Filmfestival – Giorno 7: due riconoscimenti a “Diga”

Il veneto Emanuele Confortin, regista del film “Diga” documentario che racconta la storia della famiglia di Renato Baldessari di Bellamonte, detti “Diga”, pastori transumanti da quattro generazioni, ha ottenuto ben due riconoscimenti per questo film.

La premiazione si è svolta ieri pomeriggio prima della proiezione delle tre pellicole in programma per la rassegna “Orizzonti vicini”, tra cui un bellissimo “Troiane” che racconta il viaggio di 400 tronchi abbattuti da Vaia in Carnia che vengono recuperati e trasportati al Teatro Greco di Siracusa, dove, protagonisti della scena, diventano muti testimoni di entrambe le tragedie: Vaia e il dramma di Euripide.

Il primo riconoscimento assegnato a “Diga” è stato il Premio Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, istituito dalla Fondazione Dolomiti UNESCO e dalla SAT Società Alpinisti Tridentini, al miglior film che documenti la consapevolezza delle comunità rispetto agli eccezionali valori universali riconosciuti da UNESCO e la capacità di una conservazione attiva del territorio, e che è stato consegnato dal presidente della Fondazione Mario Tonina.

«Un racconto asciutto, privo di retorica», si legge nella motivazione della giuria. «La narrazione si snoda attraverso la testimonianza di più generazioni, mettendo in luce l’evoluzione di una professione, quella del pastore di pecore, che è cambiata non tanto nella sua essenza, ma nelle migliorate condizioni di vita durante il viaggio che ogni anno da Passo Rolle porta i Baldessari a spingersi fin nella pianura veneta. L’aspetto che forse resta più impresso alla fine del filmato è forse proprio il grande amore di tutti i protagonisti, giovani e non, per questa vita di indubbio sacrificio, di lontananza dalla propria casa, dai propri cari, ma che significa anche libertà, semplicità, rapporto con gli animali e la natura, perché, come dice Renato fin dall’inizio: “Fare un lavoro che ti piace non ha prezzo”».

il Premio Museo Usi e Costumi della Gente Trentina, istituito per premiare il film che meglio rappresenti con rigore documentario etnoantropologico gli usi e costumi delle genti della montagna, è stato consegnato dall’ormai ex direttore del Museo Giovanni Kezich, appena ”giubilato” dalla giunta provinciale a 2 anni dalla pensione.

«Il documentario racconta la passione innata per la cura delle greggi nel suo trasmettersi alle nuove generazioni – citiamo dalla motivazione – in una famiglia di pastori da sempre, le asprezze e le difficoltà del lavoro, cui si è ora aggiunta la grave insidia del lupo predatore, e la speranza in un avvenire pastorale anche per le figlie e le loro future famiglie».

Alla premiazione non erano presenti Renato Baldessari e la figlia Angelica che sono arrivati in sala durante la proiezione, in tempo per godersi gli applausi finali del folto pubblico, presente anche per seguire il gradevole “Paesaggi del cibo” di Michele Trentini e Andrea Colbacchini.

 

 

 

 

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