Il lupo spiegato ai fassani e fiemmesi

Il lupo da qualche anno ha colonizzato le valli di Fiemme e Fassa sollevando un acceso dibattito tra la popolazione.

Gilberto Bonani

 

È robusto, veloce, dotato di un torace massiccio, zampe leggere e muscoli agili. Possiede orecchie attente, un’ ottima vista e l’olfatto è molto sviluppato. Tra coloro che cercano di affrontare in maniera scientifica la questione della presenza del lupo c’è  Paolo Scarian, fondatore e amministratore del gruppo “Fiemme e Fassa, il ritorno del lupo”.

Come è nata la passione per il lupo?

Sono un artigiano ma ho la passione per gli animali selvatici. Da tempo collaboro con il Parco di Paneveggio – Pale di San Martino, con la Forestale e altri esperti che si dedicano allo studio dei lupi e dei grandi carnivori in generale. Dedico il mio tempo libero a percorrere la montagna osservando tracce, individuando orme, piazzando fototrappole. I dati raccolti confluiscono insieme a tanti altri in un grande archivio dove gli esperti elaborano i dati. Sono molti i chilometri percorsi in un anno per osservare i lupi, sia a piedi che in auto. Poi c’è il costo delle fototrappole, cifra non modesta visto che rimangono attive per lungo tempo. Per i lupi, però, faccio volentieri qeusto e altro.

Ha qualche dato aggiornato sulla situazione dei lupi nel Trentino?

Non mi piace fornire dati parziali e non validati. Per questo rimando al rapporto sui grandi carnivori pubblicato nel 2020 dalla Provincia di Trento. Una cosa è certa: troveremo tracce più frequenti del suo passaggio. In Fiemme e  Fassa aumenterà il numero dei  lupi  fino a quando branchi ben strutturati non avranno occupato tutto il territorio. 

Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo autunno e inverno?

Certamente i lupi scenderanno a valle seguendo le abitudini della selvaggina che nel periodo invernale si abbassa di quota. Un fatto che obbliga tutti noi a comportamenti responsabili. È importante ribadire infatti che fornire cibo è il modo migliore per abituare il lupo a tornare nelle vicinanze dei centri abitati: non dobbiamo quindi lasciare alcun genere di alimento intorno alle nostre case nè tantomeno attirarlo con esche per poterlo fotografare. Il lupo vede nell’uomo un predatore, un antagonista. Quindi non affronta l’uomo ma si allontana dalla sua presenza. Gli unici lupi che si avvicinano sono quelli detti confidenti (secondo la nomenclatura scientifca sono quelli che tollerano la presenza dell’uomo fino a 30 metri di distanza, ndr). C’è stato un caso emblematico in Valle di Fassa quando un vice sindaco ha offerto del cibo a un lupo in ore serali durante una grigliata tra amici. Probabilmente si trattava dello stesso esemplare di lupo con evidenti segni di rogna avvistato ripetutamente in prossimità delle case.

Quando il lupo può diventare pericoloso per l’uomo?

Le statistiche parlano chiaro: il lupo crea meno problemi di tanti animali domestici. Dobbiamo però ricordare che siamo a casa sua e che l’animale può reagire, se braccato.

Chi ha più paura del lupo, il residente o il turista?

Certamente chi risiede sul territorio. Il turista invece spera di incontrare un lupo nel bosco e raccontare l’avventura quando torna a casa. Ricordiamo che è difficilissimo vedere  i grandi predatori che evitano la presenza dell’uomo. E’ importante essere correttamente informati per sfatare notizie false ed evitare inutili allarmismi. Sono il fondatore del gruppo “Fiemme e Fassa, il ritorno del lupo” proprio per il desiderio di correggere i pregiudizi. Tutti possono inviare osservazioni foto e chiedere delucidazioni.

Quali sono i risultati della vostra  attività?

Ci sono già una trentina di persone in Fiemme e Fassa che per passione cercano tracce del passaggio del lupo, contribuendo allo sforzo di documentare meglio la vita e le abitudini dell’animale.

Cosa sappiamo oggi dell’ibridazione tra cani e lupi?

Nel nostro territorio questo fenomeno non esiste. Non c’è poi nessun dato scientifico che provi che un lupo ibrido si comporti in maniera differente da un lupo puro. Troviamo invece un cambiamento solo nel pelo e nelle caratteristiche somatiche. Le dicerie che i lupi ibridati siano più confidenti rispetto a lupi puri non sono corrette.

Il dibattito sui lupi è molto acceso: c’è chi vorrebbe eliminarli e chi al contrario privilegia un piano di tutela. Cosa si può fare per trovare un equilibrio e favorire la convivenza?

Il modo migliore per affrontare la questione è quello di conoscerla. Purtroppo c’è chi percorre scorciatoie facendosi giustizia da solo. In Valle di Fassa sono già state ritrovate due carcasse di lupo. Uccidere il predatore non risolve il problema ma lo peggiora. Un branco strutturato utilizza tecniche di caccia che si focalizzano su un solo esemplare. I lupi in dispersione senza una guida si buttano nel mucchio, uccidendo e terrorizzando più animali.

Cosa possiamo dire agli allevatori?

La strada maestra è quella dell’informazione e della prevenzione. La doppia recinzione (dove possibile) e la presenza di cani limita gli attacchi del lupo. Su 14.000 animali da allevamento presenti in Fiemme e Fassa le predazioni da lupi sono state minime anche se, ovviamente, polarizzano l’attenzione dell’opinione pubblica. Il grande carnivoro, quando preda, lo fa in modo cruento ed è in grado di abbattere animali di taglia media come cervi, camosci ma anche vitelli e asini fino a 10 – 12 mesi di età. Il lupo è un animale molto opportunista e cerca di evitare il pericolo e la fatica. Impara anche molto in fretta. Ricorda dove ha trovato cibo facilmente ma anche dove si è ferito con l’elettricità di un recinto.

Nel suo impegno di documentazione ha trovato aspetti insoliti?

Sapevamo che i lupi mangiano anche la frutta ma ho trovato tracce che testimoniano che a questi animali piacciono anche i mirtilli. Nella zona del Lusia ho rinvenuto delle deiezioni sature di larve che gli esperti stanno ancora studiano. Insomma il lupo riserva ancora tante sorprese.

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