I personaggi de L’Avsio: Tarcisio Gilmozzi

Pubblicato nel 2013

Sentire la melodia della Gazza ladra di Rossini è da quarant’anni, per gli ascoltatori di Radio Fiemme, il segno che sta per iniziare un programma sulla frequenza media 104 FM. Pochi forse sanno che queste note sono state anche le prime trasmesse da quella che poi sarebbe stata Radio Fiemme, nel 1973. In quella lontana estate è Giuliano Gilmozzi, figlio di Tarcisio, che riuscendo a realizzare un trasmettitore da 0,1 watt in una polverosa soffitta, dà voce alle FM 104 con un vecchio giradischi su cui gira la registrazione dell’opera rossiniana.

In quel periodo Radio Fiemme trasmette, clandestinamente, solo un’ora la domenica pomeriggio. Nascono in quegli anni, un po’ ovunque nello Stivale, le radio libere che trasmettono i loro programmi, nonostante viga il monopolio Rai sulle frequenze tra gli 87.5 e i 108 MHz. In Italia lo sviluppo di queste emittenti, nate a livello locale, riceve un importante riconoscimento solo nel 1974, quando una sentenza della Corte costituzionale sancisce che non violavano il monopolio dello Stato, perché per le modalità di trasmissione erano in grado di raggiungere solo aree geograficamente limitate.

È il caso anche di Radio Fiemme. Era la prima volta che il monopolio della Rai veniva intaccato, e iniziava così una diatriba che sarebbe terminata nel 1976, con una sentenza della Corte Costituzionale, che definitivamente liberalizzava le trasmissioni radio in ambito locale. Da quella prima trasmissione su onde radio del 1973 fino ad ora, la FM 104 è localmente occupata da Radio Fiemme 104 Stereo.

Parlare di Radio Fiemme significa parlare di Tarcisio Gilmozzi, “el Tarcisio Rasa”, classe 1928. Molti sono infatti i presentatori che si sono avvicendati ai microfoni dell’emittente fiemmese, ma senza dubbio l’apporto di Tarcisio Gilmozzi, il suo fondatore, è insostituibile, e le scelte della radio si identificano con il credo del suo patròn. Certamente la programmazione di Radio Fiemme si differenzia molto da quella delle radio nazionali, soprattutto perché il palinsesto impostato da paron Tarcisio è basato sul fervido principio che “la radio deve insegnare qualcosa” (anche per legge una radio dovrebbe fare sei ore al giorno di informazione).

«E poi – precisa Gilmozzi – a mio parere, la radio non è di chi ci lavora, ma della gente che ci parla e di chi l’ascolta. Il conduttore dev’essere, secondo me, in secondo piano, i protagonisti sono gli ospiti. Nel corso degli anni ho registrato migliaia di interviste e storie di vita della nostra gente, testimonianze in molti casi di impareggiabile valore storico e etnografico: un vero e proprio archivio audio. Molte interviste sono irripetibili e uniche perché i loro protagonisti non ci sono più».

Le difficoltà non sono certo mancate in questi 40 anni: «Abbiamo leggi molto “cattive” e controlli severi che ci governano e le radio, purtroppo, sono “messe a carità” dalla Siae. Nel 2002 abbiamo subìto un controllo dalla Guardia di Finanza che ci ha messo in ginocchio. Hanno tra l’altro sequestrato molte delle mie registrazioni che, riposte in ambiente probabilmente umido, sono state rovinate».

Una vita alla radio quella di Tarcisio, e un impegno costante che non è da tutti: «A parte per qualche ricovero ospedaliero, sono 40 anni che sono alla radio tutti i giorni, da mattina a sera. Chi sarebbe disposto a farlo ora? Il lavoro è molto, e anche se l’esperienza che ho accumulato in tutti questi anni mi permette di risolvere gli imprevisti e i problemi velocemente, comunque per un’ora di trasmissione a volte lavoro anche mezza giornata. È come fieteràr na vaca (accudire una mucca). La radio è tutti i giorni, a tutte le ore! Non esistono Natale, Pasqua, sabato e domenica; è impegno, fatica, non contare il tempo, dimenticarsi le ferie. Sono 40 anni che lo faccio, e sono davvero poche le trasmittenti nate come radio libere in quel periodo, che continuano il loro percorso con lo stesso patron, un po’ per ragioni economiche, e un po’ proprio per l’impegno necessario. Sono fondamentali passione, esperienza, ma soprattutto una grande costanza».

Arrivati a questo traguardo importante, qual è il futuro dell’emittente? Cosa succederà quando Tarcisio appenderà il microfono al chiodo? «Non so davvero quale sarà il suo destino. Io ho 86 anni, e iniziano a venir meno l’entusiasmo e anche le energie. Ho provato più volte a cederla, anche a prezzi stracciati. Ma i costi sono alti, i proventi della radio per metà sono assorbiti da tasse, Siae, diritti d’autore. Non solo non c’è sostegno da parte degli enti, ma il governo è una sanguisuga. Inoltre, per evitare problemi ho scelto di fare una radio apolitica». Per ora, comunque, Tarcisio è convinto di continuare «Io vado avanti, costi quel che costi!».

Silvia Vinante

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