I Carnevali delle valli dell’Avisio: Il “Banderal” di Carano

Il Bandieral, o Banderal, è una manifestazione che si perde nella notte dei tempi (pare ci siano notizie di almeno 500 anni fa) e che un tempo veniva allestita in occasione delle elezioni del sindaco, anche se in realtà ora viene ripetuta ogni 4 anni.

La tradizione prevede che ogni quattro anni i ragazzi celibi del paese di Carano, si riuniscano a formare la Compagnia della Bandiera, allo scopo di organizzare una festa per l’intero paese. Il primo evento della festa è la sera prima dell’Epifania. La Compagnia si presenta sotto le case di tutte le ragazze nubili del paese per farle maritare cantando Nar a maridar via, invitandole quindi alla festa.

Un post su “Chiese di Fiemme” dei giovani di Carano con cui invitano tutti a partecipare (ma non ci sono altre informazioni sull’edizione di quest’anno), illustra sinteticamente il clou di questo rito che, come il carnevale, inizia con l’Epifania e si conclude con il giorno delle ceneri.

 

Il Martedì Grasso è il clou della manifestazione. La Compagnia sfila in corteo fino alla chiesa per assistere alla tradizionale messa. Al termine inizia l’esibizione del menar la Bandiera”. Il Sovrastante, capo della Compagnia, a turno con gli altri due sbandieratori, il Banderal e Sottobanderal, sventola la grande bandiera simbolo dell’evento in una danza tradizionale. Nella danza è accompagnato dai quattro Lacché, che vestiti nei colorati costumi tradizionali ballano schivando i movimenti della Bandiera. Oltre ai Lacchè alla danza partecipano occasionalmente anche la coppia dei Matazini, il cui compito principale è quello di girare il paese, visitando le case delle ragazze e raccogliendo torte e dolci per la festa. Mentre i Matazini si muovono per il paese vistosamente e rumorosamente con i loro costumi e sonagli, la coppia degli Zane, con il compito di “tafiàr”, si aggira invece furtivamente da casa a casa, alla ricerca di cibo e bevande con cui riempire i loro cestoni. A mantenere l’ordine durante la festa ci pensa il Vissetae, armato di una frusta con all’estremità una vescica di maiale gonfiata, il quale si assicura che la Compagnia si comporti bene e non vi siano intralci alla danza. Altre figure sono gli Armadaste che hanno l’incarico di proteggere la bandiera. Sfilano con le alabarde e sono gli unici che devono essere sposati.

Il giorno successivo alla festa la compagnia si riunisce un’ultima volta. Con scope e bidoni girano nuovamente per il paese, ostensivamente per pulire le strade, ma in realtà per andare a “smacar su i bandoni”. Fermandosi sotto la casa di chi non ha partecipato alla festa, la Compagnia li “punisce” battendo sui bidoni e facendo più rumore possibile.

L’origine della tradizione – affermano i giovani – si è persa nella storia. Sappiamo che prima della Grande Guerra ogni paese della valle aveva una propria bandiera, ma da allora solamente Carano ha proseguito a sventolarla. Ormai è più di un secolo che ogni nuova generazione di giovani si riunisce sotto la Bandiera ed invita il resto del paese ad unirsi a loro nei festeggiamenti e divertimento.

Il bel disegno l’abbiamo “rubato” alla pagina FB di Fabrizio Ciresa

 

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