In Val di Fiemme, il ciclismo è una questione di cuore

Lo sappiamo. Le nostre valli da sempre sono il fulcro dell’attività sui pedali – sia della strada che della MTB – per i professionisti e i semplici appassionati. E accadrà anche quest’anno. La tappa decisiva del Giro d’Italia 2022 il prossimo sabato 28 maggio (il giorno prima della breve cronometro finale di Verona) sarà la Belluno-Marmolada che vedrà il passaggio dal Passo San Pellegrino e dal Pordoi, prima di concludersi al Passo Fedaia. Il discorso vale anche per il Tour of the Alps, la gara a tappe che ha virtualmente preso il posto del Giro del Trentino e che sta acquisendo una sempre maggiore importanza: seconda tappa quest’anno passerà da Predazzo e Cavalese tra pochi giorni il prossimo 19 aprile.

Per non parlare poi dei Sellaronda Bike Days, la Hero Dolomites, la Marcialonga Cycling e servirebbe una pagina per citare tutti gli eventi sul tema che portano in valle migliaia e migliaia di fanatici.

E anche moltissimi professionisti.

Andrea Pasqualon, nato a Bassano del Grappa 34 anni fa, è un corridore su strada, professionista dal 2010 e membro del team belga Intermarchè-Wanty-Gobert, squadra di buon livello con licenza UCI World Team, la Serie A del ciclismo mondiale.

“Io ho la residenza nel Principato di Andorra (tra Francia e Spagna, ndr), sono in trasferta circa 230 giorni l’anno ma ho un appartamento a Tesero e mi piacerebbe un giorno potermi dire fiemmese. Sono qui per amore – la mia compagna infatti è fiemmese – e cerco di venire in valle ogni volta che ho qualche giorno libero. Anche e soprattutto lontano dalla stagione del ciclismo che è sempre più lunga, sia per rilassarmi che per allenarmi”.

Andrea Pasqualon e la sua squadra hanno programmato di partecipare ad un calendario di gare che è cominciato all’inizio di febbraio su strade a migliaia di chilometri di distanza da Tesero con temperature più adatte. Le settimane più importanti per la sua attività sono quelle appena passate durante marzo e aprile, in concomitanza con il periodo delle grandi Classiche del Nord: “Io sono un velocista ma, a differenza degli altri professionisti con le stesse qualità di sprinter che vince le gare sul filo di lana, riesco anche a cavarmela in salita”.

Forse non è un caso che prepari la gamba anche nei mesi invernali sulle nostre salite – il Rolle, Pampeago e il Manghen, sopra tutti: “Inverni con poca neve come questi per me sono perfetti, così come è perfetto il microclima che c’è qui, mai umido. In inverno preferisco pedalare in montagna tra Val di Fiemme e Val di Cembra con qualche grado di meno piuttosto che in panura nel fondovalle con la nebbia e il traffico. E con il clima secco, il freddo è molto meno pungente”.

Un velocista, quindi, a cui piacciono le gare molto dure nel finale: alla prima Classica del Nord a fine febbraio, la 77esima Omloop Het Nieuwsblad in Belgio, Andrea Pasqualon è finito ottavo allo sprint vinto da Wout Van Aert, in quel momento considerato il ciclista più forte del mondo. Sulla linea di arrivo, Pasqualon è stato anticipato di pochi centimetri da Matteo Trentin, già secondo ai Mondiali, campione europeo e vincitore di numerose tappe in tutti i principali giri nazionali, anch’egli assiduo frequentatore della Val di Fiemme, anch’egli principalmente per ragioni di cuore, essendo il compagno della local ed ex slalomista azzurra Claudia Morandini.

“Sono già otto anni che vengo costantemente in Fiemme”, conferma Andrea Pasqualon. “È una valle che ha la capacità di rigenerarmi. Banalmente, qui in inverno ho anche la possibilità di praticare altri sport che amo. Io ad esempio io sono nato sciatore: fino a 16 anni facevo discesa a livello agonistico e poi, per una scommessa con mio zio, ho provato ciclismo con la squadra di Borgo Valsugana iscrivendomi alla mia prima gara. Pochi mesi dopo era già arrivato il momento di fare una scelta tra le due attività e ho optato per il ciclismo. Quando posso, quindi, mi piace andare a Pampeago con mia figlia che ho messo sugli sci a cinque anni e mi diverto ancora. E poi mi capita di andare a Lavazè a fare sci di fondo che per me è un ottimo sistema per fare un po’ di fiato”.

Enrico Maria Corno

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