I frati lasciano Cavalese

Alla vigna del Signore mancano operai. Prima le parrocchie hanno perso il loro titolare, ora sono gli storici conventi sul territorio a chiudere. Nel corso dell’estate ha fatto notizia l’annunciata chiusura del convento dei frati minori Francescani di Cavalese. Gli umili seguaci di Francesco avevano ottenuto il benestare da parte della Magnifica Comunità di Fiemme  «di poter fabricar un’hospitio o  un conventino nella medema valle». Così si legge in un documento sottoscritto domenica 23 aprile 1662 da scario e regolani della Comunità. Per convincere  della presenza dei frati minori fu la donazione del  «signor Giovanni Giorgio baron di Firmian, signore di Meza Corona e Mechel e capitano di questa valle, col donare a detti reverendi padri il suo palazzo, con altre comodità per fabricar detto hospitio o conventino, et giardino». Per sottolineare che la Magnifica Comunità non avrebbe finanziato l’opera il documento riporta espressamente il vincolo che«La Comunità né in publico né in particolare sii obligata di concorrere in alcun conto alla fabrica dell’hospitio o conventino, né meno della chiesa o altre cose dipendenti et emergenti da quelle». Era permessa la questua «senza però obligatione, ma solamente quanto prenderà dalla liberalità di questi popoli». Solo dopo 27 anni  i frati poterono mettere piede stabile nel nuovo convento. Infatti durante questo periodo sorsero contrasti e contestazioni locali, tanto che per ben due volte i frati ebbero l’ordine di abbandonare Cavalese. Il convento e la chiesa dei Frati Francescani a Cavalese vennero effettivamente eretti tra il 1685 ed il 1689. La chiesa, dedicata al patrono della Diocesi di Trento, San Vigilio vescovo, fu consacrata lunedì 25 agosto 1698 dal principe vescovo di Trento Giovanni Michele Spaur (1696-1725) nel corso della sua visita pastorale. Da  allora  i  padri  francescani  fecero  significative  opere di assistenza religiosa a favore della valle, inviando convincenti predicatori durante la Quaresima e in genere prestando opera di guida spirituale per molti fedeli. Particolarmente affollati erano i confessionali del convento nelle  principali  ricorrenze,  prima  fra  tutte  quelle  delle  vigilia del Natale  e della Pasqua. I frati erano anche ben ascoltati per la coltivazione degli orti, come per la coltivazione e l’uso delle piante medicinali. Questi argomenti  venivano  trattati  e  diffusi  principalmente   nel corso delle capillari visite alle famiglie per la “questua”. Una prima interruzione del servizio dei frati minori avvenne nel 1810 con la soppressione da parte di Giuseppe II d’Austria di una parte dei monasteri e ordini mendicanti che operavano nel territorio degli Asburgo.  In questo periodo, per volontà della popolazione, la chiesa resterà aperta al culto; l’orto e il prato saranno dati in affitto a Pietro Rizzoli, mentre il fabbricato conventuale fu utilizzato come scuola elementare. Oggi non c’è nessun editto a decretare la chiusura del convento ma è l’impietosa anagrafe personale dei religiosi: tutti compresi tra i 77 e gli 83 anni. Il 16 maggio di quattro anni fa la Provincia Tridentina “San Vigilio” dei frati minori si è dovuta fondere nella più vasta “Provincia di Sant’Antonio” che ora comprende tutti i conventi del Nord d’Italia. Normale quindi che i responsabili dell’ordine abbiano provveduto a un riordino.  Che ne sarà della chiesa dedicata a San Vigilio, il convento  e l’ampio terreno compreso tra piazza Francescani è il Park Hotel Sacro Cuore? «La chiesa rimarrà aperta e sarà il clero locale a dare continuità al servizio» spiega fra Matteo della Provincia di Sant’Antonio. Per la proprietà invece non ci sono soluzioni a breve.  «E’ un passaggio doloroso – conclude fra Matteo – dobbiamo abituarci a cambiamenti radicali». Del rammarico della comunità cristiana si fa interprete in parroco di Cavalese  don Albino Dell’Eva. «Come sacerdoti – scrive – non nascondiamo la seria preoccupazione di non poter più contare sulla loro collaborazione, fatta non solo di celebrazione delle Sante Messe, ma anche di ascolto delle confessioni, di accompagnamento spirituale, di animazione della preghiera e di tanto altro. Rimane poi il grave problema di che cosa ne sarà della struttura del convento. Come comunità cristiane sentiamo tutta la responsabilità affinché la sua alienazione non percorra strade che la portino al di fuori dell’ambito ecclesiale, con interventi per lo più di tipo speculativo. Per questo motivo il Vescovo Lauro ha sollecitato fin da subito le nostre parrocchie affinché prendessero in seria considerazione la possibilità di un acquisto della struttura, con l’impegno (gravoso dal punto di vista economico) a reinventare l’uso in sintonia con le necessità della vita cristiana di oggi soprattutto in ordine al nuovi bisogni di spiritualità. La loro partenza è una decisione insindacabile e irrevocabile che sta esclusivamente in capo ai frati stessi e ai loro superiori. Come parroco, su opportuno suggerimento del Vescovo, mi sto solo attivando affinché le nostre parrocchie si facciano carico responsabilmente delle conseguenze legate all’evento e il convento di Cavalese possa continuare a essere al servizio della fede della nostra gente, pur in modalità diverse».

Gilberto Bonani

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