Il Cammino della Tramvia avisana: l’ultima tappa

Per la 5° e ultima tappa del Cammino della Tramvia avisana di ieri, lunedì, siamo tornati i soliti 6 indomabili con l’aggiunta di Marco e Renato. Molti dell’allegra brigata di domenica erano ritornati al lavoro e alla vendemmia (domenica è stato davvero una bella giornata in cui abbiamo potuto relazionarci con altre persone diversamente consapevoli delle motivazioni del Cammino e perché siamo riusciti a far convivere la frenesia dei camminatori seriali, come Ernesto che non riusciva a stare fermo nemmeno nelle pause, con una famiglia, con figlio dodicenne, (potete immaginarne l’entusiasmo!) non proprio avvezza a farsi una ventina di chilometri).

Ma torniamo a lunedì. Ritrovo alle 9.30. L’orario diceva ore 10, ma il “boss” ha stabilito che dovevamo partire prima per essere sicuri di raggiungere Lavis in tempo per salire sul treno che ci doveva portare alla stazione di Trento per la conferenza stampa. A restare lì mezzora, in attesa di improbabili camm

inatori che avessero seguito le indicazioni dell’orario di partenza, il “povero” Gabriele, operatore e tuttofare che è andato avanti e indietro con la bicicletta per tutto il percorso e che ci ha raggiunto più tardi, ovviamente da solo.

Siamo subito scesi fra le vigne, respirando aria di vendemmia, incontrando nuove amiche che ci hanno accompagnato per quasi tutto il tragitto: Muller Thurgau, Traminer, Pinot, Sauvignon, Schiava, Fraga di cui abbiamo apprezzato le grazie, prima di raggiungere Lisignago fra trattori e case rurali più o meno abbandonate, dentro il bellissimo panorama della bassa val di Cembra che racchiude gli elementi distintivi di questa valle: vino e porfido. Il primo essenzialmente sul versante destro dell’Avisio, il secondo di fronte a noi dove le ferite al territorio delle cave di porfido contrastano con le pendici ricche delle diverse sfumature e dei diversi contrasti che la luce del sole produce sulle viti a pergola e su quelle Guyot (l’esperto Renato ci ha fatto una lezione sulle forme di allevamento della vite). Qui abbiamo colto in flagrante alcuni “ladri” di uva cui ci siamo aggregati in un’apoteosi di sapori. Siamo riusciti a scorgere anche un bel tratto dell’Avisio prima di un incontro “internazionale” con due coniugi inglesi che abbiamo immortalato.

Attraversato Lisignago, siamo scesi nella valle fra alcuni segni della devozione popolare: edicole e altarini fai da te, attraversando Ceola e raggiungendo a lato della strada, l’abitato di Verla. Da questo bellissimo balcone sul verde siamo ritornati fra le vigne lungo le strade poderali, tutte asfaltate, e raggiungere Mosana per la prima pausa pranzo al sacco consumata su un muretto. In precedenza, infatti, avevamo utilizzato esperienze di fast food (l’Happy days di Mazzin) e di ristoranti raffinati che si definiscono “locanda” come il Kürbishof di Anterivo. Ovviamente per provare tutte le esperienze, in realtà perché non c’era altro. Da Mosana siamo tornati nella “macchia”. Sentieri ombreggiati molto graditi data la temperatura davvero elevata, incontrando la bellissima chiesetta di San Giorgio e una striscia di territorio di vegetazione mediterranea, con fichi d’india e ulivi.

Su strade sterrate e sentieri, dove la vegetazione si dirada progressivamente, siamo arrivati al passo Careghe, chiamato così (mi spiega sempre Renato) perché un tempo c’erano dei sassi dove la gente soleva riposarsi, simili appunto a delle sedie.

Accanto alle “careghe” sparite, il balcone sulla val d’Adige e Lavis. Mica una gran visione a dire il vero: case, fabbriche ovunque e, sullo sfondo, la discarica di Ischia Podetti. E un caldo infernale. Lì siamo stati sovrastati da uno strano uccello meccanico a 4 zampe che chiamano drone. Dicono sia stato manovrato da Gabriele. Quindi una discesa a picco (il primo e unico sentiero di montagna che abbiamo percorso da Alba a Lavis) verso Pressano, che abbiamo però bypassato preferendo percorrere gli ultimi metri nel verde fra le vigne prima di raggiungere Lavis. Per trovare un bar e rifocillarci abbiamo dovuto arrivare in centro (il lunedì non piace agli esercenti) per poi ritornare alla stazione interrata della “vaca nonesa” dove abbiamo incontrato un emissario del boss Massimo (massimo anche come aggettivo). Saliti sul vagone in attesa di giungere a Trento, dove aspettavamo la massa di giornalisti giunti per la conferenza stampa, abbiamo appreso che il più noto sostenitore del viaggio in Treno, il presidente di Transdolomites, aveva perso la coincidenza a Mezzocorona. Panico fra i presenti: se Girardi arriva in ritardo cosa facciamo coi giornalisti? Ci pensiamo noi!

Girardi è arrivato con un po’ di ritardo, ma di giornalisti nemmeno l’ombra. Così ci siamo rifocillati al bar per scambiarci un po’ di idee, e lì ci ha raggiunto un operatore di RTTR. Un saluto, un arrivederci, e poi via di corsa alla stazione delle corriere per ritornare a Cembra.

Una bella esperienza, per tutti.

Buon viaggio, nella speranza che dopo questo tragitto a piedi sulla Tramvia avisana, si possa fare assieme, sempre da Alba a Trento, sul treno dell’Avisio.

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