I carnevali di Fiemme e Fassa: “El Carnascèr fashan”

Quest’anno il tradizionale Carnascèr fashan non ci sarà per via della pandemia. Vogliamo tuttavia ricordare i contenuti di questo importante rito carnevalesco che, siamo certi, tornerà il prossimo anno. A San Giovanni di Fassa si potranno tuttavia scoprire le casette sulle fontane a tema del Carnevale ladino, allestite con soluzioni originali, da associazioni e privati, in una passeggiata nel paese e nelle sue frazioni.

Il carnevale fassano inizia il 16 gennaio, vigilia della festa di Sant’Antonio Abate, quando comitive di giovani “deslea carnascèr” ovvero slegano il carnevale, correndo nelle strade al suono di campanacci e schiamazzi di ogni sorta.

Durante la settimana, ad esclusione del venerdì, gruppi mascherati si esibiscono di casa in casa nelle mascheredes, brevi e divertenti farse caratteristiche della tradizione teatrale ladina. A volte si inscenano azioni di carattere propiziatorio come la mascherata della natura o la mascherata delle nozze e il magico “mulino delle vecchie”, metafora della vita che scorre in senso contrario.

La conclusione dei rituali cade al crepuscolo del Martedì grasso, quando gruppi mascherati entrano nelle case per spazzare il carnevale. La stessa sera compagnia di giovani danno fuoco ad una pira di ramaglie per brujèr Carnascèr ovvero bruciare il carnevale, dando così termine alla festività.

Le maschere di gruppo sono le maschere da bel, ben vestite aggraziate ed eleganti, e le maschere da burt sgraziate e invadenti, sgangherate e malvestite che impersonano gli aspetti anche più negativi della società rurale di un tempo.

Le maschere guida sono i Lacchè i Maracones e il Bufon. In passato queste maschere erano impersonate dai coscritti dell’annata che celebravano in tal modo il passaggio all’età adulta. Si tratta dei personaggi principali del corteo mascherato aperto dai Lacchè in funzione di guida e di garante. Il lacchè è un giovane prestante e agile che ha il compito di precedere il corteo richiamando la gente a partecipare con allegria alla festa. Seguono i Marascones le grandi maschere che agiscono in coppie di due o di quattro e si distinguono per le cinture cariche di campanacci che fanno risuonare a passo di danza.

Il cappello dei Lacchè e dei Marascones è decorato con le penne della coda del gallo forcello, simbolo di prodezza venatoria e di virilità. Con la mano destra Lacchè e Marascones reggono la facera, una maschera in legno dall’espressione composta che solitamente non viene indossata. Le “faceres”, sono maschere lignee realizzate da scultori locali e frutto di una tradizione tramandata di generazione.

Chi invece ha sempre il volto coperto da una facera con un perenne ghigno furbesco e un lungo naso impertinente, è il Bufon: il vero protagonista del carnevale. “Il Bufon è una delle maschere fassane più tipiche, di legno e con un grosso naso, che indossa un lungo copricapo conico addobbato con nastri multicolori, e il cui compito è deridere le ragazze nubili del paese e di mettere in piazza vizi e peccati degli abitanti. Il Bufon saltella di qua e di là in mezzo alla gente, avvista le prede con il cucalòch, un piccolo cannocchiale, le sbeffeggia e le colpisce sulle spalle con la stica la sua particolare bacchetta di legno colorato. Ma le armi più temibili del Bufon sono le sue battute impertinenti.
Il Carnascer Fashan ha solitamente la sua giornata clou a Campitello di Fassa ove ha luogo la grande e tradizionale sfilata di tutte le maschere protagoniste di una tradizione che si rinnova di anno in anno e rappresenta un momento davvero suggestivo.

Quest’anno, lo ricordiamo, è stato soppresso, ma a San Giovanni di Fassa si potranno scoprire le casette sulle fontane sul tema del Carnevale ladino, allestite con soluzioni originali, da associazioni e privati, in una passeggiata nel paese e nelle sue frazioni.

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