Filmfestival day to day – Giorno 5. Premiato “Schianti”

Fra gli altri premi conferiti ieri: “il premio “Lizard” assegnato a “La casa rossa” che sarà in proiezione anche oggi, e il premio “CinemAMoRe” assegnato al bizzarro “PrimAscesa”, (presentato ieri sera assieme al corto di Passigato e su cui ritorneremo) la giuria del Premio Studenti delle Università di Trento, Bolzano e Innsbruck ha deciso di assegnare il premio dedicato alle opere di particolare valore culturale realizzate da un autore di età inferiore ai 33 anni, a Schianti di Tobia Passigato (Italia/2021/), in base alla seguente motivazione:

“Schianti è una testimonianza che tiene viva la memoria della tempesta Vaia avvenuta nell’ottobre del 2018. Il cortometraggio attira l’empatia del pubblico con un ritmo cadenzato, una fotografia travolgente e le storie commoventi di persone che hanno vissuto questa catastrofe in prima persona. Il film invita a innamorarsi del bosco che è amico, casa e famiglia. Invita a comprenderlo e a prendersene cura, tenendo a mente tutto quel sapere che da tempi immemori viene tramandato di generazione in generazione con uno sforzo costante”.

Il premio è stato consegnato da un professore dell’Università di Bolzano al regista ieri sera prima della proiezione che sarà riproposta sabato sera.

La scelta del bianco e nero, dei 15 minuti di “Schianti” è stata una scelta fotografica per dare forza alle immagini degli schianti – ha spiegato il regista ispirato dal fotografo Salgado – e nello stesso tempo per concentrare l’attenzione sulle persone anziché sul paesaggio dolomitico”.

Schianti evoca rumori, suoni. “Una delle cose che mi aveva affascinato dell’evento in sé è il fatto che l’unica testimonianza è stato il rumore, nel buio senza rendersi conto di ciò che realmente succedeva se non il giorno dopo.”

Il film ha titoli e sottotitoli in inglese, segno della volontà del regista di proporre una testimonianza che potesse essere letta da tutti. “Uno dei timori era che le testimonianze fossero troppo vecchie e quindi non comprensibili da chi non conosce il bosco”. Il premio degli studenti lo ha rinfrancato. Il film ha tuttavia una proiezione positiva sul futuro grazie anche alla presenza di una giovane studentessa di scienze forestali che sulle gondole della Latemar 2200 fa da eco alle parole d’amore verso il bosco, di Elsa Danzi, delle sorelle Felicetti (prozie del regista) e di Silvano, guardia forestale del Primiero, con uno slancio d’entusiasmo mentre guarda il bosco ferito: “vorrà dire che qui ricrescerà”. Un atto d’amore incarnato da una giovane futura dottoressa forestale, e un messaggio di speranza verso un bosco che lei vedrà ricrescere.

Premi a parte, nel “Bosco” ci siamo immersi anche nel pomeriggio con una storia che unisce un borgo dell’appenino toscano di 13 anime, dal nome “Bosco” appunto, circondato da castagni che lo stanno sommergendo, e una cittadina uruguayana, Salto, dove il cognome più diffuso è lo stesso che nel villaggio toscano e dove Orlando, 103 anni, racconta di “Bosco” senza esserci mai stato.

E a proposito di emigrazione va segnalato un altro film in concorso visto oggi e su cui vale la pena ritornare: “Die letzten Österreicher”, la vita in una comunità tedescofona in Ucraina, la cui storia ricorda per alcuni versi sia l’emigrazione dei nostri Aizenponeri verso la Romania, sia le comunità trentine di Stivor nella Repubblica serba di Bosnia. Ne riparleremo con alcune osservazioni del regista gardenese Lukas Pitscheider.

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