L’anima in un violino

Pubblicato nel 2011

Da sempre sente e vive l’arte come una componente fondamentale del proprio essere. Fin da piccolo, Giuliano Doliana, entra in contatto con la pittura, la scultura e il mondo della liuteria. «Avevo dodici anni quando, con alcuni amici, ho iniziato ad assistere al lavoro di un liutaio napoletano che aveva il laboratorio in piazza Benesin a Tesero – inizia a raccontare Doliana -. Vedere nascere gli strumenti musicali sembrava una magia. Guardando la lavorazione e la trasformazione del legno ho imparato le basi di quella che è poi diventata una vera e propria passione».

L’attrazione verso questo mondo e l’opportunità offerta dall’amico liutaio lo porta a realizzare la sua prima chitarra a 15 anni. Galvanizzato dal risultato raggiunto, poco dopo crea una seconda chitarra, classica, e partecipa ad alcuni concorsi vincendo anche una borsa di studio. «Ma quegli anni non erano facili e non ho avuto la possibilità di trasformare la passione in una vera e propria occupazione, per cui ho abbandonato quella strada e ho trovato lavoro come progettista alla Frade, la fabbrica di giocattoli di Tesero».

Ma, col passare degli anni, non diminuisce l’attrazione per gli strumenti, tanto che nei primi anni ‘80 riprende in mano i suoi vecchi attrezzi, studia, si informa da vari liutai e arriva a creare il suo primo violino utilizzando, come modello, uno Stradivari. A questo seguono, poi, altri quattro violini e una viola. «Sono molto legato ai miei strumenti, soprattutto alla viola: l’ho creata nel 1985 in occasione della tragedia di Stava. È stata suonata da Ezio Vinante, oggi insegnante e Direttore della Scuola di Musica il Pentagramma, all’inizio della sua carriera».

Doliana ha creato da sé ogni minimo particolare di questo elegante strumento, disegnandone anche la sagoma. Fino a quel momento aveva ripreso le forme e le proporzioni dei violini che più gli piacevano. «Ma il mondo degli strumenti ad arco – prosegue Giuliano – è vastissimo e richiederebbe una vita intera dedicata allo studio delle proporzioni, del suono e del legno che è l’elemento principe degli strumenti ad arco e la nostra valle offre uno dei migliori abeti del mondo».

Giuliano spiega, poi, che il legno di risonanza (o legno maschio) migliore per creare delle tavole armoniche per violini e viole cresce sopra i 1400 metri. A tali altitudini la velocità di crescita è ridotta rispetto ad altezze inferiori, quindi le venature del legno sono più ravvicinate e questa caratteristica permette che il legno produca un suono più acuto. Seguendo lo stesso criterio le tavole armoniche di strumenti con sonorità più grave, come il violoncello o il contrabbasso, si ricavano da alberi cresciuti ad altitudini più basse.

Da dove si parte per arrivare al prodotto finito? «Dallo studio – risponde sorridendo Giuliano -. Sono strumenti talmente complessi che richiedono uno studio approfondito e una ricerca continua».

Doliana ha conosciuto molti artigiani e liutai e spiega che ognuno ha la propria idea riguardo a materiali e tecniche di realizzazione: «C’è l’estimatore della scuola cremonese che dà al violino una curvatura morbida e uniforme, e chi preferisce, invece, la scuola napoletana che conferisce allo strumento una forma più schiacciata». Ma ne esistono molte altre alle quali si fanno risalire strumenti diversi per estetica e per sonorità. E come c’è diversità nella forma, c’è varietà anche nei materiali utilizzati. «Solitamente il manico e il fondo del violino sono in acero, mentre la tavola armonica è d’abete. La tastiera può essere di ebano o palissandro, entrambi legni duri e resistenti. Personalmente preferisco il palissandro: lo utilizzava anche Stradivari, nonostante il legno più classico sia l’ebano».

Oggi Giuliano non si dedica più alla creazione dello strumento: «Per arrivare ad avere un violino completo, occorrono 200 ore di lavoro partendo da una tavola armonica stagionata per un minimo di quattro anni. In questo momento non ho il tempo materiale per intraprendere un percorso di questo tipo». Non riesce tuttavia ad abbandonare i suoi attrezzi di lavoro e continua a riparare e rimettere a nuovo antichi strumenti.

Doliana coltiva da sempre anche la passione per la scultura e la pittura. Quest’ultima, in modo particolare, è l’attività che sente più spontanea e immediata. «Mi piace sperimentare tutte le tecniche di pittura, non ne ho una preferita, sento fortemente la necessità di spaziare tra le possibilità che la pittura mi fornisce». Ha anche realizzato diverse sculture, tra le quali un presepe finemente intagliato.

Tra i suoi legni preferiti l’acero, che descrive come un legno bellissimo e molto fine nella colorazione e nella resa dei soggetti. «Per poter scolpire il legno, anche per la creazione dei violini, bisogna imparare a sentire il legno stesso, bisogna essere guidati anche dai suoi difetti, solo così emergerà la sua anima».

Ci lascia, infine, con un augurio: «Il mondo del legno è vastissimo così come lo è quello della liuteria. Per poter apprenderne i segreti e le peculiarità si dovrebbe studiare fin da piccoli: per questo motivo mi auguro che venga creata una scuola per liutai in zona, in modo che l’eccellenza che vantiamo per il nostro legno possa essere anche l’eccellenza di una professione».

Francesca Dondio

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