Giovanni, i fiori e il bello

ValdiCembra2030 è lo spazio web nato per raccogliere e raccontare le realtà locali dell’imprenditoria, dell’associazionismo e della società civile attraverso i valori e gli obiettivi dell’Agenda2030, allo scopo di sviluppare un movimento di confronto, riflessione e azione dei settori produttivi, istituzionali e sociali locali intorno al concetto di sviluppo sostenibile.

Il progetto, promosso da Punto Doc in collaborazione col Piano Giovani di Zona della val di Cembra ha mappato finora 16 realtà associative o imprenditoriali, soprattutto di giovani cembrani, e non, che sono ritornati dall’estero o da altre destinazioni, o che hanno scelto di restare in una valle difficile, schiacciata tra la città e le più turisticamente sviluppate valli di Fiemme e Fassa, che sta cercando un percorso che possa valorizzare le proprie peculiarità.

Ci sono viticoltori, pittori, musicisti, bariste, un’allevatrice di alpaca. Alcuni si sono presentati, assieme al promotore del progetto, Tommaso Pasquini, in occasione di un incontro a Sover proprio sul tema della “restanza”, programmato, assieme ad una decina di altri incontri su tematiche diverse, all’interno di un progetto “Un cammino per…” promosso dalle Acli e dal gruppo “Destinazione val di Cembra” che ha coinvolto tutta la valle e che sta concretizzandosi in un vero e proprio cammino.

Uno di questi piccoli imprenditori che hanno voluto “restare” lo abbiamo incontrato nel suo spazio a Faver che definire fioreria è assolutamente riduttivo, come lo è chiamare Giovanni Piffer semplicemente fiorario. Giovanni ama i fiori, non c’è dubbio, ma per lui in val di Cembra non è tutto rose e fiori, ci aveva anticipato qualcuno che lo conosce bene.

“Erano preoccupati che parlassi male della valle – esordisce – ho deciso di stare qua, per me è molto importante, ma ci sono grossi problemi, non c’è una mentalità turistica nelle persone, sono impaurite, se vedono una persona sconosciuta si impauriscono, si chiudono”.

33 anni, perito elettronico, ha aperto il negozio 9 anni fa, seguendo ciò che aveva nel cuore. “Ho fatto corsi da fiorista a Verona e Cesena, con molte difficoltà perché era aperto solo a chi aveva già un negozio. Ho dovuto fare un colloquio e alla fine mi hanno accettato”.

Giovanni era consapevole di avere davanti una grande sfida: provare a fare qualcosa in cui crede nonostante tutti lo sconsigliassero cercando di orientarlo verso lavori più sicuri nella convinzione che un esercizio di questo tipo non potesse sopravvivere in un piccolo paese di montagna di 600 anime e dove arriva solo chi vuole arrivarci perché c’è una galleria che lo bypassa.

In effetti è davvero un azzardo, ma ce l’ha fatta. “A dire il vero non volevo aprirlo qui, pensavo a negozi più sensati a livello commerciale poi sono andato a vederlo e ho capito che questo luogo abbandonato era il luogo giusto”.

L’ha chiamato “Madre terra, i fiori dell’anima” ma sulla sua vetrina, “che la sera illumina la strada e a Natale getta luce e colori diversi fino sulla piazza” dice, non ci sono insegne. Dentro un profumo intenso, fiori ma non solo, anche tante “cose belle” perché Giovanni vuole proporre bellezza: valorizzare la bellezza della valle, ma portare anche la bellezza da fuori. E dalle valli trentine e oltre vengono anche i suoi clienti.

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Come mai vengono anche da lontano, cosa gli offri che non trovano altrove?

“Chi lo sa, spero accoglienza, chiacchiere per la loro anima, fiori belli e che aiutino chi li riceve”.

Giovanni propone di tutto, “basta che sia bello e la gente – assicura – apprezza la ricerca di cose particolari. Se vengono a cercarmi una ragione ci sarà”. Fra le cose belle: vasi in tessuto, borse, profumi e sartoria italiana, gioielli originali, candele naturali, piccole collezioni, stole. Cose belle, appunto, selezionate e per poco tempo, poi ci sarà qualcos’altro, bisogna cogliere il momento. Ma i fiori ci sono sempre. Fra l’altro spiccano degli angeli, ma non bambini, angeli adulti. “Io ci credo negli angeli, ed è importante che siano adulti”.

Non c’è campo in quel luogo, ma il cellulare non gli serve. Gli serve invece una poltrona, l’unica seduta del negozio, dove accoglie i suoi clienti che spesso passano di lì solo per confidarsi, scambiare due parole. Insomma, non è un supermercato dei fiori, ma un luogo che unisce bellezza ed emozioni, fiori e relazioni umane.

Oggi il suo negozio diffonde bellezza in tutto il paese, e rappresenta un modello di possibilità per i suoi giovani, “ma il paese – afferma Giovanni tornando al tema del turismo cembrano – rimane un paese triste, lo dicono anche quei turisti che passano da me, sebbene io non lavori tanto coi turisti che vengono a farsi una passeggiata.

Del resto – denuncia – come fanno a fermarsi, non ci sono strutture di accoglienza, dopo le 13 non si mangia, alcune strutture hanno chiuso e neanche un gelato si riesce a mangiare”.

Un pessimismo resistente, potremmo definirlo, quello di Giovanni Piffer, un pessimismo della ragione cui sopperisce con l’ottimismo dell’anima. E come lui ce ne sono tanti altri che credono in una valle che non sia solo viti e porfido.

Francesco Morandini

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