Gli auguri/monito della Fondazione val di Stava 1985

Fra gli auguri natalizi che abbiamo incrociato in questi giorni, vogliamo segnalare la lettera di Clemente Deflorian, Carlo Dellasega e Graziano Lucchi, rispettivamente presidenti dell’Associazione 19 luglio val di Stava, vicepresidente e presidente della Fondazione Stava 1985 onlus, che contiene, assieme, un monito per quello che è accaduto 36 anni fa e ciò che sta accadendo oggi, ma anche un messaggio di speranza per il futuro.

“La loro memoria sia di monito perché la superficialità, la noncuranza, l’approssimazione, l’incuria, l’interesse non debbano più prevalere sulla cura per l’uomo, la sacralità della vita umana, la coscienza delle personali responsabilità”.

La frase riportata in calce al lungo elenco con i nomi delle vittime della Val di Stava racchiusi nella lapide in cristallo che fu benedetta da Papa Giovanni Paolo II e che è conservata nella chiesetta di Stava riacquista attualità alla luce dei tanti disastri che sono avvenuti dopo Stava, ultimo lo schianto della cabina della funivia del Mottarone, fotocopia esatta del primo disastro della funivia del Cermis.

E alla mancata coscienza delle personali responsabilità vanno aggiunte il mancato rispetto delle norme, l’arroganza, la prepotenza e la presunzione che, è dimostrato, hanno generato e causato il crollo della discarica della miniera di Prestavèl e che, sembra, stanno caratterizzando questo scorcio del secondo anno di pandemia.

Il Natale che stiamo per vivere, come quello che abbiamo vissuto lo scorso anno, è velato di cordoglio per i tanti che ci hanno lasciato e di ansia e preoccupazione per quanti lottano per sopravvivere e per coloro che purtroppo ci lasceranno.

Auguriamo un Natale sereno e un anno 2022 migliore di quello trascorso e confidiamo nel Suo sostegno per permetterci di continuare a spiegare come la noncuranza, l’approssimazione, l’incuria, l’interesse, la mancata coscienza delle personali responsabilità, il mancato rispetto delle norme, l’arroganza, la prepotenza e la presunzione generano catastrofi e per far in modo che i 268 uomini, donne e bambini uccisi il 19 luglio 1985 in Val di Stava non siano morti invano.

Facebook
Twitter
WhatsApp
Email

Lascia un commento