Il matrimonio, un’istituzione sempre più in crisi

a cura del dott. Paolo Degasperi

Più o meno trent’anni fa, nel 1994, i matrimoni celebrati in Italia furono 291.607, già nel 2014 risultarono 189.765, quindi più di 100.000 in meno. Un altro dato che salta all’occhio è il calo dei matrimoni religiosi rispetto a quelli civili. Il rito civile infatti è passato, in Italia, dal 2,3% nel 1970, al 36,7% nel 2008, al 52,6% nel 2019. L’anno del sorpasso è stato il 2011 con il 51,7% contro il 48,3. Ormai, oggi, i matrimoni civili sono 2 su 3 al Nord e circa 1 su 3 al Sud.

La tendenza è la stessa in Trentino. Ecco alcuni dati: nel 2010, su 1635 matrimoni, 835 furono quelli civili e 796 quelli religiosi. Nel 2021, su 1313 matrimoni, 890 sono stati quelli civili e 423 quelli religiosi. Come si può vedere, in dieci anni, anche in Provincia di Trento i matrimoni sono calati di circa 300 unità e i matrimoni religiosi sono meno della metà di quelli civili. Abbiamo quindi voluto verificare la situazione nelle due Valli di Fiemme e Fassa relativa all’anno 2021 e la tendenza è la stessa: su 70 matrimoni celebrati in Val di Fiemme, 43 sono risultati civili e 27 religiosi. In Val di Fassa, su 31 matrimoni celebrati, 21 sono stati i civili e 10 i religiosi.

Il direttore del Censis, Massimiliano Valerii, analizzando il periodo che va dal 2004 al 2014 nel quale si sono registrati 6.400 cerimonie religiose in meno all’all’anno, facendo una proiezione un po’ azzardata, ha posto il 2031 come l’anno zero dei matrimoni religiosi. In realtà, i matrimoni civili sono così cresciuti anche perché sono in aumento le unioni miste e i divorziati che le seconde nozze non possono celebrarle in chiesa o i matrimoni di ritorno che si preferisce farli in comune, ma tutto ciò non può giustificare un calo così massiccio dei matrimoni religiosi. Una spiegazione è sicuramente data da una sempre maggiore secolarizzazione della società dovuta a una disaffezione nei confronti di una religione che non riesce più a intercettare le esigenze e i bisogni di molti giovani che da tempo ormai disertano le chiese e quindi tanto meno sono disponibili a frequentare i corsi prematrimoniali organizzati dalle Parrocchie. Ma se i matrimoni religiosi, in questi ultimi anni, sono in caduta libera, sono in calo anche i matrimoni civili.

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Sempre più giovani coppie, infatti, decidono di vivere insieme senza rendere ufficiale il loro rapporto. Al massimo, formalizzano la convivenza registrandosi all’anagrafe del Comune di residenza dichiarando di costituire una “coppia di fatto”, di prestarsi “reciproca assistenza morale e materiale” e di coabitare nella stessa casa con indubbi vantaggi reciproci. Non ha importanza se i due conviventi appartengono allo stesso sesso o meno. Comunque, il convivere senza alcun vincolo ufficiale è una tendenza sempre più diffusa tanto che oggi, un bambino su tre appartiene a genitori non sposati. Questo andamento è confermato da studi recenti che hanno messo in luce come il 36% dei giovani tra i 25 e i 34 anni di età dichiara che non vuole sposarsi, il 40% non pensa di avere figli, solo il 13% dei maschi e il 25% delle femmine pensa a un progetto che prevede il matrimonio e la genitorialità. Comprendere il perché di questo fenomeno non è facile. Lo psicoanalista Massimo Recalcati dà una spiegazione forse un po’ pessimistica, ma che mi sembra in linea con i tempi che viviamo.

Egli dice che oggi abbiamo fatto dell’amore una merce e che i legami affettivi corrispondono al legame che gli uomini intrattengono con le merci per cui il partner ha lo stesso valore di un televisore al plasma la cui durata è destinata a finire presto e ad essere fatalmente destinata alla sostituibilità. Il nostro tempo non crede più all’eternità dell’amore, all’amore per sempre; nasce già con una scadenza intrinseca; non è più un caso che si trasforma in destino. Recalcati applica cioè al rapporto amoroso di oggi la stessa logica dell’attuale consumismo che spinge, attraverso una pubblicità battente, a cambiare un oggetto acquistato con uno nuovo nella convinzione o nella speranza che dia maggior soddisfazione o porti alla felicità per poi scoprire che è stata solo un’illusione.

Personalmente, e qui rubo una riflessione del filosofo Umberto Galimberti, credo che molti giovani di oggi vivano il futuro più come una minaccia che come una promessa innanzitutto per la difficoltà a trovare un lavoro stabile e soddisfacente anche dal punto di vista economico. Non riescono quindi a fare progetti a lungo termine, ma prendono la vita un po’ alla giornata. E poi, anche se sembrano anestetizzati, vedono sicuramente un mondo che si preannuncia tempestoso sia per i cambiamenti climatici ormai visibili a tutti, sia per una conflittualità mondiale sempre più preoccupante che genera insicurezza per non dire paura.

Oggi, quindi, per avere fiducia e progettare una famiglia ci vuole davvero un solido ottimismo o una buona dose di coraggio. C’è poi un altro fattore che credo sia legato soprattutto all’educazione familiare e cioè la difficoltà di tanti giovani ad assumersi delle responsabilità e per mantenere un rapporto d’amore stabile e duraturo ce ne vuole molta, ma di questo parlerò più diffusamente in un altro articolo.

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