I nostri campioni: Cristian Deville

Pubblicato nel 2011

Quello che stupisce è l’aria tranquilla e rilassata. Non riesci proprio a immaginarlo impegnato in una discesa tra i paletti dove tutto è deciso in una manciata di secondi. Eppure l’azzurro Cristian Deville è fatto così. Viso sorridente, espressione affabile, non manifesta nessuna smanceria tipica delle persone che sono al centro dell’attenzione.

Ma sei sempre così sereno?

Sì, fa parte della mia natura. Per diventare cattivo e aggressivo devo concentrarmi, ma lo faccio solo prima delle gare. È un lato del mio carattere, non è modificabile con l’allenamento.

È necessario affrontare la competizione con un pizzico di rabbia?

Uno slalom si conclude in un arco di tempo brevissimo: meno di un minuto. Devi far fruttare le tue fatiche, lunghe trasferte, allenamenti ripetitivi, in quel poco tempo che il cronometro scandisce impietoso. Ci vuole quindi una certa carica agonistica ma anche autocontrollo. È come tendere un elastico senza romperlo.

Si riesce a pensare mentre si volteggia tra i paletti?

Non molto. Sei solo impegnato a “sentire” il tuo corpo e ricordare i punti critici della pista rilevati. Insomma devi prevedere i passaggi insidiosi per non concludere la gara prima dello striscione d’arrivo.

Ci vuole molto allenamento per praticare lo sci ad alto livello?

Come tutte le discipline sportive lo sci richiede preparazione e ancora preparazione. Nello slalom però hai meno sicurezze. Un fondista, se si sente pienamente in forma, ha molte probabilità di portare a termine una buona gara. Per noi slalomisti basta un colpo di lamina avventato per chiudere una trasferta. A differenza di chi fa discipline veloci, come la libera, per noi la pista è sempre nuova. Mentre i discesisti seguono principalmente la linea di massima pendenza, il tracciato di slalom è variabile e segue la fantasia del tracciatore. Insomma ogni gara è sempre una nuova avventura…

E allora come ti prepari?

Sono sempre in attività. Nella bella stagione pratico bicicletta, tennis, corsa e poi tanta palestra per potenziare busto e braccia. Mi piacerebbe fare anche un po’ di calcio ma devo stare attento alle caviglie. Nel periodo invernale tante discese tra i paletti sotto lo sguardo vigile degli allenatori, almeno dieci sedute di allenamento a settimana. Un’attività monotona. Direi che si tratta di uno sport ripetitivo, ma non monotono. Alla base ci deve essere il piacere di stare all’aria aperta. C’è però il piacere di viaggiare. Da novembre a marzo ci spostiamo frequentemente. Le trasferte più lunghe in aereo, ma molto spesso con il furgone della squadra insieme agli allenatori, il fisioterapista e gli skiman. È un viaggiare senza tante pretese, a volte piacevole, a volte un po’ noioso, dipende dalle condizioni. Diciamo che in una stagione prendo parte a una decina di gare di Coppa del Mondo. Poi, come slalom gigante, partecipo anche a gare minori.

Punti a qualche altra specialità?

Sono nato e rimarrò uno slalomista. Mi piace però provare qualche specialità in cui far correre gli sci. Non sono però un ecclettico a differenza di qualche compagno di squadra che riesce a fare bene un po’ in tutto.

Ci confidi qualcosa del tuo passato e dei progetti per il futuro?

Beh, sono figlio di un maestro di sci ma era mia mamma che mi accompagnava sui campi da sci. Come tutti i ragazzini di Moena ho sciato con la casacca della Monti Pallidi per poi passare allo Ski Team Fassa. Poi sono entrato nel gruppo sportivo della Guardia di Finanza e da sette anni faccio parte della squadra azzurra.

Questo è tutto. Il futuro?

Bella domanda… Lo sci logora muscoli, articolazioni e cervello, quindi la carriera non è molto lunga. Oggi ho trent’anni e sinceramente non so fino a che età potrò restare in campo agonistico. Si vedrà. Posso fare il maestro di sci, l’istruttore, ma è troppo presto per parlarne. Intanto cerco di concludere bene la stagione corrente.

Gilberto Bonani

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento