Giro d’Italia in barca a vela – parte 7: “L’ultima notte”

Sono Cecilia Zorzi, velista. Le mie radici sono tra le splendide montagne della Val di Fiemme ma ora giro il mondo solcando i mari a bordo di una barca a vela. Dopo anni di mancanza di una regata che circumnavigasse l’Italia, nel 2021 ne sono state organizzate ben due, prima in un verso – da Genova a Trieste – e poi nell’altro, da Venezia a Genova. Nel giro di poche settimane quindi mi sono ritrovata a completare due volte il periplo del nostro bellissimo paese e quello che leggerete è il mio racconto del secondo, il Marina Militare Nastro Rosa Veloce, regata non-stop di 1500 miglia da percorrere su una barca a vela condotta da un equipaggio misto – una donna e un uomo.

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Una cosa che mi ha insegnato la vela offshore è che arriva un punto in cui il tuo corpo dice no, non importa quanta volontà tu ci metta. Puoi raschiare il fondo del barile in cerca di energia, ma quello che troverai sono solamente vertigini e colpi di sonno. Penso che la bravura sia non arrivare mai a questo punto, o arrivarci il più tardi possibile, perché una volta che ci sei, c’è poco da fare. Ci siamo lasciati l’Elba alle spalle e navighiamo verso la Gorgona, l’ultima boa prima dell’arrivo.

È la nona notte di regata e io e Ale sembriamo dei fantasmi. Controllo velocemente la rotta sulla carta prima di iniziare il turno e per la prima volta in dieci giorni desidero con tutte le mie forze di essere altrove. Scossa dai brividi di freddo che accompagnano ogni risveglio capisco che dobbiamo momentaneamente cambiare strategia per essere sicuri di riportare barca ed equipaggio a casa.

Considerata la nostra stanchezza non è il caso di occupare la solita seduta accanto al timone: con la barca sbandata, una caduta da lassù significa un volo di qualche metro. Meglio sistemarsi al sicuro dentro il pozzetto, per quanto possibile al riparo da acqua e vento, e lasciare il governo all’autopilota, che dopo 1.500 miglia va sicuramente più dritto di qualsiasi skipper. Questo però non significa perdere il controllo della situazione, ogni pochi minuti si controlla la cartografia e l’orizzonte, scotta randa sempre in mano per essere pronti a ogni evenienza.

Le ultime miglia sono sempre le più dure, ma fortunatamente dopo una piccola incertezza, il vento continua ad assisterci anche nel Golfo di Genova. Rincuorati dal sollievo che ogni alba porta, navighiamo fino a Portofino e oltre, fino alla linea d’arrivo. Ed ecco la prima sorpresa! Sul gommone dell’organizzazione che ci viene incontro c’è un’intrusa, la mia sorellona.

E non è la sola ad accoglierci: al nostro ingresso in porto ci attendono le nostre famiglie con uno striscione: “GRANDI CECI E ALE. FORZA MISENO!”. Toccare terra dopo un giro d’Italia è una vera emozione, trovare lì i nostri cari è la cosa più bella del mondo.

Epilogo

È passata qualche settimana dalla nostra avventura, e i ritmi del mare hanno già lasciato il posto a quelli terrestri. Anche ora a mente lucida non vedo nell’ultima notte una resa. Abbiamo continuato a lottare con i mezzi che avevamo, non sono pentita e sono contenta di quello che io e Alessandro abbiamo dimostrato in questo giro d’Italia.

Poche cose nella vita mi hanno dato tanta soddisfazione, e nonostante la stanchezza la mascherasse un po’, la nostra gioia all’arrivo è stata incontenibile. In parte, non lo nascondo, era proprio perché finalmente era finita. Terminata la regata con un ottimo terzo posto, potevamo finalmente goderci un letto asciutto e una doccia calda.

Ripensando al nostro periplo, le gelide notti al timone e tutte le fatiche sono già offuscate. Riaffiorano nitidissime invece albe stupende, incredibili cieli stellati e tramonti indelebili. Colazioni guadagnate dopo ore di digiuno perché troppo impegnati nelle manovre, momenti di risate sfrenate scatenate dalla stanchezza e dal sollievo di aver preso la decisione giusta, nuvole pazzesche e lampi mai visti. Queste sono le cose che rimangono e di cui sento già la mancanza. Queste sono le cose che mi spingono a tornare in mare ogni volta, presa da una dipendenza per quella che i marinai, da bravi instagrammer, hanno preso a chiamare “vitamin sea”. Il disagio di essere sempre bagnati e di non avere un momento per staccare, la privazione del sonno e le fatiche della navigazione vengono battute 100 a 0 dalla gioia di vedere il sole che sorge dopo una notte senza luna. Dall’inebriante consapevolezza di essere padroni della propria rotta. Dall’immensa soddisfazione di aver circumnavigato il nostro bellissimo paese.

E per questo ho deciso di lanciarmi in un progetto ancora più ambizioso, in solitario e su una barca più piccola chiamata Mini 6.50, lunga proprio 6 metri e mezzo. Con questa barca voglio attraversare l’Atlantico tra due anni, prendendo parte all’edizione 2023 della Mini Transat. Ma questa è un’altra storia, e non vedo l’ora di raccontarvela.

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