Il destino in un nome

La musica ce l’ha non solo nell’anima, ma anche nel nome stesso. Mandy Marzari, infatti, è stata chiamata così in onore della nota canzone di Barry Manilow che negli anni Settanta tante coppie ha fatto ballare e innamorare. Chissà se il destino può essere scritto all’anagrafe. Certo è che per Mandy – 38 anni, di Predazzo – la musica da passione sta diventando qualcosa di più. Non per caso, come a volte capita, ma perché lei stessa ha deciso di credere nel suo sogno fino in fondo, facendosi seguire da due insegnanti di canto e investendo tempo e energie nel migliorarsi.

La sua famiglia è il primo gruppo di fan su cui può contare: il marito Patrizio e i figli Nicolò (16 anni), Irene (14), Michele (12) e Aurora (10). Oltre al loro, oggi a credere in lei è anche una casa di produzione romana: entro l’anno uscirà il primo singolo di Mandy, una canzone che racconterà la quotidianità di una donna e il cui video sarà girato in Val di Fiemme.

Mandy, cos’è per lei la musica?

È ossigeno puro. Cantare è come respirare. L’ho sempre fatto, in ogni fase della mia vita.

Poi però ha sentito il bisogno di fare un passo in più…

Esattamente. Qualche anno fa ho sentito l’esigenza di iniziare a studiare la musica e il canto. Ho avuto la fortuna di incontrare due grandi professioniste che hanno creduto in me e mi hanno insegnato tanto. Si tratta di Sarah Biacchi – cantante lirica e leggera, oltre che attrice – e Stefanna Kybalova, soprano. Sarah in particolare mi ha seguito anche con lezioni a distanza, rivelandosi una maestra con la M maiuscola.

Che tipo di voce ha scoperto di avere?

Ho una vocalità molto ampia, che mi permette di passare agilmente da un genere all’altro, dal pop al soul senza fatica. Spazio da Mia Martini a Aretha Franklin (due delle mie cantanti preferite), da Whitney Houston a Fiorella Mannoia, dagli Aerosmith a Vasco. Ogni brano che canto mi lascia qualcosa, vocalmente ed emotivamente. Amo anche il canto lirico, per il quale ho una voce di soprano d’agilità, capace cioè di una grande elasticità e pienezza sia nei registri gravi sia in quelli acuti.

Si è già cimentata in qualche concorso canoro?

Nel 2019 ho partecipato al concorso nazionale Nanneò, dedicato a Mia Martini. Con il brano “Tu uomo io donna” sono arrivata in finale, classificandomi tra i primi cinque. L’anno scorso ho preso parte anche al “Premio Mimì Sarà”, sempre in omaggio alla grande Mia Martini, arrivando in semifinale nazionale, unica voce trentina a superare le selezioni. In questi anni, inoltre, mi sono esibita in alcuni concerti di musica leggera e lirica; uno di questi anche nella chiesa di Predazzo.

Decisivo è stato l’incontro con una casa di produzione…

Decisamente! Dopo avermi sentita al concorso Nanneò, la Pipa Produzioni di Roma ha deciso di credere in me. Stiamo definendo testo e musica del mio primo singolo. Posso anticipare che parlerà della quotidianità di una donna. Il video sarà diretto da due allievi di Ermanno Olmi, Giovanni Ziberna (nel cui film “Il risveglio di un gigante” ho recitato una parte) e Valeria Baldan. Lo gireremo in Val di Fiemme: vogliamo mettere in risalto non solo la bellezza dei nostri paesaggi, ma anche la nostra cultura. Il Trentino è una terra di grandi valori, quasi immutati nel tempo. Attraverso la normalità della vita di una donna vogliamo raccontare tutto questo. Se va come previsto, entro l’anno canzone e video saranno pronti.

Lei è diventata mamma a soli 22 anni…

Sì, ed è stata una scelta vincente, perché oggi i miei figli sono abbastanza grandi da permettermi di investire del tempo nei miei sogni. Ho avuto la fortuna di incontrare l’uomo della mia vita giovanissima e insieme abbiamo dato la priorità alla nostra famiglia. Oggi è ancora più bello rincorrere i miei sogni con loro al mio fianco. I miei produttori sono convinti che l’essere mamma e moglie sia per me un ulteriore asso nella manica: con la mia storia e la mia voce posso raccontare la forza delle donne. Quella forza che dimostriamo ogni giorno, nelle situazioni ordinarie e in quelle straordinarie.

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