Filmfestival – Gli ultimi austriaci: l’emigrazione ai confini dell’Impero

Fra l’elenco dei film premiati alla 69° edizione del Trento Filmfestival, abbiamo già sottolineato la presenza di “Die letzten Österreicher” il film vincitore della Genziana d’argento per il miglior contributo tecnico-artistico.

Il film ci aveva colpito anche per il tema: “Quante persone ci vogliono per diventare una comunità, una patria? Che cos’è che crea il sentimento dell’identità nazionale: il perpetuarsi delle tradizioni, la lingua, la nostalgia condivisa?” L’interrogativo l’ha posto la stessa giuria sottolineando come il regista, il gardenese Lukas Pitscheider, accompagnando lo spettatore negli chalet di legno austriaci in mezzo ai Carpazi ucraini in una valle isolata e circondata da una fitta foresta, ponga diversi interrogativi su globalizzazione, immigrazione, identità.

Ciò che ci ha incuriosito è stata tuttavia l’analogia che abbiamo avvertito fra l’esperienza di questo villaggio austriaco, Königsfeld, nel bel mezzo dei Carpazi ucraini dove si parla ancora l’antica lingua d’origine, con l’esperienza dei nostri Aizenponeri che nell’800 emigrarono per costruire le ferrovie ai confini dell’Impero. Artigiani esperti nel lavoro della pietra per costruire ponti, così come queste comunità tedescofone emigrate nel ‘700 erano esperti lavoratori del legno. Piccole comunità di cattolici ed evangelisti che dalle rive del Danubio (per lavoro, ma anche per fuggire da persecuzioni religiose) finirono sui Carpazi in quell’angolo di terra che dopo la caduta dell’impero asburgico divenne Cecoslovacchia, poi Ungheria, Unione sovietica e Ucraina.

E’ una realtà molto simile alle nostre – ha spiegato il regista Lukas Pitscheider – hanno conservato anche alcune forme rituali, come quelle legate al solstizio d’estate, ma è una comunità che sta scomparendo, in qualche modo fagocitata dalla lingua ucraina. E’ triste, ma sarà così. Il tedesco svanisce, arrivano da altri paesi e occupano le case lasciate da chi se ne va, anche ritornando in Austria o nella vicina Slovacchia.

Il film, sempre disponibile sulla piattaforma online del Festival fino a domenica, è uno sguardo nostalgico, su una valle difficilmente raggiungibile anche a causa delle strade sconnesse, una sorta di enclave culturale e geografica. La scena finale con la costruzione di un improbabile skilift da parte di chi non si arrende e spera di portare il turismo in valle, ci trasporta quasi nostalgicamente negli anni del pionierismo sciistico delle nostre valli.

Il film ci ha fatto ricordare anche le comunità trentine di Stivor, la cittadina della Repubblica serba di Bosnia, che emigrarono in massa dalla Valsugana circa 140 anni fa a seguito di una devastante alluvione del Brenta. Quel paese e quella comunità di poche centinaia di persone, sopravvive ancora. Parlano un trentino arcaico e conservano usi e tradizioni, mantenendo attivi i rapporti col Trentino, anche grazie alla doppia cittadinanza.

Il destino di Königsfeld sarà probabilmente diverso.

 

 

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