I film in concorso al Trento Filmfestival

Sono 15 i lunghi e 11 i medio e cortometraggi le pellicole in concorso alla 70 edizione del Trento Filmfestival dal 29 aprile all’8 maggio. I premi ufficiali saranno assegnati da una giuria internazionale composta da: i registi Michelangelo Frammartino, autore di Il buco, Premio Speciale della Giuria a Venezia nel 2021, e Illum Jacobi, esploratore e filmmaker danese, che ha Trento ha presentato l’esordio The Trouble With Nature; la giornalista e critica cinematografica polacca, basata a Helsinki, Marta Bałaga; la giovane alpinista e himalaista di Andorra Estefania “Stefi” Troguet; il professore all’Università di Innsbruck Christian Quendler, responsabile del progetto di ricerca “Delocating Mountains: Cinematic Landscapes and the Alpine Model”.

Immancabili in Concorso alpinismo e arrampicata, con tre titoli: Adam Ondra: Pushing the Limits di Jan Šimánek e Petr Záruba, coproduzione della trentina Jump Cut, ritrae il grande climber ceco nella difficile, sportivamente e umanamente, preparazione alle Olimpiadi di Tokyo, dove l’arrampicata ha debuttato lo scorso anno; The Sanctity of Space, che Mescalito porterà nelle sale, è il nuovo lavoro di uno dei più noti operatori di montagna in attività, Renan Ozturk, che insieme a Freddie Wilkinson ci porta tra gli incontaminati paesaggi dell’Alaska per un’avventura ispirata dalle prime fotografie aeree di quei territori; The Last Mountain di Chris Terrill, che con materiale filmato durante decenni ricostruisce il percorso dello scalatore inglese Tom Ballard, dall’infanzia, alla morte della madre alpinista Alison Hargreaves sul K2, alla sua stessa fine nell’inverno 2019 sul famigerato Sperone Mummery del Nanga Parbat, insieme all’italiano Daniele Nardi, in una delle tragedie alpinistiche recenti più discusse e controverse.

Due i film italiani in competizione: Cavemandi Tommaso Landucci, tra i documentari finalisti per i Nastri D’Argento 2022, sul folle e affascinante progetto dello scultore Filippo Dobrilla di una gigantesca opera celata negli abissi delle Alpi Apuane; e in anteprima mondiale Lassù di Bartolomeo Pampaloni, sul muratore siciliano Nino, che folgorato dalla fede si è ritirato sul Monte Gallo, vicino Palermo, trasformandosi in profeta e convertendo un vecchio osservatorio in tempio. Così come Akeji, le souffle de la montagne dei francesi Mélanie Schaan e Corentin Leconte, filmato nel Giappone più tradizionale e spirituale, protagonisti un anziano pittore e la moglie erborista, che vivono nel loro eremo in totale armonia con la natura; e l’attesissimo Fire of Love di Sara Dosa, stupefacente e poetico film d’avventura su una coppia di intrepidi vulcanologi, Katia e Maurice Krafft.

Come tradizione per un festival che guarda alla natura, protagonisti saranno anche gli animali: sia selvaggi, come in La panthère des neiges di Marie Amiguet, in anteprima italiana dopo il debutto fuori concorso a Cannes 2021, o in Vedette di Claudine Bories e Patrice Chagnard, commovente storia e parabola di una mucca, un tempo regina degli alpeggi, ora vecchia e stanca, qui indimenticabile protagonista assoluta.

Dalle storie di straordinari protagonisti, a quelle di intere comunità: in Dark Red Forest Jin Huaqing sposa splendore visivo e indagine spirituale filmando un monastero su un altopiano innevato in Tibet, dove 20.000 monache buddiste vivono circondate da una natura aspra e isolate dal mondo; Gaucho Americano del cileno Nicolàs Molina racconta la vita dei suoi connazionali emigrati per lavorare in un ranch tra gli spettacolari paesaggi dell’Idaho, dove impareranno cosa significa essere stranieri; e nel pieno del paesaggio americano è girato anche Scenes from the Glittering World di Jared Jakins, sulla vita dei giovani nativi della Nazione Navajo: una commovente meditazione su adolescenza e identità.

Dal racconto di comunità arriveremo a quello di interi territori: a partire dalle Alpi, al centro dell’indagine dell’austriaco Robert Schabus in Alpenland, in anteprima internazionale, affascinante ricognizione di un paesaggio naturale ma anche spazio vitale per 13 milioni di persone in 8 paesi, il cui idillio porta in sé i semi della distruzione; il sorprendente e illuminante The Taking di Alexandre O. Philippe ci porterà nella Monument Valley, paesaggio iconico per eccellenza, oggetto di una stupefacente lezione su cinema, paesaggio e storia americana, realizzata usando solo sequenze di celebri film; per finire con la Groenlandia, teatro di Into the Ice di Lars Ostenfeld, avventura alla scoperta del segreto che il ghiaccio nasconde sul nostro futuro, con celebri glaciologi e immagini mozzafiato di un luogo che presto non sarà più come lo conosciamo.

Tra i cortometraggi che completano il programma del Concorso, due gli italiani in anteprima mondiale, entrambe riflessioni sulla montagna al tempo del Covid: Alpinestatedi Michele Trentini, sul nostro rapporto mediato e artefatto con il paesaggio alpino e la natura, e Two Headed Mountain di Jacopo Marzi, sulle città di Breuil-Cervinia in Italia e Zermatt in Svizzera, tradizionalmente legate dagli sport invernali, divise dalla pandemia

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