Paolo Felicetti campione del mondo Master

Pubblichiamo l’intervista di Guido Bonsaver a Paolo Felicetti, recentemente laureatosi campione del mondo Master di sci alpino, pubblicata sul numero di maggio dell’Avisio, che potete scaricare qui.

Le belle storie, si sa, vanno raccontate senza tanti fronzoli, partendo dall’inizio. Faremo così anche in questa occasione, con l’unica eccezione che menzioneremo prima l’episodio che ha fatto da molla all’intervista. Mondiali Master di sci alpino, 6 marzo 2021, Cortina. Medaglia d’oro di categoria, e ottavo assoluto su più di duecento concorrenti dai 30 anni in su: Paolo Felicetti, anni 58 (quasi cinquantanove!), predazzano doc. Non è poco, anzi.

Viste le restrizioni per la pandemia, ci siamo sentiti virtualmente, ognuno davanti al proprio computer. Butto giù al volo una dozzina di domande, col batti e ribatti facilitato da un’amicizia che ci lega fin dagli anni delle scuole elementari. Da bambini, casa sua era un Eldorado. Le merende di mamma Loretta, indimenticabili. Ma bando ai ricordi.

Ciao, Paolo. Congratulazioni, prima di tutto. Sono ancora in corso i festeggiamenti?

Grazie mille per le congratulazioni, fanno sempre piacere, specialmente in questi momenti complicati. Purtroppo di festeggiamenti non ce ne sono stati, se non un colpo di gomito coi soliti compari d’avventura durante la premiazione.

Che peccato, mi dispiace. Ma ora, se permetti, vorrei partire da te piccolo, per capire come si arriva a quest’età a vincere un mondiale.  Ad esempio, come vivevi lo sport da bambino?

Mah, non so neanche se lo chiamavamo sport. Eravamo sempre in giro, mai fermi, anche d’inverno. Battevamo la pista da noi sui pendii sotto il Maso delle Coste, e li si faceva tutto con lo stesso paio di sci: fondo, salto, discesa, fin che veniva buio. Il resto dell’anno si era sempre con un pallone tra i piedi, o su una bicicletta sgangherata, o a saltare sui sassi dei torrenti o arrampicarsi sugli alberi. La sera si crollava sul cuscino, stanchi ma felici. Era sport anche quello, altro che.

E più avanti, lo sport agonistico?

Quand’ero alle scuole medie ho fatto delle gare di sci del circuito Fiemme-Fassa-Primiero, con dei discreti piazzamenti, ma poi con le scuole superiori, a Trento, ho mollato. Allora non c’erano quelle facilitazioni con cui i ragazzi di oggi possono coniugare studio e sport. O si faceva l’una o l’altra cosa. Dai vent’anni in su ho ripreso lo sci agonistico, ma a livello amatoriale. Ormai son quarant’anni che faccio almeno una quindicina di gare a stagione.

Durante i periodi morti dello sci, in estate, come ti mantieni allenato?

Lo sport che amo di più in realtà è il Windsurf. Lo pratico regolarmente, da anni, sul lago di Garda e ogni anno, l’estate, porto la famiglia in un bel posto esotico dove tira il vento giusto. In fondo è anche uno sport propedeutico per lo sci. Così come aiuta qualche bel giro in bicicletta nei giorni infrasettimanali. Ma a parte questo, la preparazione atletica, prima della stagione invernale, è fondamentale, anche per prevenire eventuali infortuni. 

C’è anche una dimensione collettiva? Sei parte di una squadra, o hai degli amici che ti accompagnano in questo percorso?

Fondamentalmente, se non ci fosse una dimensione collettiva, e cioè degli amici con cui condividere allenamenti, trasferte e gare non farei tutto questo. Anche se gli amici diventano avversari durante le gare, ci si diverte insieme, e si è contenti se l’altro fa bene, anche quando fa meglio di te. C’è la passione per lo sport che ci accomuna, ma c’è anche tanto piacere di stare insieme.

Ora vorrei parlare di dieta, ma per questo preferirei chiedere a tua moglie, Luisa, visto che non mi risulta che le tue doti culinarie vadano oltre un uovo al tegamino.

(Fortunatamente Luisa è in casa ed è, come sempre, sorridente e felice di contribuire)

Luisa, ci puoi dire quali sono la sostanza e i ritmi dietetici di Paolo?

La dieta di Paolo è sostanzialmente quella di tutta la famiglia. Quindi, direi, una dieta molto varia, dai carboidrati alle proteine animali e vegetali, tanta frutta e verdura di ogni tipo, e naturalmente non manca la pasta, alimento cardine soprattutto per lui!

E già che ci siamo: ci puoi dire come vive una moglie questa passione del marito?

La passione dello sci, per Paolo, è talmente grande che l’ha trasmessa a tutta la famiglia. Per quanto mi riguarda lo pratico solo a livello amatoriale, mentre le nostre figlie hanno sicuramente ereditato “il piedino” del papà: Alessia facendo agonismo fino a 18 anni per poi diventare anche lei maestra di sci; e Giorgia tutt’ora agonista con una passione innata!

In sostanza, condivido appieno l’interesse di Paolo per questo sport che piace tanto anche a me, e mi è capitato di seguirlo in qualche gara fuori porta, avendo così l’occasione di sciare e visitare posti nuovi.

Grazie, Luisa, gentilissima.

Torniamo a te, Paolo, e parliamo di lavoro e sport. Come riesci a conciliare l’attività sportiva con un lavoro impegnativo come quello di direttore tecnico di una delle più grosse aziende manifatturiere della Val di Fiemme?

È vero, il lavoro m’impegna parecchio ma ho capito che lo sport, nel mio caso, ha un effetto benefico, come valvola di sfogo. Non è facile ritagliare il tempo per allenarsi, certo. Però lo zoccolo duro della preparazione sugli sci lo ottengo durante le vacanze di Natale. Poi qualche mattina rubata al lavoro in inverno (ma ripagata la sera fino a tardi…!) completa il bagaglio dell’allenamento. Non è facile, ma quando c’è la passione – e fortunatamente amo il mio lavoro quanto lo sport – uno riesce sempre a trovare l’incastro giusto per riuscire a fare tutto, o quasi tutto.

E parliamo della gara mondiale, il 6 marzo. So che in passato avevi preso un bronzo nel Gigante, nel 2015, e avevi fatto un quarto posto l’anno scorso sempre nel Gigante, a Inssbruck. Sapevi di poter fare così bene quest’anno?

Devo dire che due calcoli li avevo anche fatti per capire dove potevo arrivare. Nel circuito internazionale, tra atleti, ci si conosce. Speravo in cuor mio di arrivare a una medaglia, non importava quale. Ero il più anziano della categoria, e tra quei missili di svizzeri e austriaci, ci si metteva anche qualche italiano e quindi i primi posti “i era beli che ‘ndai”. La pista però mi piaceva, e nel riscaldamento pre-gara su quella neve dura avevo con gli sci un feeling perfetto. In partenza ero carico. Durante la gara, ho sentito che andavo forte, e il cronometro lo ha confermato. Ma così forte non pensavo.

Che bella impresa, complimenti. E ora, la soglia dei sessant’anni. Ci siamo quasi. È vero che una volta hai dato gli anni sbagliati in un’intervista televisiva? Un lapsus freudiano o perché ti senti particolarmente giovane?

No, no, io vado fiero della mia età. Ricordo di quell’intervista che mentre parlavo mi sono reso conto di essermi sbagliato con gli anni, ma ho pensato che fermare tutto per correggermi sarebbe stato peggio e quindi ho lasciato perdere. Certo, ho poi dovuto fare i conti con amici e parenti che non me l’hanno fatta passare liscia. Ancora adesso ogni tanto tiran fuori ‘sta storia, no?

Ah, sì, sì. Secondo me la tiran fuori per invidia (dico io come un tacchino che si auto-invita al pranzo di Natale…). Allora una domanda conclusiva: il futuro? Si continua con i mondiali Master?

Sì, voglio continuare a gareggiare. L’obiettivo mondiale, certo, è molto stimolante, ma non è tutto. L’importante è fare qualcosa di piacevole, la gara in sé ne è solo il culmine, è quel minuto nel quale ti misuri con gli altri, e dài tutto te stesso. Ma se non c’é piacere nella preparazione, allora sarebbe solo uno sforzo, una fatica. Solo quando sarà così, smetterò. Per il 2022 i mondiali sono previsti in Svizzera, a St. Moritz. Chissà, sarebbe anche una bella occasione per una vacanza con la famiglia,

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