“I troi de Fiem”, il cammino mai nato tra pastori, minatori e boscaioli

C’è un Cammino che non c’è ma che poteva e forse può ancora esserci: Cinque anni fa, assieme a un amico proponemmo al presidente, al direttore e alla referente dell’outdoor dell’Apt di Fiemme, la bozza di un progetto che definimmo provvisoriamente “I troi de Fiem: sulle orme di pastori, minatori e boscaioli”.

L’idea era nata dopo aver percorso “I Troi di ladins”, ma l’intenzione era quella di realizzare, attorno al Cammino, una guida della valle di Fiemme, a partire dai luoghi incontrati sul cammino, tutto a mezza montagna da Forno lungo la sponda destra per ritornare sulla sinistra fino alla miniera della Bedovina sopra Mezzavalle. 130 km, più i collegamenti con i paesi per circa 30 km e un numero massimo di 18 tappe da 4,3 a 15,2 km.

Lo avevamo percorso prima di Vaia, ma ci siamo ritornati dopo per scoprire quanto il territorio era cambiato. Una guida, spiegammo, perché non esistono guide organiche della valle di Fiemme e le guide dei sentieri sono concentrate sui dintorni dei singoli paesi o in alta montagna, spesso senza relazioni fra sentieri e territorio. Ci avevamo pensato 10 anni fa partendo proprio dall’aumento della domanda di percorsi/ cammini tematici o territoriali, perché camminare sui sentieri a metà montagna è un modo diverso di conoscere e scoprire la valle. Lo avevamo proposto 4-5 anni fa, quando l’esplosione dei cammini non c’era ancora stata.

L’idea, dicevamo, era un sentiero a mezza montagna su entrambe le sponde che offrisse un panorama intermedio e inusuale tra i sentieri di collegamento fra i paesi e quelli in alta montagna, che desse tutte le informazioni utili sul percorso e indicazioni sui principali sentieri di interesse locale incrociati. Il tutto con tanto di mappa, profili, gps e con alcune alternative più facili. Spiegammo come il sentiero incrociasse numerosi elementi della storia economica e sociale della valle di Fiemme.

A partire da Forno salendo la “cava de le bore” di Valsorda per scoprire il lavoro dei boscaioli e arrivare a Vardabe sul Monte Feudo, luogo di fienagione d’alta montagna, scendere al Maso Coste che racconta la storia della Regola feudale e delle Comunità collettive, e rientro a Predazzo. Risalendo sulle pendici di Pelenzana iniziano sopra la tagliafuoco i sentieri con le scritte dei pastori, che proseguono fino all’incrocio col Rio bianco, e la “cava del bol” dove veniva ricavata l’ematite rossa. E poi la valle di Stava con tutta la sua tragica storia, l’osservatorio astronomico, i masi e le cave sotto il Cucal, le foreste e i lariceti per sconfinare il Alto Adige, ma in territorio della Magnifica Comunità, con le trincee di San Lugano, i pascoli e prati di Solaiolo, il larice di confine, il lago di Stramentizzo che evoca la storia dell’energia idroelettrica sull’Avisio e quella più tragica del 3 maggio 1945.

Dalla sponda sinistra del lago si sale fra le foreste del Baron Longo e del Feudo Rucadin, altra proprietà collettiva incontrata dopo la Regola feudale, la foresta demaniale e la segheria di Cadino, prima delle foreste della Magnifica Comunità evocate dal lariceto di Piazzol luogo della festa dei boscaioli proprio dove ci si inoltra nelle “magnifiche” foreste salendo prima ad Arodolo dove la Seconda guerra mondiale viene ricordata anche dal maso del partigiano “Fagioli”. Attraverso sentieri forestali (una rete da scoprire su tutto il territorio) si tocca “Dos dei laresi” e , luogo storico del turismo termale, con lo “Stol” la suggestiva fonte ferruginosa.

Shiatsu Zuo

Un percorso nel bosco incontrando alberi monumentali, masi e sguardi insoliti sulla valle, il bosco che suona, la Vicinia di Malgola, la frana di Fies importante per gli studi paleontologici, giusto per approfondire l’importanza della geologia nel Museo delle Dolomiti di Predazzo e risalire il Monte Mulat alla scoperta delle miniere della Bedovina. Sono solo alcuni cenni e suggestioni di ciò che s’incontra sul percorso, da cui partire per approfondire, ambiente, storia, cultura, economia e società. Un lavoro che richiedeva la collaborazione di esperti, associazioni ed enti, a partire dalla Comunità di valle, punto di partenza per coinvolgere i Comuni, essendoci la necessità di sistemare sentieri e segnaletica.

Ci dissero che il progetto era interessante e che se ne occupava l’Apt anche se pareva interessata soprattutto a itinerari di mountain bike. Non abbiamo più saputo niente. Mi dicono che c’è un incarico per un progetto molto “simile”, ma anche di questo non sappiamo nulla. Non so se sarebbe cambiato qualcosa, ma forse la Comunità di valle e gli altri soggetti coinvolti a partire dalla Forestale, Magnifica Comunità, Museo geologico e Comuni, avremmo dovuto contattarli noi. Fatto sta che nemmeno la guida “I Troi de Fiem” si può scrivere se non ci sono i “troi”.

Francesco Morandini

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