Giuseppe Dellantonio/Bryan Venturini: intervista doppia

GIUSEPPE DELLANTONIO

Anno di nascita 1946

Ex atleta Gruppo Sciatori Fiamme Gialle

Allenatore

L’EMOZIONE SPORTIVA PIÙ GRANDE

Ho avuto la fortuna di saltare bene e questo mi ha permesso di essere arruolato nel Gruppo Sciatori delle Fiamme Gialle, proprio in casa a Predazzo. In seguito, sono diventato allenatore di salto e per me è stato motivo d’orgoglio essere riuscito a portare molti giovani atleti in nazionale, saltatori che poi si sono confermati degni di gareggiare a livello internazionale. Come allenatore anche della nazionale italiana, ricordo con piacere le vittorie in diverse gare di Coppa del Mondo con Roberto Cecon e i fratelli Lunardi; ho anche visto Virginio vincere i Mondiali Juniores.

IL MIO SOGNO SPORTIVO NEL CASSETTO

Il sogno realizzato è stato quello di vivere da allenatore l’ambiente della Coppa del Mondo del salto per ben 15 anni. Ho conosciuto molti allenatori di valore che mi hanno insegnato tanto, in particolare il finlandese Hannu Lepisto, per me il migliore in assoluto, di cui sono stato poi anche aiuto allenatore quando era alla guida della nazionale italiana. In quegli anni ci siamo confrontati con i migliori atleti internazionali, tra cui il finlandese Matti Nykänen, il polacco Adam Małysz, le squadre della ex Germania dell’Est e dell’Austria, allora come adesso sempre molto forti.

COSA INVIDIO AI SALTATORI D’OGGI

Mi risulta difficile rispondere, perché da quando sono andato in pensione non seguo più il circuito internazionale del salto. Quello che posso dire è che oggi è più facile arrivare al vertice, perché i regolamenti del passato rendevano più difficile fare punti e salire le classifiche. Oggi conta tantissimo saltare lungo e ci si può permettere anche di sbagliare un po’ nello stile.

PERCHÈ SONO FELICE DI ESSERE STATO UNO SPORTIVO DI IERI

Ho avuto la fortuna di poter mettere a frutto la mia passione sportiva nel salto, per poi arrivare ad abbinare la mia attività di militare-sportivo a quella di allenatore. Mi rendo conto di aver avuto dei privilegi: da atleta e da allenatore ero perennemente con la valigia in mano, sempre pronto a vedere posti nuovi e a vivere nuove emozioni.

COS’È PER ME IL SALTO

Sicuramente il salto per me è stata una passione fin da quando ho iniziato a praticarlo; come allenatore è stata un’attività che mi ha regalato tante soddisfazioni a livello internazionale.

LA DOLOMITICA IN TRE PAROLE

Attenta al bene dei giovani; diversità, perché propone molte discipline tra cui scegliere; orgoglio, perché sono fiero di aver fatto parte di questo movimento sportivo.

BRYAN VENTURINI

Anno di nascita 2006

Categoria U16

Iscritto al primo anno del Liceo Artistico di Pozza di Fassa e inserito nel progetto Ski&Ice College

Campione italiano U16 HS60

L’EMOZIONE SPORTIVA PIÙ GRANDE

Finora l’emozione più grande l’ho provata quando ho partecipato alla mia prima gara internazionale, a Ruhpolding, in Germania, nel 2017. Ero abituato alle competizioni nazionali, in cui gareggiavo con i miei compagni di squadra o comunque con atleti che conoscevo. Saltare fuori dall’Italia è stata l’occasione per conoscere un posto nuovo e anche nuovi amici.

IL MIO SOGNO SPORTIVO NEL CASSETTO

Arrivare a fare la Coppa del mondo di combinata nordica, ma non posso dimenticare che bisogna essere forti in tutte e due le specialità. Nelle competizioni di combinata conta l’unico salto che si effettua e che stabilisce l’handicap per la partenza della prova sugli sci stretti.

COSA INVIDIO AI SALTATORI DEL PASSATO

Non mi viene in mente nulla da invidiare agli atleti del passato.

PERCHÈ SONO FELICE DI ESSERE UNO SPORTIVO D’OGGI

Il modo di saltare di oggi è diverso rispetto a quello del passato: una volta si saltava con gli sci chiusi e le braccia in avanti; oggi con gli sci aperti e con le braccia lungo il corpo; sicuramente un gesto più naturale: sembra proprio di volare!

COS’È PER ME IL SALTO

Si inizia a fare questo sport per passione, perché è bello sentirsi liberi nell’aria, perché regala belle emozioni. Poi, con il tempo diventa sempre più anche un impegno. In futuro, mi piacerebbe diventasse il mio lavoro.

LA DOLOMITICA IN TRE PAROLE

Famiglia, innanzitutto; poi aiuto, perché c’è sempre per incoraggiare a tenere duro e andare avanti (penso, per esempio a Virginio Lunardi che mi ha supportato e mi ha permesso di ottenere i miei primi risultati); infine, divertimento perché condivido la passione per questo sport con i miei amici.

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