Giada Chen, dalla Val di Fiemme alle passerelle di tutto il mondo.

Il fattore “tempo” sembra giocare un ruolo fondamentale nella vita di Giada. Il tempo da non sprecare, fin dal giorno della sua nascita, avvenuta con tre mesi d’anticipo. 

Nasce a Bologna in un ospedale specializzato in parti prematuri da genitori cinesi (mamma di Shanghai, papà di Wenzhou) che hanno deciso di mettere radici in Italia, tra Trento e Bolzano. Giada necessita da subito di cure continue così che i genitori non possono fare altro che affidarla ai nonni rimasti in Cina dove rimane per ben sei anni. Quando ritorna finalmente a vivere in Italia a Castello di Fiemme con i suoi genitori, Giada parla solo cinese e si trova ad imparare italiano e tedesco dal nulla. “Non è stato facile conoscere i miei genitori a sei anni. Per me erano in effetti degli estranei, due volti mai visti, perfetti sconosciuti”.

I genitori di Giada sono grandi lavoratori, hanno diverse attività, tra cui un ristorante. Con lo sfondo delle cime innevate dei Lagorai, la vita di Giada prosegue così tra la scuola e mille responsabilità. I genitori da lei si aspettano voti eccellenti ma anche un aiuto al ristorante: “Avevo il doposcuola quasi tutti i giorni, la sera rientravo prima di cena e, invece che riposare, lavoravo fino alla chiusura. Non ho mai avuto la libertà di cui godevano i miei amici, non ho ricordi della spensieratezza di un pomeriggio trascorso in serenità al parco con i miei genitori. In verità, non sono nemmeno mai andati ad un mio colloquio scolastico: pretendevano che avessi ottimi risultati ma dovevo fare tutto da sola e, quando non sapevo come fare un compito, andavo a chiedere aiuto girando tra i tavoli del ristorante. Passavo molto tempo da sola ma non mi sono mai interessati i giochi: volevo solo un po’ di tempo con la mia famiglia”. 

A sedici anni, quando ancora frequenta il liceo, Giada decide di passare l’estate andando a lavorare come cameriera in una baita, lontana da casa e dalle continue pressioni dei genitori. Una scelta non semplice e certamente non scontata per una ragazzina della sua età, dettata dalla necessità di trovare un’indipendenza economica. Nello stesso periodo Giada prende parte ad alcune sfilate e ben presto viene notata da agenti e scout del settore: il suo è un volto particolare, interessante, e i primi importanti ingaggi non tardano ad arrivare tanto che – ancor prima di diventare maggiorenne – compare sulle pagine di Vogue Italia. Partecipa poi a video musicali di nomi importanti della discografia italiana e internazionale come Salmo, Benji & Fede, Maneskin e addirittura Snoop Dog e segue le più famose sfilate di moda tra Milano e Parigi come reporter per i canali televisivi tematici del settore. 
Prende il diploma e decide di seguire la propria strada, diversa da quella che già conosce. Nonostante i discreti guadagni, lavorare come modella non è però la sua ambizione: Giada ha invece una spiccata predisposizione per gli affari e per questo decide di iscriversi al Corso di Laurea in Business e Management all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

I genitori si offrono di provvedere ai primi due mesi d’affitto e alla prima retta scolastica e, di fronte alla prospettiva di tornare a casa a gestire le cose di famiglia, Giada Chen non perde tempo, si mette immediatamente alla ricerca di un lavoro e diventa subito una responsabile di sala al Casinò di Venezia.

Con gli anni Giada si trasferisce a Milano, termina gli studi laureandosi con ottimi voti e comincia a lavorare, cambiando ambito molto spesso girando il mondo e acquisendo professionalità tanto importanti quanto diverse: da export manager in Brianza nell’arredo di lusso alla Germania dove, ai tempi della pandemia, importa ed esporta dalla Cina i dispositivi di protezione individuale prodotte da una multinazionale, finanche diventando vicepresidente di una società bresciana del settore. Non basta: nello stesso periodo Giada apre una società tutta sua, fornendo un servizio di consulenza alle aziende italiane nella ricerca del giusto partner commerciale in Asia. Proprio questo sembra essere il suo futuro, visto che ora, oltre ai numerosi impegni imprenditoriali, è impegnata nel conseguire un Master in Export, Contrattualistica e International Management della Business School del Sole 24 Ore.

Un ritmo frenetico. Giada, per ricaricarsi, non manca di fare qualche scappata in valle: ”Della vita in Val di Fiemme mi manca la genuinità nelle relazioni. La mia migliore amica è di Molina ed è la stessa di quando ero bambina. Nel mio ambiente tutti sono concentrati a fare di più, a lavorare, a mettersi in competizione, a guadagnare di più ma quando rientro in valle mi accorgo di quanti mi manca la genuinità di questo ambiente. Chi vive perennemente sotto stress come me ha bisogno ogni tanto di ritrovare la qualità di vita che si trova qui”.

Di sogni nel cassetto per il momento non se ne parla ma non mancano gli obiettivi da concretizzare: “Da quando avevo diciassette anni ho l’abitudine di fissare obiettivi da raggiungere ogni tre anni. Il prossimo è quello di arrivare un giorno a poter dare ai miei figli “futuri “un benessere economico, garantendo loro il meglio, senza dipendere dall’aiuto di nessuno”.

Leonilde Sommavilla

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