Fermate il mondo, voglio scendere

Fabio Pizzi, dalle pagine del numero di maggio dell’Avisio, riflette e ironizza sull’uso di tante parole inglesi nel linguaggio quotidiano.

Ne parlavamo l’altro giorno al telefono con Guido Brigadoi: da ormai decenni, e sempre di più, siamo circondati da parole straniere per definire situazioni e oggetti che potremo definire ricorrendo al buon vecchio italico idioma.

Intendiamoci, conoscere le lingue è fondamentale, utile e necessario ma, forse, stiamo esagerando un po’.

L’ultima parola, onnipresente, è “caregiver.” In italiano, la persona che si prende cura, che aiuta in casa chi ne ha bisogno. Azione importante ma non è che a dirla in italiano lo sia meno.

Avete mai provato ad andare in un salone automobilistico? Io l’ho fatto l’altro giorno perché la macchina di mia moglie ci sta abbandonando dopo 15 anni di onorato servizio e quasi 200.000 chilometri. 

Il venditore, bravo e simpatico, presentatosi come senior seller (venditore anziano, con esperienza) mi ha elencato la gamma top (migliore) e le new entry (novità) della season (stagione) 21/22. “Certo” mi ha spiegato “ci sono ancora alcuni modelli last minute (all’ultimo momento, gli ultimi rimasti) dell’anno scorso ma non ci sono paragoni ormai siamo al next level (livello successivo) e alla new generation (nuova generazione). Mi ha quindi mostrato un’automobile con fari full led (a luce piena, di ultima generazione), cruise control (regolazione automatica della velocità)  cockpit 3D (cruscotto che una volta acceso ha gli strumenti digitali che appaiono in tre dimensioni: figo!), interior carbon style (finiture interne in carbonio) wi-fi connection con bluetooth, stop & start (questi due non ve li spiego, li diamo per scontati!) e infotainment (con possibilità di gestire navigatore, telefono e dispositivi  tutto sullo stesso screen (schermo) ovviamente in hd (alta definizione) di ultima generazione. Il tutto corredato da ampi gesti delle mani, sguardi di intesa e un miliardo di sigle ABS, EBD, ASR,TCS (esistono davvero, andate a cercarli!) e sorrisi. 

A questo punto mi sono guardato in giro, mi sembrava di stare in una di quelle trasmissioni stile candid camera – tanto per continuare con l’inglese – e ho immaginato mio padre: uomo tutto d’un pezzo, concreto e dai sani principi, 68 anni, 41 e rotti dei quali passati a lavorare con impegno e fatica, padroneggiando innumerevoli e preziose competenze che io non avrò mai ma, come molti della sua generazione, lontano dalla conoscenza delle lingue, e me lo sono visto mentre con fare deciso, ma gentile, guardava il venditore e gli diceva: Va bene, come dici tu, purché funzioni al meglio, tenga la strada e consumi poco. Poi ho guardato il calendario appeso al muro del salone: anno 2021. Sono quasi 700 anni da che è morto Dante Alighieri (notte tra il 13 e il 14 settembre 1321) e, non c’è che dire, si sentono tutti! 

Fabio Pizzi

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