I nomi preferiti nelle valli

È Sofia il nome femminile più diffuso in Fiemme e Fassa tra le nuove nate. In campo maschile il più gettonato è il nome di origine ebraica Gioele. A distanza di 13 anni abbiamo voluto ripetere una simpatica inchiesta pubblicata sul periodico L’Avisio.

Per questo ci siamo rivolti di nuovo agli uffici anagrafe dei Comuni delle due valli (che ringraziamo) per ottenere i nomi dei nati dal gennaio 2020 ai primi di settembre 2021. Abbiamo raccolto una varietà impressionante (214 nomi diversi), suddivisi in maniera quasi uguale tra origine italiana e derivazione straniera.

Nel 2008 la classifica femminile aveva evidenziato quattro nomi: Alessia, Anna, Giada e Giorgia. In campo maschile invece vittoria netta di Simone che rimane il secondo nome più assegnato anche nell’attuale statistica. Quindi la palma va ancora a nomi «italiani» ma segnaliamo una crescita consistente di quelli stranieri.

Da una rapida analisi il lungo elenco potrebbe essere suddiviso in tre parti. Nella prima (circa il 50%) troviamo nomi classici come Paolo, Pietro, Renzo oppure Angela, Claudia, Margherita.

Poi abbiamo nomi con una patina straniera: Dejan, Bryan, Emil, Gabriel, Amelie, Ellen, Zoe assegnati a bimbi e bimbe, probabilmente di coppie italiane, che trovano interessante utilizzare appellativi di derivazione forestiera.

Infine ci sono nomi chiaramente di altri paesi come Ethan, Rui Guo, Aina, Jelida, Noah, segno che nelle nostre valli risiedono in maniera stabile famiglie straniere che giustamente vogliono ricordare la propria origine.

Tra i nomi esteri quello che va per la maggiore in campo femminile è Nicole mentre Bryan, appellativo di origine celtica, ricorre più frequentemente in ambito maschile. In entrambe le valli troviamo una frequenza maggiore di nomi stranieri tra i maschi e meno numerosi in campo femminile. Forse i genitori osano di più con i bimbi e meno con le bimbe?

Scorrendo il lungo elenco colpisce la frequenza di nomi biblici. Oltre al già menzionato Gioele, troviamo Aron, Davide, Elia, Ethan, Giona, Giosuè, Giuseppe, Nathan, Samuele. In campo femminile l’elenco è più ristretto, contiene Eva, Miriam, Rachele, Rebecca, Sara, Sharon.

Non ci sono differenze significative tra le due valli: entrambe esprimono un’alta variabilità di nomi. Una particolarità. In Valle di Fassa è stato assegnato un solo nome della tradizione ladina: Tita, forse in onore al grande Piaz.

Visto che parliamo di nati una menzione va sulla natalità dei nostri territori. La Valle di Fiemme conta al primo gennaio 2020 ventimila 202 residenti. Il saldo naturale è negativo (-73) mentre quello migratorio è positivo (+89). La Valle di Fassa ha invece diecimila 131 residenti. Il saldo naturale è leggermente negativo (-6) quasi annullato da quello migratorio (+8).

Il Comune più prolifico nelle due valli è Capriana con cinque nati su una popolazione di 587 anime. All’opposto Mazzin si distingue per avere poche culle: solo due nati per lo stesso numero di residenti. Sono tre i Comuni con saldo naturale positivo: Soraga (+2) per la Valle di Fassa, Tesero (+2) e Ziano (+6) per la Valle di Fiemme.

Gilberto Bonani

Il podio di Fiemme e Fassa

Maschili:

  • 6 Gioele
  • 5 Elia, Mattia, Simone
  • 4 Bryan, Davide, Gabriel, Lorenzo, Martin, Matteo

Femminili:

  • 8 Sofia
  • 6 Aurora, Miriam
  • 4 Caterina, Emma, Nicole

Sofia: deriva dal greco antico e significa sapienza, saggezza. Negli ultimi anni è un nome molto popolare tra le nuove nate. Secondo l’ISTAT è stato quello più assegnato in tutte le annate dal 2010 al 2019. L’onomastico è generalmente festeggiato il 30 settembre.

Aurora: come è facile intuire, significa luminosa, splendente. L’onomastica viene festeggiato il 7 dicembre, in onore di beata Aurora Lopez Gonzales. Dal 2014 è tra i tre nomi più assegnati in Italia alle nuove nate. È il nome della figlia di Michelle Hunziker e Eros Ramazzotti, che le ha anche dedicato una famosa canzone, intitolata appunto “Aurora”.

Miriam: è una variante ebraica del nome Maria. Il significato è incerto: secondo alcune interpretazioni vuol dire principessa, per altre “amata dal dio Amon” (una delle divinità egizie). Alcuni lo associano al culto della Madonna, altri invece lo riconducono alla parola caldea che significa “afflitta, infelice”. L’onomastico è festeggiato il 12 settembre oppure il 2 aprile. Non è tra i nomi che compaiono nella top ten italiana.

Gioele: è un nome di origine biblica. È composto da due appellativi di Dio, quindi significa “Dio è Dio”. L’onomastico è festeggiato il 19 ottobre. Non è un nome storicamente diffuso in Italia, ma negli ultimi anni sta guadagnando posizioni.

Simone: Anche questo nome ha origine ebraica; significa “Egli ha ascoltato”. In altre lingue (per esempio in francese) il nome è usato al femminile. L’onomastico viene generalmente festeggiato il 28 ottobre. A livello italiano, è un nome sempre meno diffuso: basti pensare che nel 1999 erano stati 6.379 i bambini chiamati così, mentre nel 2019 il numero è sceso a 1.591.

Bryan: nome di origine celtica dall’etimologia incerta: potrebbe derivare da parole con significati molto differenti: inferno, nobile, forte, collina. È un nome in costante crescita in Italia. L’onomastico si festeggia il 1° novembre, giorno di Ognissanti.

Fonte: Nomix.it, istat.it

Originale o variante?

Scorrendo la lista dei nomi assegnati ai nuovi nati da gennaio 2020 a settembre 2021, è curioso notare come alcuni nomi ritornino ma con varianti ortografiche.

Per esempio, Sofia, l’appellativo più diffuso tra le bambine, compare anche nella grafia Sophia (1) e Sophie (2). Lo stesso vale per Gabriel (4) e Gabriele (1), per Mattia (5) e Matthias (3), e per Tommaso (1), Thomas (3) e Tommy (1). Oppure per Helene (1) e Ellen (1), Giulia (3) e Julia (1), Sara (1) e Sarah (1).

Se negli anni Novanta era di moda “Deborah con l’H” (come ironizzato nel film di Vanzina “Colpo Gobbo a Milano), negli anni Venti del Duemila sono tanti i bambini e le bambine che dovranno specificare, presentandosi, se il loro nome va scritto con l’h, la y o la j.

La legge cosa dice?

“Ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito”: lo sancisce il Codice Civile (articolo 6). La legislazione italiana pone, però, anche dei limiti.

Per esempio, nel nostro Paese è assolutamente vietato dare al figlio lo stesso nome del padre, di un fratello o di una sorella viventi. Non è possibile, quindi, ricorrere come negli Stati Uniti all’aggiunta di Jr (Junior). È proibito anche l’uso del cognome come nome.

Al bambino possono essere dati fino a tre nomi: se sono separati da virgola, nei certificati viene riportato solo il primo.

Il nome deve corrispondere al sesso: è per questo che attorno al nome Andrea (maschile in Italia, altrove femminile) ci sono da tempo punti di vista differenti, tanto che sulla questione si è espressa in passato anche la Cassazione, dando ragione a una coppia di genitori che si era vista rifiutare dall’ufficiale dell’anagrafe il permesso di dare questo nome alla figlia. Nel 2019, secondo i dati ISTAT, sono state chiamate Andrea 174 bambine.

Anche attorno al nome Blu ci sono diverse polemiche perché non è possibile associarlo a un sesso: dalle statistiche nazionali emerge, infatti, che è stato attribuito sia a bambini che a bambine (si parla comunque di pochi nati all’anno).

Non mancano i casi saliti ad onore di cronaca su nomi che potremmo definire perlomeno particolari: nel 2008 a una coppia ligure era stato proibito di chiamare il figlio Venerdì, come il personaggio del libro di Daniel Defoe. Appassionati di calcio si sono visti rifiutare invece nomi come Maradona o Van Basten.

La legge tutela, dunque, i nuovi nati anche dai nomi giudicati ridicoli o vergognosi. Insomma, se intendessi chiamare mio figlio Paperino, mi ritroverei senza dubbio a dover fare i conti con un ufficiale di stato civile che prima mi informerebbe del divieto e poi, se io mi ostinassi nel mio proposito, ne darebbe notizia al procuratore della Repubblica per un atto giuridico di rettificazione del nome.


Fonte: Istat, rilevazione “Iscritti in anagrafe per nascita”
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