Davide Verga, il fassano che allena i velocisti della Nazionale

Era la fine di agosto quando la FISI pubblicò la lista degli atleti convocati per partecipare al periodo di preparazione sulle nevi invernali in Sudamerica: Dominik Paris, Florian Scheider, Mattia Casse e, in fondo alla lista, in coda ai nomi degli allenatori, c’era anche quello di Davide Verga, preparatore atletico dei velocisti. Aperta parentesi: Provenienza dallo Ski Team Fassa. Chiusa parentesi.

“Mi piace definirmi come uno strength and conditioning coach”, ci racconta Davide. Un cognome che tradisce origini non esattamente trentine ma fieramente nato in valle: “Una storia comune ma sempre bella da raccontare. Padre pugliese di San Severo di Foggia e madre lombarda di Pavia che venivano in villeggiatura in alta valle e che si sono innamorati delle nostre montagne, tanto da scegliere di trasferirsi in via definitiva e di far nascere qui i propri figli”.

Davide ha 44 anni, un fratello gemello e vive da sempre ad Alba. “In realtà ho iniziato dall’hockey su ghiaccio e non dallo sci. Ho giocato nelle giovanili dell’HC Fassa dagli 8 ai 18 anni. La passione era grande e in più abitavo a 300 metri dallo stadio del ghiaccio”. Una storia diametralmente opposta a quella di Kristian Ghedina che, figlio del presidente dell’HC Cortina e portiere della squadra dei piccolissimi, a 7 anni mollò l’hockey perché doveva tornare a casa a piedi lungo un percorso – dice – lunghissimo tutte le sere portando un borsone pesante preferendogli gli sci dato che la seggiovia stava a meno di 100 metri da casa.

“Eravamo molti appassionati. Vedevamo la squadra in Serie A. Poi un giorno mi sono guardato allo specchio e ho capito che non avevo abbastanza talento per poter continuare a giocare ad un livello superiore. Però mi piaceva il mondo dello sport e sono andato a Milano per studiare scienze motorie all’Università Statale.

Una volta laureato, ho lavorato dieci anni con l’hockey ghiaccio nello staff del Fassa e lo faccio ancora nei rari momenti in cui sono in viaggio per lavoro. Questo mi ha permesso di fare tantissima esperienza facendomi crescere professionalmente. Nel frattempo cominciavo ad affacciarmi al mondo dello sci con sci collaborando con lo Sci Club Marmolada e con lo Ski Team Fassa. Questa è stata la ragione per cui ho partecipato al mio primo corso di formazione della FISI per specializzarmi nel lavoro da fare sugli sciatori. Il direttore era Roberto Manzoni – il coordinatore della preparazione atletica federale della direzione agonistica di sci alpino – che, durante quel corso formazione, mi chiese se ero interessato a entrare nella squadra dei preparatori di Coppa Europa. Ho colto l’occasione al volo: ho fatto quindi due stagioni nel circuito della Coppa Europa, poi mi sono fermato per un certo periodo e l’anno scorso sono rientrato direttamente in Coppa del Mondo, lavorando con lo stesso staff con cui mi esercitavo in precedenza.

Eurotrentina

Proviamo a pensare alle infinitesime variazioni nei programmi di allenamento tra atleti delle discipline veloci e tecniche, tra atleti giovani che devono potenziarsi e atleti esperti, cercando di rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e tendenze e perfino sulle novità tecniche dell’attrezzatura degli atleti perché gli sci moderni regalano performance eccezionali ma devono anche essere tenuti in pista e richiedono quindi una efficienza fisica perfetta. “Tra i vantaggi di questo mestiere però ci sono le tante trasferte che ti permettono di vedere posti nuovi, di conoscere gente nuova e, professionalmente, di confrontarti con tecnici e preparatori stranieri”.

E il rapporto con gli atleti? “Io mi occupo di loro durante i raduni e nel periodo delle gare e delle relative trasferte. Nei periodi in cui i ragazzi possono tornare a casa, tengo i rapporti con i preparatori personali che li seguono sul posto. Oggi il lavoro si può fare anche così, da remoto. Ci si telefona, ci si scambia documenti via mail, ci si parla e ci si confronta e si imposta un lavoro che sia utile e che possa dare continuità a ciò che si è fatto fino a quel momento”.

E nei mesi liberi senza gare Davide ha un regolare giro di lavoro in valle con atleti di hockey ghiaccio che segue da quando erano ragazzini e poi viaggia, soprattutto inseguendo le date dei concerti e il calendario NHL: “adoro vedere le partite della NHL dal vivo”.

Tu che quindi giri il mondo per lavoro e per piacere ti sarai fatto un’idea di come gli stranieri vedono la Val di Fassa e le Dolomiti: ci sono ancora americani che non sanno dove si trovano? “Mi è accaduto lo scorso anno durante le gare di Coppa del Mondo ad Aspen, in Colorado, negli Stati Uniti. Durante un momento di pausa mi sono fermato in pista a parlare con un volontario del posto: quando gli ho detto che venivo dalla Val di Fassa, mi ha letteralmente risposto che non si può capire cosa sono le montagne finché non si sono viste le Dolomiti. Una risposta che mi ha lasciato orgoglioso e un po’ stupefatto. Peraltro Aspen non è un posto che definirei brutto!”.

Enrico Maria Corno

dentelin.eu
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