Dalla difficoltà di trovare un affitto stabile fino al desiderio di restare a vivere in valle senza dover rinunciare al proprio futuro. È emersa una fotografia molto concreta della situazione abitativa in Val di Fassa durante la conferenza stampa di venerdì 22 maggio, nella quale il procurador del Comun General de Fascia, Edoardo Felicetti, ha presentato i risultati preliminari dell’indagine sul fabbisogno abitativo condotta sul territorio.
“La ricerca che abbiamo avviato è solo un primo momento di mappatura, che pure ci ha permesso di evidenziare la necessità di almeno 100 abitazioni disponibili. Il nostro obiettivo come Comun General ora è quello di avviare un iter di mediazione con Fondazione Abitare e dedicare delle risorse economiche a bilancio dell’ente e in collaborazione con la Provincia, per iniziare a lavorare praticamente sulle tematiche emerse”
L’indagine ha raccolto 252 risposte, provenienti quasi interamente da residenti della valle: il 94% dei partecipanti vive infatti stabilmente in Val di Fassa e, tra questi, il 97% risiede sul territorio da oltre cinque anni. Un dato che conferma come il tema della casa venga percepito soprattutto da chi in valle ci è nato, lavora o ha costruito qui il proprio percorso di vita.
Tra le richieste emerge un elemento significativo: oltre un quarto degli intervistati ha dichiarato di non avere particolari preferenze sul comune in cui vivere, purché si trovi in Val di Fassa. Una risposta che racconta bene come, oggi, la priorità non sia tanto scegliere il paese ideale, quanto riuscire a trovare una soluzione abitativa accessibile.
Le esigenze abitative riguardano soprattutto nuclei familiari di piccole e medie dimensioni. Il 43,3% cerca un alloggio per quattro persone, mentre quasi il 30% per tre persone. Più contenuta invece la richiesta per appartamenti destinati a una o due persone.
Molto interessante anche il dato sulle modalità con cui le persone immaginano di ottenere una casa. L’acquisto di un immobile resta la prospettiva più citata, indicata dal 38,5% dei partecipanti, ma cresce anche l’interesse verso interventi di ristrutturazione con cambio di destinazione d’uso, che raccolgono oltre il 24% delle risposte. Un segnale di una popolazione che non cerca solo emergenze temporanee, ma percorsi abitativi duraturi in continuità con il territorio.
Per quanto riguarda gli affitti a lungo termine, la fascia considerata sostenibile dalla maggior parte dei rispondenti si colloca tra i 600 e gli 800 euro mensili. Durante la conferenza stampa si è ricordato che il supporto di alloggi ITEA è ad oggi assente sul territorio di Fassa, elemento che va a sottolineare la necessità di individuare strumenti che vadano oltre le formule tradizionali di edilizia pubblica e che premino in qualche modo i giovani residenti altrimenti obbligati a trovare opportunità di vita lontano dal proprio territorio di nascita.
La questione abitativa appare inoltre capace di incidere profondamente sulle scelte personali. Più dell’83% di chi cerca un affitto dichiara infatti di interrogarsi su come cambierebbero le proprie abitudini di vita dovendo sostenere un canone mensile. Un dato che racconta un senso diffuso di precarietà e di preoccupazione rispetto alla sostenibilità economica del vivere in valle.
Tra gli aspetti emersi con maggiore forza durante la presentazione c’è quello dell’accesso al credito. Oltre il 93% di chi pensa ad acquistare una casa indica il mutuo come risorsa principale, mentre circa un terzo cita anche il sostegno economico della famiglia. Proprio a margine di questi dati, conferenza è emerso l’auspicio di un coinvolgimento più attivo e corale delle istituzioni nel facilitare l’accesso alla casa.
All’interno dell’incontro sono state delineate anche alcune ipotesi operative già sul tavolo. Si parla di contributi per il restauro, di bandi provinciali e di agevolazioni sul mutuo, ma anche della necessità di “superare l’emergenza” puntando su modelli di edilizia aggregata, cooperative e percorsi costruiti insieme ai Comuni. Tra le idee citate compare anche il Progetto provinciale Rival, l’iniziativa sperimentale che punta a realizzare circa 300 alloggi a canone moderato nelle aree svantaggiate e turistiche del Trentino e che è ad oggi al vaglio di alloggi e di proposte di immobili da adeguare.
Nel corso della conferenza è stato inoltre evidenziato come il problema non riguardi soltanto il numero di abitazioni disponibili, ma anche la complessità burocratica che accompagna molti percorsi di recupero o acquisto, quasi a fotografare un sistema che rischia di scoraggiare chi vorrebbe restare a vivere stabilmente sul territorio.
L’indagine rappresenta per ora una prima fotografia, ancora preliminare, ma già abbastanza nitida: in Val di Fassa il bisogno di casa non riguarda soltanto l’emergenza sociale, ma tocca il futuro stesso della comunità, la permanenza dei residenti e la possibilità per le nuove generazioni di continuare a immaginare qui il proprio progetto di vita.
Foto: Stefania Povolo






