Il 16 gennaio se “deslea el carnascèr fascian”

Per tutto il periodo di carnevale (dal 17 gennaio, festa del patrono Sant’Antonio Abate ad Alba fino al Martedì Grasso che cade il 13 febbraio), da Penìa di Canazei a Moena, si potrà assistere a spettacoli teatrali, feste di piazza, gare sulla neve con sci e slitte (“le lese da corni” in ladino), sfilate di carri allegorici, gran balli in maschera e sagre.

In realtà il carnevale fassano inizia il 16 gennaio, vigilia della festa di Sant’Antonio Abate, quando comitive di giovani “deslea l Carnascèr”, ovvero slegano il Carnevale, correndo nelle strade al suono di campanacci e schiamazzi di ogni sorta. Durante la settimana, ad esclusione del venerdì, gruppi mascherati si esibiscono di casa in casa nelle “mascherèdes”, brevi e divertenti farse caratteristiche della tradizione teatrale ladina. A volte si inscenano azioni di carattere propiziatorio, come la mascherata dell’aratura o la mascherata delle nozze, e il magico “mulino delle vecchie”, metafora della vita che scorre in senso contrario.

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La conclusione dei rituali cade al crepuscolo del Martedì Grasso, quando gruppi mascherati entrano nelle case per “spazzare il Carnevale”. La stessa sera compagnie di giovani danno fuoco ad una pira di ramaglie per “brujèr Carnascèr”, bruciare il Carnevale, dando così termine alla festività.

E’ il canevale fassano il “carnascer fascian”, l’evento più suggestivo e popolare della tradizione folcloristica e culturale ladina. Un appuntamento che ogni anno vive e si rinnova attraverso le “mascherèdes”, che trovano la loro origine in rappresentazioni burlesche e canzonatorie di personaggi appartenuti all’antica quotidianità fassana, e le realizzazioni artistiche delle “faceres”. Le maschere lignee, ottenute da mezzo tronco di cirmolo, vengono intagliate con estrema maestria dagli scultori locali, esternamente e internamente, affinché aderiscano al volto di chi l’indossa, e quindi decorate. I riti del Carnevale sono condotti dalle maschere “guida”: Laché, Bufons e Marascons, che indossano abiti allegri, copricapi adorni di fiori, nastri variopinti, campanacci e, l’immancabile, “facera”.

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