Un cambio di rotta, prima di tutto culturale, che non solo è auspicabile, ma anche necessario, visto che il settore dell’edilizia produce un terzo abbondante delle emissioni di CO2 complessive”, commenta Dellagiacoma. “Quello delle costruzioni in legno è un settore che va ampliato e incentivato, ma per il quale esiste un consolidato know how, che offre già garanzie di qualità, sicurezza e durata. Le case a emissioni zero non sono più un sogno, sono realtà; certo, il passaggio dal calcestruzzo al legno implica tempo, ma questo è il momento per guardare convinti in quella direzione. Sicuramente il progetto nell’area ex Marangoni di Rovereto dà la necessaria visibilità all’intero comparto delle costruzioni in legno”.

PEFC, presentando il progetto, ha reso noto che per realizzare il complesso verranno utilizzati 2.300 mc di legno ingegnerizzato, quantità prodotta dalle foreste trentine in soli 3 giorni. L’effetto climatico complessivo (stoccaggio + riduzione delle emissioni) è di 3.700 t CO2, pari alle emissioni di 3 anni di tutte le persone che abiteranno nel complesso. “Il risparmio rispetto all’edilizia tradizionale è dell’ordine del 50-70%di emissioni; quello che abbiamo di fronte è quindi il futuro dell’edilizia, cui l’Italia è chiamata a partecipare per contribuire all’obiettivo di ridurre le emissioni del 55% e contenere gli effetti della crisi climatica, come indicato dall’UE”, conclude Francesco Dellagiacoma.

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