Ad agosto il Nuovo Cinema Dolomiti di Predazzo riaccende il grande schermo. Torna la rassegna dedicata al cinema di montagna e all’ambiente, realizzata in collaborazione con il Trento Film Festival e il Comune di Predazzo. Quattro appuntamenti, tutti a ingresso libero, ogni giovedì alle 21. In Val di Fiemme arriva una selezione tra le pellicole più significative dell’edizione 2026 del Festival, premiate per la qualità cinematografica e per la capacità di raccontare il rapporto tra umanità e natura, i diritti, la memoria e le culture di montagna.
Si parte giovedì 6 agosto con “Fémene” di Elena Goatelli (Italia, 2026, 61′). Il documentario della regista bolzanina conduce il pubblico tra le montagne del Trentino. A cinquant’anni dai primi movimenti femministi italiani, due generazioni di donne si incontrano, si confrontano e condividono esperienze di vita. Al centro il tema dell’emancipazione femminile e della solidarietà intergenerazionale. Goatelli, laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia e documentarista dal 2012 insieme al regista Ángel Esteban, ha conquistato al Trento Film Festival 2026 il Premio Amelia de Eccher – Donne di Cinema e di Montagna. La giuria lo ha assegnato all’unanimità per la capacità di raccontare, con sensibilità e ironia, la condizione femminile tra le montagne del Trentino attraverso un mosaico di storie intime e collettive.
La stessa serata, alle 22, è in programma “Prima dell’Aurora” di Chiara Zoja (Italia, 2024, 14′). Il cortometraggio della giovane regista intreccia fotografie d’archivio, interviste e animazione. Ricostruisce le ultime ore della partigiana Aurora Vuillerminaz, “Lola”, catturata dai fascisti il 16 ottobre 1944. Un racconto intenso dedicato alla memoria, al coraggio e alla Resistenza, che al Trento Film Festival ha ricevuto la Menzione speciale del Premio “Città di Imola”.
Il 13 agosto, sempre alle 21, il pubblico viaggia lungo un intero continente con “The Road to Patagonia” di Matty Hannon (Australia, 2024, 90′). È il primo documentario del regista australiano, girato nell’arco di sedici anni. Racconta la sua avventura in solitaria dall’Alaska fino all’estremità della Patagonia. Un percorso che diventa occasione per riflettere sul rapporto tra uomo e natura e sulla necessità di trovare un equilibrio con il pianeta. Hannon ha una lunga esperienza in produzioni realizzate negli ambienti estremi dei sei continenti. Al Trento Film Festival ha ottenuto il Premio Dolomiti Energia, per la capacità di trasformare il viaggio in una profonda esperienza di crescita personale e di consapevolezza ambientale.
Il 20 agosto alle 21 la rassegna si sposta nella Repubblica Democratica del Congo con “Le Sang et la Boue – Of Mud and Blood” di Jean-Gabriel Leynaud (Repubblica Democratica del Congo, Germania, Francia, 2024, 96′). Il documentario racconta la vita dei minatori di Numbi, impegnati nell’estrazione del coltan, minerale indispensabile per la produzione della maggior parte dei dispositivi elettronici contemporanei. Il film mostra il volto umano di una filiera segnata da sfruttamento, violenza e profonde disuguaglianze. Leynaud è regista e direttore della fotografia con una lunga carriera internazionale e collaborazioni con National Geographic, Discovery Channel, Arte, France Télévisions, Rai e Canal+. Al Trento Film Festival ha vinto la Genziana d’Argento per il Miglior Contributo Tecnico-Artistico e il Premio Cinema per i Diritti Umani: riconoscimenti al valore cinematografico e alla forza della denuncia sociale.
La chiusura è fissata per giovedì 27 agosto con una doppia proiezione. Alle 21 tocca a “The Future of Climbing – L’escalade du futur” di Guillaume Broust (Francia, 2025, 52′). Il film affronta uno dei temi più attuali dell’arrampicata contemporanea: da un lato la crescente diffusione delle palestre indoor, dall’altro la progressiva chiusura di molte falesie naturali. Con la partecipazione del climber Cédric Lachat, il documentario riflette sull’evoluzione della disciplina e sull’eredità che lascerà alle nuove generazioni. Broust è uno dei principali autori del cinema outdoor internazionale, con oltre vent’anni di carriera e più di duecento produzioni dedicate all’arrampicata, all’alpinismo e agli sport di montagna.
A seguire, alle 21.50, “Kronoschock” di Ignasi López Fàbregas (Spagna, 2026, 9′). È un cortometraggio d’animazione senza dialoghi, firmato dal regista e illustratore spagnolo. In appena nove minuti ripercorre, con umorismo e ironia, l’evoluzione dell’alpinismo. Si interroga sull’impatto che l’uomo ha avuto sull’ambiente montano e invita a riflettere sul futuro di questo rapporto. Un’opera originale e divertente, che al Trento Film Festival 2026 ha conquistato la Genziana d’Oro per il Miglior Film di Alpinismo – Premio del Club Alpino Italiano.







