Il mio Vasco Rossi

Nell’aprile del 1983, organizzai, a Trento, l’ultimo concerto di Vasco che si è tenuto nella nostra Provincia. Ancora oggi, quarant’anni dopo, molti, tra i presenti di allora, ne parlano definendolo un magnifico show. Io, se ci ripenso, rivivo invece il terrore di quelle ore, con il tendone circondato da migliaia di fans che premevano per entrare e la paura per l’incolumità di almeno settemila persone accorse a piazzale S. Severino.

Tutto è bene quel che finisce bene. Dopo quarant’anni posso dirlo serenamente avendo per altro letto che Vasco Rossi ricorda positivamente il suo ultimo concerto in Trentino. Interpellato di recente sul prossimo mega concerto che si dovrebbe tenere nella nostra Provincia, (un evento monstre che si terrà a maggio del prossimo anno e che si stima porterà a Trento centoventimila spettatori), il rocker emiliano ha ricordato che la sua prima “esplosione di pubblico”, avvenne proprio con il tour che lo portò a Trento nell’ 83.

Ma riavvolgiamo il nastro dei ricordi. Conoscevo bene la discografia di Vasco Rossi e i suoi album, quando nel 1982 lo vidi, insieme a pochi altri in quel di Rovereto. Il concerto si tenne su di un palchetto posizionato su di un lembo di verde vicino al Mart. Con lui Il fido Massimo Riva e l’intrepido chitarrista Maurizio Solieri. Mi convinse subito: band molto solida, molti brani che oggi sono dei classici e “vita spericolata” con la quale era arrivato buon ultimo al festival di S. Remo.

Decisi qualche mese dopo di ingaggiarlo per una data a Trento. Contattai Guido Elmi, suo manager e definii il concerto per aprile del 1983.

Lo spazio dove collocare un tendone da duemila posti sarebbe stato piazzale S. Severino dove avevo già realizzato alcuni concerti. La prevendita andò molto bene e per la sera mi aspettavo il sold out. Nelle ultimissime settimana, pre-concerto però, il fenomeno Vasco Rossi era lievitato in modo enorme e imprevedibile ed al tendone si presentarono non meno di settemila persone che premevano per entrare. Iniziato il concerto, con il sevizio d’ordine tentammo di arginare la folla, ma l’impresa era umanamente impossibile. Decisi a quel punto di far aprire lateralmente il teatro tenda  per far circolare l’aria ed alleggerire la tensione. Furono due ore di grande rock, di ambulanze che ”ululavano” e di un Vasco Rossi che assaporava, finalmente, una grande platea. Andò bene se pur con qualche “ammaccato”. Il tendone resistette all’assalto, lasciandomi sfinito a ringraziare l’universo per essermi stato benevolo. 

Il giorno successivo Vasco mi chiese di accompagnarlo da un ottico per acquistare un paio di occhiali da sole di cui era un appassionato collezionista. Da allora non lo ho più incontrato.

All’alba dei settant’anni ci ritroveremo, coetanei, a Trento il prossimo anno, lui  sul palco davanti a centoventimila fans, io a debita distanza per evitare ogni forma di affollamento.

Guido Brigadoi

Foto Dino Panato

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